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Considerazioni nautiche dell’inizio del terzo millennio

La notte arriva presto, quando è settembre. C’è ancora luce mentre giro Gavi, il vento ha la solita ombra, ci gioco un po’ seguendo le sue rotte assurde, poi arrotolo il genoa e accendo. Più avanti, le mille luci di altrettante barche si confondono con l’abitato di Ponza, sconfinano a destra su Frontone, si puntecchiano al Core. È tardi, Daniel deve mangiare, siamo stanchi, ci sono le cavallette, insomma rinuncio ad un piratesco ancoraggio in porto, con discesa del gommone e cena a terra e propendo per un più vicino Core.
Appena comprata Senza Parole, ancoravo sempre al Core. Fondo di sabbia, tanto spazio, acqua pulita al mattino. Poi mi dissero che il Core ridossa meno di Frontone, che ridossa meno della rada di Ponza Porto. Vero. Al Core le raffiche di maestrale e ponente raddoppiano di intensità. Con il tempo, ho smesso di preoccuparmene, che so che l’ancora comunque tiene, ma sopratutto ho smesso di fermarmi qui.
Poso la Britany su 10 metri di fondo, calo 34 metri di catena e imbroglio gli anelli con un baffo di cima abbittata a prua. Faccio al buio, con la torcia cinese da euri cinque con le pile, che va molto meglio della Mag Lite da sbirro americano, e forse galleggia pure.
Dormiamo tra gli strappi della prua, ci svegliamo nella calma assoluta, poi piano piano entra un levantino di nessuna importanza, che però sottovaluto nel suo scassare il cazzo a livello di ondina. Confondo il mare che viene da lontano con le scie, pure importanti, intigno nel restare qui, aspettando la pace dell’ora di pranzo, che non arriva mai.
Concludo che al Core mai piu’, c’è qualcosa che non lavora bene in questa cala. Sarà la spiaggia che non smorza, la costa che rimbalza, le punte di scogli che escono poco, le barche che a un certo punto rallentano e invece qui ancora no, io che ieri notte mi sono messo bello fuori per stare tranquillo, ma posso serenamente concludere che “mi sarei dovuto sposta’ prima”, frase che ogni aspirante marinaio dovrebbe scalpellare in alto sopra al tavolo di carteggio.
A parte questo, o forse sopratutto per questo, la mattinata passa quasi tutta a terra, dove girelliamo, salutiamo, osserviamo il paese pieno come nel culmine della stagione. Incessanti traghi rivendicati da Vigorelli sbarcano moltitudini col trolley, tutti sono belli e felici, e così sia.
Solo dopo le tre, finiscono le scuse per non muoversi. Giro Ponza tornando sulla mia scia di ieri, calo una lenza importante, faccio finta di non essere a Ponza, inseguendo sulla carta nautica i punti buoni, come se ci fosse pesce. Crederci. Ma crederci non basta, sopratutto non funziona come in Sardegna, dove bastava calare nel punto giusto per tirar subito un dentice. Qui unisco 4-5 puntini: dopo due ore arrivo a Palmarola, avendo pescato veramente solo in quei 4-5 minuti sopra improvvisi cucuzzoli sottomarini.
Ancoro dove ancoro sempre, però anche oggi più a largo, m’ha preso questa ansia da rispetto della privacy altrui che non era da me. Invecchio. Maturo, va’!
Qui un tempo mi sarei stappato una birra per festeggiare la giornata finita e la barca sistemata, invece scatta il bagno con ciambella e la gita in tender, dove perlomeno impongo una cannetta. Arriviamo fino oltre l’Arco di Mezzogiorno, giriamo lo scoglio Cappello e ritorniamo con il carniere vuoto e un piccolo che inizia a scocciarsi. Allora, su la lenza, si splanicchi! Torniamo a tutta birra schizzando sull’acqua calma. Daniel fa la faccia seria di quando non ride e non piange: non vuol dare a vedere cosa pensa di tutto ciò. Prima che qualcuno chiami telefono azzurro, siamo a bordo. Adesso si, birra.

I matrimoni degli altri

Si riparte, un poco di malumore, sospesi tra spiaggia e mare, tra schizzi di acqua salata e ristoranti sul porto. È come se sapessimo, improvvisamente, che una vita e’ possibile anche a terra, dove ci sono persone, amici, relazioni, negozi e chiacchiere. Io pure ne sono attratto, ma me le godo meno se ho lasciato la barca aperta, pronta a navigare. Se mi sveglio e trovo una multa appiccicata alla macchina, se a terra non si riesce a trovare parcheggio.
Penso allora che il mare sia la soluzione, mi sbrigo, se parto entro le 17 forse arrivo con la luce, se però parto dopo comunque arrivo col buio e che fa, poi alla fine parti, ma ti fai sorprendere dal maestrale uscito da chissà dove che a Sabaudia non si vedeva, e una navigazione con riviste, pappe e pupi in pozzetto si trasforma nervosamente in qualcosa di un pelo più impegnativo, che ti spinge a 8 nodi e mezzo con solo poco genoa, a tirar su la cappottina, a chiudere tutto. Poi si calma, un poco, il vento.
Lei no.

Epilogus

Sotto il familiare profilo dello Scoglio Spermaturo, ci fermiamo qualche ora, tutti e tre in cabina di prua a riposare.
Alle 10 sento che qualcuno mi accarezza il braccio: il cucciolo si è svegliato. Pappa, bagno con ciambella, shampoo e via, si riparte, mentre la cala comincia ad affollarsi dei giornalieri. Navigare di giorno, fermarsi per i bagni mattina e sera, questa la ovvia scelta del velista per godersi agosto nei luoghi più belli.
Destinazione San Felice Circeo, poi auto, Anzio, Romolo, casa, lavoro. Ma ancora c’è tempo, per quello.

Traversata

Alle 8 salpo il ferro, posato a culo in una rara macchia di sabbia di Cala Spalmatore, Tavolara. In questo hotel 5 stelle assai economico abbiamo mangiato bene, goduto di piacevole compagnia, ammirato una luna piena giallissima, dormito nella calma di vento e di mare.
Ora, ci aspetta la traversata del mare. Cerco le ultime previsioni, sono sempre quelle di ieri, dannazione. Pazienza.
Metto la prua su Palmarola, fa sempre piacere leggere 144 miglia anziché 155 per il Circeo… Anche se poi ne dovrò aggiungere 21.
Metto su il motore a 2100 giri, vado a 6,2 di sog e 5,9 di log. La differenza tra queste due misure di velocità e’ la componente di corrente nella direzione in cui procediamo, in questo caso 0,3 nodi a favore. Da prendere con cautela nella sua misura, che il log potrebbe essere impreciso a causa dell’imprevedibile fattore di sporcamento della sua elichetta.
Fatto fuori con il fattore di sporcamento la metà dei miei pochi lettori, posso proseguire. L’ora prevista di arrivo, alle 9, e’ 07:19. Magara.
Il mare fuori Tavolara è ondulato, sembrerebbe, sia da Sud che da Nord. Sono lungo lo spartivento naturale, a Nord regna Ponente, a Sud il Mezzogiorno, termico o barico che sia. Questa di avere due venti entrambi favorevoli sembrava una buona notizia: adesso mi appare invece come garanzia di motore fisso.
Per il momento ho una brezza di poppa inferiore al mio avanzamento, tanto che la avverto da prua. Per questo avanzo senza vele su, mi risparmio lo sbattere della randa, sciaf, sciaf…
Verso le 10, dopo una bella calma di vento, intercetto il Ponente delle Bocche, che qui mi proviene da Nord.
Alzo la randa e srotolo il genoa, ora faccio 7,4 con un log di 6,9. I giri son saliti da soli a 2200, effetto trascinamento. Cosi arriverei a delle improbabili 4:33… Quasi in tempo per dare ancora e far finta che si sia solo andati a letto un po’ più tardi.
In realtà il mio approccio in questo casi è più conservativo: sono solo indeciso se immagazzinare miglia ora che si va bene, o trastullarmi con il vento, calando giri e risparmiando gasolio, che pure è una risorsa scarsa.
Alle 11 e un quarto, la pacchia è finita. Corrente zero, vento calato, OPA 07:12.
12 e un quarto. Andiamo a fatica sui 6 nodi. Le mie ansie sono rivolte al carburante, sono partito con già diverse ore motore sul groppone, contando di avere comunque vento. Sono abbastanza certo di averne comunque a sufficienza senza dover calare giri, ma sto pensando già a scali a Ponza con tanica di backup, o alla cattura di un paio di tonni da traino, cose che ci darebbero qualche ora in più di autonomia.
Alle 15, ho est-sudest 10-12 nodi. La randa porta, forse, ma per il genoa sono troppo stretto. Dubbio: perdere 20 gradi e fare vela? Ci penso, poi smetto di pensare e provo. Perdo 10 gradi e un nodo, però spengo, e mi sembra un buon risultato. Ora la prua e’ sul Circeo… Poi vediamo se trovo un buono più avanti, come peraltro comandato da Lamma.

Ore 17,30. Piano piano ho trovato il buono, ora riesco a fare prua 89, verso Palmarola che dista 90 miglia. La velocità e’ sui 7, ho mollato carrello e genoa per una navigazione un poco più tranquilla. La OPA dalle tragiche 14 di poco fa, ora è tornata intorno alle 7. Stima del vento 12-13 nodi, comunque un forza 4 e non 3. Spero giri ancora a darmi un bel traverso pieno.
Ore 19. Continua il buono, ora ho l’apparente a 60 gradi. Supero gli 8 nodi, la OPA e’ alle 5 di mattina! Sono un poco teso, ricontrollo Lamma, non dovrebbe continuare a crescere, anzi dovrei vedere arrivare del semi-ponente, forza 2. Ho messo comunque le scarpe!

Ore 20. Sono su un binario di corrente favorevole! Stimo 1,2 nodi.
S

Il vento e’ calato un poco, sempre più o meno sui 60 gradi. Qualche nuvola in cielo, ma spero poca roba.
Alle 21, motore. Il vento e’ calato, a vela facevo solo 3 nodi di log, le vele troppo poco gonfie con la maretta residua. Mancano circa 65 miglia.
A cena, abbiamo una coda di dentice (ieri tutto non entrava), che PJ contorna di patate e schiaffa al forno, ci tira su il morale. Poi addormento il pupo in cabina di prua e ci prepariamo per la notte fuori.
A mezzanotte, mancano circa 40 miglia. Il vento apparente e’ quasi assente, ma di bolina larga. Faccio velocità imbarazzanti, 7,5 nodi, con un filo di gas, sempre a causa di quella che i miei strumenti direbbero essere una corrente da 1,5 nodi. Ok, avrò il log sporco, ma anche ad occhio si vede che sull’acqua andiamo piano.
PJ va giù con il bimbo, io prendo una coperta e il timer da cucina. Tanto poi mi alzo random ogni poche miglia. La notte passa andando a vela e motore, la corrente piano piano ci lascia, alle 7 posiamo il ferro e andiamo a dormire, Daniel permettendo.

Partiti!

Partiti da Tavolara alle 8,00, 144 miglia per Palmarola.

Marina del Ponte

Marina del Ponte, La Maddalena, posto da evitare. Mi spiace per i proprietari, gentilissimi, ma sono stato peggio che all’ancora. Stesso vento, preso male per di più, risacca, vicini pippe che ogni volta che uscivano mi facevano un danno e non ci voleva la zingara per capirlo, tu gestore che lo sai, vuoi cazzo dare assistenza obbligatoria a chi esce dal tuo merda di pontile? E quando te lo dico, scarichi ogni colpa su di loro, perdi anche l’occasione di farmi uno sconto decente, beh, ti becchi questo feedback negativo sulla internette.
Stamattina fremo per andarmene, appena comincia il cinema delle scie. Ma prima c’è da comprare pane e sale. Pane per la traversata e sale per fare stasera il pesce. Troviamo un mini market vicino al porto, prepariamo la barca e usciamo. Fuori ci sono 25 nodi di ponente, esco solo mezzo genoa e faccio 7 nodi al lasco.
Destinazione: indecisa. C’è l’opzione Cala Portese, Caprera, ma non voglio restare sotto questo vento e magari dormirci pure. Alla fine, grazie alla disponibilità di Saari di restare in zona, scendo verso Tavolara, dove si favoleggia di venti deboli e meridionali.
Stasera e’ previsto l’incontro di 3 barche attorno a 4 kg di pesce, Saari che viene dalla Sicilia e Tiger che ha condiviso finora i nostri destini e il nostro desco.
Incontriamo Saari a Mortorio, dopo una bella veleggiata a cavalcare ovest-nord-ovest al lasco, con almeno due passate buone restare a secco, per dire che non sempre prendo, ecco.
A Mortorio, regna il vento opposto: Sud Est. Incredibile, ma abbastanza previsto dai modelli. Pranziamo, facciamo un bagno con Daniel, osserviamo scene da motoscafari di agosto, poi prendiamo ancora il mare per scendere ancora a Sud, domani rientriamo al Circeo e tutto ciò accorcia la nostra navigazione di domani.
Passiamo Capo Figari, traversiamo il Golfo di Olbia, poi nel canale di Tavolara il vento si risveglia da Sud. Lo diamo per calante nella notte e noncuranti di tutto ci ancoriamo a Cala Spalmatore, su un fondo che tiene assai poco. Tutti ariamo e ricaliamo, poi ci contentiamo e diamo il via ai preparativi della cena in comune, pasta di Saari e dentice di Senza Parole.
Ceniamo sotto la luna piena, accompagnati dal sound de Re di Tavolara. Chiccus fa il simpatico tutta la sera, poi all’ora sua, sbattuto per bene nel passeggino, crolla. E la mamma torna a sorridere.

Porto Pollo e Maddalena

La rada che pettinai infinite volte, negli anni del windsurf, ha ospitato Senza Parole in una notte tranquilla, fresca e immobile.
L’isoletta che occupa la propaggine sud est della famosa doppia rada di Porto Pollo protegge da ogni vento. Ha un però un fondale davvero incredibile, a riva ci sono due metri scarsi, che però piombano a 12-13 di colpo, con una parete sommersa che non ti aspetteresti in una semi-laguna come questa. Di ancorare sui 2 non mi fido, che non c’è giro, e quindi mi arrendo ai 12-13, che si rilevano di ottima fanga nera. La cosa assume un rilievo tanto più spettrale se si considera che il fondo non è proprio chiaro, un po’ perché era nuvolo, un po’ perché sera, sopratutto perché fanga.
Tutto ciò ci concilia agevole nottata, e mattinata parimenti pigra, finché, per motivi inspiegabili, la parte femminile del mio equipaggio comincia a sobbollire. La parola “porto”, come un genio liberato dalla lampada, risuona da ieri di barca in barca, e alla fine la malattia contagia prima Tiger e poi subito me. La Maddalena. Che si fa presto a dire “Porto”, veniamo rimbalzati da Cala Gavetta, Mangiavolpe e Camiciotto come un sol boccone, e sono le 13… Ci accoglie Marina del Ponte, che sta un po’ più vicino a Caprera che a Maddalena, per dire. E che ha tutto per dirsi porto, tranne il porto, cioè un molo di sopra flutto. Fa Senza Parole, da molo per tutti, ultima barca del pontile, alla mercé della risacca d’ogni fregnone che passa sotto al ponte col motoscafo.
Ci trasferiamo armi e pupi da Tiger per pranzo, poi il pomeriggio scorre in baby sitting di bimbi e barca, assetata di acqua e corrente. A sera prendiamo un economico taxi – euri diciassette, per 3 km di corsa al paese. Qui inciampo casualmente in alcuni bar che trasmettono una competizione sportiva, mi pare calcio e mi siedo per pura curiosità turistica.