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Ricomincio da capo

3 giugno 2017

Ponza porto, alla sera di venerdì, brulica. Brulica assai. Ci sono vecchi amici che si rincontrano, addii al nubilato che si ghirlandano i capelli, sindaci che si offrono ai saluti davanti al bar alla moda, gruppi di giovani in festa dietro a un bicchiere.
Noi giriamo un po’, poi non perdiamo tempo in chiacchiere e ci sediamo da Oresteria, alla fine il nostro ristorante preferito. Combatto il minimalismo di PJ ed ordino addirittura 2 antipasti, un primo ed un secondo. Da dividere in 3. Tutti assaggiano tutto, tutto è ottimo, saporito e sfizioso, anche perché evitiamo cibi da pupo e a Daniel facciamo mangiare i paccheri pomodoro melanzane e mozzarella.
Alle nove abbiamo finito, faccio correre Daniel su e giù per Ponza e poi rientriamo col tender in barca.
La sera è calda e calma. Giochiamo ancora un po’ tra pozzetto e quadrato e poi ci ingavoniamo in cuccetta tutti assieme.
Oggi, altro giro giù a Ponza. C’e’ da rifinire la spesa, ieri a San Felice ho posto il veto sull’andata al supermercato, e ora la sconto. Ponza è più piena di ieri, ogni traghetto scarica truppe di turisti, stamane anche veri e propri eserciti di pensionati. Prendo il numeretto per la focaccia, poi lo regalo ad una coppia di stranieri con zaino enorme e figli piccoli, solidarizzando, con Daniel in braccio. È che ci siamo scordati il passeggino in auto, dunque la gestione del ragazzo è un po’ impegnativa.
Di nuovo a bordo, la cala del Frontone e’ ora tranquilla e bellissima. Cerchiamo di far fare il bagno a Daniel, lo spogliamo del tutto e ci buttiamo, tentando di invogliarlo. Lui ci osserva da sopra, e dice ” no no no”, recente conquista verbale.
Sembra quasi tentato, poi no, niente. Torno su e scopro che ci ha fatto scontare averlo mollato nudo da solo in pozzetto. Beh, eravamo in pensiero per quella certa pausa tipica del viaggio…
Ci vuole una spiaggia adatta, ho in mente quel mozzico di sabbia ai lati di Lucia Rosa, unico punto “tipo Anzio” dell’arcipelago. Andiamo.
Qui troviamo Daniel si gode finalmente il mare, sguazzando sul bagnasciuga e noi ci godiamo la visita di Saari, inaspettata. Chiacchieriamo con i nostri amici emigrati all’Argentario ed evidentemente rientrati qui, poi a bordo inzertiamo una perfetta accoppiata pranzo e pennica. Alle 5, il vento s’e’ alzato, regolare ponente, ieri mancava, chissà come.
Apro il genoa e giro l’isola, scendendo in poppa verso Gavi e risalendo il vento verso Frontone.
Qui potrei copincollare il post di ieri, perché scendiamo a terra e andiamo da Orestorante, di nuovo. I 3 giorni di ponte ci disorientano, non abbiamo un programma alternativo, ne’ ci va, a noi parte femminile dell’equipaggio, di immaginare una sera in rada a cucinare cibo. In compenso, bastano 48 ore piene per scordarsi di tutto ciò che lasciamo a terra, e forse è questo il segreto ed il senso di tanto navigare.

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