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L’estate ancora respira

10 settembre 2016

Le sei di mattina. Fa chiaro, oltre il plexiglas, sopra di me. Chiaro non abbastanza… Sarà alba, vetro fume’, umidità del notte? No. È’ proprio coperto coperto.
Poi esco, in un fradiciume da brughiera scozzese, fossi stato mai in Scozia… So però quello che mi basta: la pescheria di La Cona, che sbatte le vongole una a una, mi aspetta. Famo 2 chili, per 8 persone. E i cornetti alla Casa del Dolce. La webcam di Ponza non offre speranze. Torno a bordo, faccio su è giù altre cento volte, tra spazzatura, e rifiniture di spesa, poi quando le ragazze sono pronte salpiamo, e sono le 9 passate.
La nave per Ponza rientra, suppongo per una avaria. Si sentiva il motore che non andava, in partenza, e lo avevo previsto. Mi spavento di me stesso, decido di tacere per il resto del weekend… senza parole.
Troviamo mare calmo, vento da levante, poco. Mi concede solo un miglio o due a vela, nei pressi di Palmarola. Qui accosto sulla Cattedrale, ancora in ombra quasi alla una… Poi proseguo per Cala del Porto, che ci concede un ancoraggio soleggiato e praticabile per molteplici attività nautiche, bagni, andata a spiaggia, raccolta sassi, spaghetto a vongole. Esamino doverosamente il fondale, per mezzo di maschera e tubo. Sulla sabbia, un prato di cozze, a gruppi di decine. Non me lo spiego, arrivo a pensare che siano morte, sovrappiù gettato da chissà chi. Alla fine ne stacco una e la ciancico sulla scaletta. Viva, come le occhiate confermano. Un vivaio del ristorante, forse, che però se la rischia a lasciarle così. Deve ringraziare che ho già le vongole!
Gli spaghetti vengono come dovuto, alla fine non resta neanche mezza vongola (erano poche? Il dna di mamma mi risveglia questi pensieri, ma lo mando subito a quel paese, che tanto i fuochi quelli sono e se la fai di più viene male e allora sì che avanza).
Quindi il mio atletico equipaggio si fa portare ai piedi dello Scoglio di San Silverio, dove in sabauda fila procede, ordinatamente, alla salita. Inganno l’attesa inutilmente pescando, ascoltando alcuni tuoni da est, osservando il nero che avanza, a stento trattenuto dal costone della cala del Francese. Ad Ovest, tutto chiaro. L’eterna lotta tra il bene e il male, tra il malo tiempo ed il sereno, simboleggiati e trascinati, oppure essi stessi causa o effetto, dal vento di levante e da quello di ponente, si rappresenta oggi davanti a noi. Quando prevale il chiaro, il vento arriva da ponente. Quando il nero avanza, la barca gira e mostra la prua a levante. Salpiamo che ormai siamo raggiunti dallo scuro, però i Faraglioni di Mezzogiorno sono ancora al chiaro. Quando calo il ferro, il sole scende un poco sull’orizzonte, tra i due grandi scogli, e oltrepassa ad ovest le nuvole. Sopra e’ scuro, ma intanto il pozzetto si illumina, l’ultimo bagno e’ un tripudio di chiacchiere e serenità, addirittura viene richiesto un giro in tender. Trovo la grotta dell’arco al meglio, col sole basso che entra, poi il grottone riscuote il suo doveroso omaggio, con l’ingresso in tender nel pertugio triangolare, stretto e lungo. Qui usciamo e sentiamo tre gocce a testa, in totale 15, ma quando arrivamo a bordo il nero e’ sparito e la barca e’ a Ponente. San Silverio ci ha fatto la grazia, senza negare le previsioni de il meteo: ha piovuto.

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2 commenti
  1. Che fatica.. per fortuna che noi possiamo stare in città a raccogliere i cocci del nubifragio (vasi rovesciati, parabole estirpate, stendini volati)

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