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Isola Piana

15 agosto 2016

La cottura perfetta del dentice al sale, si sa, richiede tempi precisi e luoghi adatti: io mi trovo bene in quella località dell’arcipelago nel Nord della Sardegna, dove tre isolette formano un laghetto tranquillo, l’acqua e’ calma ed il sale riesce a formare una crosta para.
La barca di Tiger, un Jenneau 52 piedi armatoriale, offrirebbe il forno, ma il mio sopralluogo preliminare scarta questa ipotesi, il forno sembra piccolino e per di più è elettrico. “Ma ho il generatore!” dice Tiger… al quale evidentemente il silenzio fa schifo.
Cuocio io, e trasbordo famiglia, seggiolino e pesce in due sole rapide mosse di tender.
Ceniamo e beviamo nella calma assoluta, nella discreta compagnia di altre barche dalle quali sentiamo, nel buio, provenir chiacchiere, risate, canti.
La mattina dopo, quando ancora non sono arrivate le moltitudini, porto la mia famigliola alla spiaggetta. Daniel sperimenta i primi passi, le gattonate su sabbia, la camminata in mare, il morto a galla, i cento a stile, il doppio carpiato con avvitamento. Quando rientriamo, lo mettiamo direttamente in branda e va diretto fino alle 2. A quel punto ci muoviamo, Tiger gia’ da tempo ha salpato per l’Isola Piana, in Corsica, luogo dove non si prescinde ogni anno, per mangiare una vera pizza fatta a cazzo come solo all’estero.
Non so perché lo seguo, certo lo faccio con i miei tempi, e sopratutto passando per un certo posto che mi ha sempre dato soddisfazione, eppure stavolta faccio ben due passate, forse anche 3, senza trovare incocciate e, a onor del vero, senza neanche ritrovare il fondale che speravo e ricordavo. Proseguiamo verso la Corsica, sotto un Sud Est che mi agevola un bel lasco col solo genoa. Anche qui ho il mio posto, passo perfetto, senza acchiappare. Sconto una certa bullaggine dei giorni scorsi, dove ogni passata era una presa. Non mi attardo oltre, proseguo e ancoro verso le cinque e mezza a Nord dell’Isola, accanto a Tiger.
Qui bagni con il piccolo che gode della ciambella, poi verso le 19 ci muoviamo per andare a terra, che poi l’imperdibile pizza finisce.
Sulla spiaggia di Piantarella c’è un baretto rozzo fatto di tronchi, che a una certa ora incomincia a sfornare pizze. Non ci sono camerieri, si ordina al banco, si ritira al forno, ci si siede dove capita.
La pizza fa normalmente pena, specie per il condimento, ma invece devo riconoscere che il posto e l’esperienza complessiva sono eccezionali. Scendere dalla solitudine della navigazione, cenare in compagnia seduti sotto la pagliarella, con il mare e la tua barca davanti, ha un senso speciale. C’e movimento, musica, giovani, bimbi, gnocca.

Però a Daniel questo posto non piace, né gli piace troppo la barca di Nicola subito dopo. Ha sonno. Meglio così, le cose veloci sono le migliori.

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