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Cala degli Inglesi e Porto Madonna

14 agosto 2016

La sera arriva presto, a Cala degli Inglesi, Caprera. Luogo dai fondali anomali per essere Sardegna, ha di buono che c’è poca gente, e’ vicino, e’ ridossato da tutti i quadranti.
Notizie di Tiger: mi chiama preoccupato, nel sua barca appena noleggiata, ha scoperto delle batterie proprio sotto la sua cuccetta, all’altezza della testa. Perdo l’occasione di convincerlo a riportarla indietro e lo rassicuro, da qualche parte le batterie stanno sempre.
Ceniamo presto, Daniel mostra segni di insofferenza: decidiamo di portarlo in cuccetta prima del solito, verso le 9.
La mamma inventa ninne nanne dolcissime, ed ecco che come per incanto cade addormentato il babbo.
Poi, a mia discolpa, vengo svegliato più volte per futili motivi, tra cui alle 6 di mattina il latte per il piccolo affamato.
Di lì a poco, tutti dormono di nuovo, lo strano vento da Sud Est che ci ha accompagnato nella notte e’ cessato, ne approfitto per dare due punti di cucitura qui e là alla cappottina, che stavolta mi sta veramente lasciando. Le lampo le ho cambiate già più volte, ma non durano nulla, sono oramai tutte cinesi. I pezzi trasparenti pure, li ho già cambiati. Ora però è proprio il filo delle cuciture che va a spasso, si strappa punto punto decine di centimetri alla volta. Ha 10 anni: mi sa che devo rifarlo da capo, stavolta vorrei velcro invece che lampo, a meno forse della finestra anteriore, che non ho mai usato per la semi-impossibilità di aprire e chiudere (troppo tesa la tela).
Spendo una mezz’ora per infilare l’ago piccolo con il multifibre, poi rinuncio, passo all’ago superiore, che però per farlo passare nella tela devo spingere maledettamente. Non ho mai trovato un’ago giusto, e quando pure, alla fine mi si spezza e ricomincio da capo.
Completo l’operazione senza versare neanche una stilla del mio sangue, cosa inedita.
Poi porto la famiglia alla spiaggia, prima che arrivi il caldo e la folla, quindi levo ancora e muovo. Verso dove? Ho idee confuse. Potrei imboccare il canale tra isole e terraferma, ridossato, ma non dalle scie, che valgono perlomeno un mare molto mosso. Potrei andare a far traina nel mare fuori, se praticabile. Mi affaccio oltre Punta Rossa, mi sembra che non ci sia più molto oltre alle scie dei numerosi cafoni in motoscafo e allora decido di andare.
Dopo qualche miglio arrivo al mio posto, non faccio a tempo a imboccare bene la passata, che il mulinello parte. Prima piano, poi serro, ma è grosso e non viene così volentieri. Imposto la curva a uscire, il pesce combatte, io sono evidentemente troppo timido, e alla fine lui trova uno scoglio dove strusciare e rompe il terminale. Dentex. Mentre lo tiravo su, pensavo di averlo già preso, con la facilità di un gioco da ragazzi. La Natura ha punito i miei pensieri e ha liberato il pesce. Con il rapala attaccato.
Cambio esca, imposto una nuova passata e… non devo aspettare tanto, la canna riparte, non è fondo, anche se stavolta il dubbio lo avevo.
Qui non lascio il pesce a trastullarsi, chiudo la frizione e vado su, senza neanche rallentare. Giadagno profondità maggiori, poi devo chiedere aiuto a PJ, perché mi si strappa la cintura da pesca. Improvvisa un nodo, poi sposta Daniel di panca, lasciandolo dormire, monta il coppo, scende la plancetta, giusto in tempo per l’arrivo del pesce a poppa. È un dentice da 2,5 kg, stavolta giusto per noi.
Da queste parti la mia strategia di sopravvivenza e’ prendere il mare di giorno e star fermo in rada la mattina presto e la sera. Me ne ero quasi scordato. Qui mi metto in bolina larga, verso Nord, navighiamo nel nulla per un po’.
Nel pomeriggio, litigo un po’ con il gennaker, non riesco davvero a farlo stare su, c’è troppo poco vento e appena la barca accelera il vento si sposta a prua e non riesco a correggere in tempo.
Piano piano mi pare proprio che il vento se ne vada, allora smotoro tristemente verso Ovest.
Negozio con Tiger l’approdo per la notte, esce Porto Madonna, cioè un paio di ore di motore ancora.
Qui arriviamo in serata nel diluvio di barche, molte vanno via, tantissime restano. Niente gavitelli, Passo Cecca di Morto di nuovo aperto (prima c’erano le boe per i bagnanti): mi pare che il Parco della Maddalena non esista più. E allora ne approfittiamo, e con il tender ci affacciamo dall’altro lato a vedere la spiaggia che una volta era rosa, e poi torniamo, che c’è da infornare il pesce.

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