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Figarolo e Cala Bitta

12 agosto 2016

Golfo Aranci ci meraviglia, tutti noi ne avevamo un ricordo a metà tra il Porto di Civitavecchia e Nettuno e invece Civitavecchia e’ diventata Miami e Nettuno e’… vabbe, anche Nettuno in fondo è migliorata parecchio. Praticelli curatissimi, ringhiere inox, attrezzi per il fitness, giochi per i bambini, pavimenti in teak o in che sembra teak. Abbiamo il sospetto che sia stato tutto inaugurato l’altro ieri e invece Alessio mi dice che sono 6 anni che la metamorfosi e’ avvenuta.

Vabbè, in questo paradiso della nautica, del turismo e dell’amore, proviamo ad andare a cena, ieri sera. Tiger chiede a chiunque consiglio su dove andare, alla fine io propendo fortemente per la Trattoria del porto, pesce di giornata, modi semplici e nome austero. Però capita che sia pieno, sono anche quasi le dieci di sera e l’onesto oste ci dice che non potrebbe servirci bene. Cerchiamo ancora e finiamo all’Ostrica Ubriaca: piatti gourmet, locale chic e nome da vietare per legge dello stato. Nonostante ciò, più le richieste di Tiger, PJ che non ordina ma mangia e li manda in confusione, Daniel che battezza presto l’ennesimo locale, l’Ostrica se la cava benino, e poi risultiamo ospiti di Tiger e dunque non posso che dirne bene.
Stamane sveglia tarda, colazione fuori, visita di Alessio ed Eleonora, giochi sull’erba con Daniel: siamo fuori che è quasi la una.
Anche oggi fischia da Nord Nord Est, proprio nella nostra direzione. Lamma dice che nel pomeriggio calera’, ho fiducia e temporeggio ancorando tra Figari e Figarolo.
Dopo pranzo, il mare sembra tornato praticabile. Leviamo ancora, giriamo Capo Figari a motore, poi boliniamo con una mano e tutto genoa verso Cala di Volpe. Si va bene. Poi ci viene l’insana idea di raggiungere l’arcipelago, anche per non ancorare in un parcheggio di ferri da stiro, e allora tiriamo un bordo al largo, a passare Mortorio da fuori. Poi succede che il vento cala un poco, facciamo 4 nodi scarsi, c’è mare residuo e incrociato allora torno in me, viro e sparo motore nella direzione giusta.
Passiamo Mortorio, i Nibani, le Bisce: qui finalmente il mare spiana, solite scie dei cafoni a parte. Escono PJ e Daniel dalla cabina di prua, lei cotta, lui divertito dalla giostra, non ha dormito un secondo.
Entriamo anche quest’anno nell’arcipelago della Maddalena, in tanti momenti non avrei scommesso di arrivare fin qui, quest’anno.
Tiger prova a farmi ancorare nell’unico punto scoperto a Nord Est nell’ampio fiordo di Cannigione, con il solo ridosso offerto da un mezzo scoglietto. Per fortuna la mia buona regola sta diventando di fare l’opposto di quanto propone, così quando me ne rendo conto rifiuto e mi dirigo dal lato esattamente opposto: qui scopro di essere davanti a Cala Bitta, luogo familiare da generazioni, dunque so di essere nel giusto quando posò il ferro in mezzo ad altre vele della mia taglia, nel rosso del tramonto e nella pace dei mari.

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