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Si riparte

9 agosto 2016

Vengo svegliato più volte, da mio figlio che si gira, si alza, piange, si riaddormenta. Alle sette e mezza l’ultima, mentre ancora ero nel profondo dei sogni. Preparo la colazione, nella calma del porto di S. Maria Navarrese. Da quanto sono qui? Mi ricordo un tempo in cui si faceva un porto a notte. O rada, addirittura. Ci faccio pace e attendo che gli uffici aprano, per pagare 5 notti (5!) di permanenza.
Poi rientro, faccio acqua, stacco tutto: elettricità e manichetta, preparo una cima a doppino, mi stacco 4 metri dalla banchina e vado a prua a sciogliere il nodo di bozza dalla trappa. Nei giorni di vento avevo sdoppiato il cavo di prua per ripartire lo sforzo sulle due bitte.
Torno a poppa, la vicina osserva con indiscrezione: “ma lei fa tutto da solo, chebravo!” Lei nei primi giorni l’avevo scambiata per una con il marito momentaneamente a terra, iperpreoccupata per ogni minuzia, dallo schizzetto di acqua mentre lavavamo Senza Parole, al rimpinzare di parabordi la sua murata. E invece, ho desunto che è lei l’improbabile armatrice di questo famoso motorsailer americano, aiutata solo da un giovane ragazzo di buon carattere e poca determinazione.
Ancora, mi libero del doppino, faccio avanzare Senza Parole nella calma del porto, tenuta su dalla trappa. Vado a prua, sciolgo, torno a poppa, aspetto che la trappa secca vada a fondo e mi libero definitivamente dal l’abbraccio della sciura, del porto e della cittadina. Elisabetta e Daniel osservano dal pozzetto le mie manovre, buoni.
Il mare nel Golfo di Orosei si fa trovare dolce, una lieve onda lunga e’ la memoria dei giorni passati, una brezza al traverso di qualche nodo aiuta il trasferimento a motore, la corrente ci regala parecchio. Tanti in mare, tutti verso Nord per ora. Quelli come noi usciti da Porto Corallo, forse, da Arbatax, dal nostro marina.
Qualcuno pesca, sul capo, io non mi attardo, ho una lenza a galla poco impegnativa da tener su, il resto della mia famiglia si è ingavonato a prua, io resto solo, guardo il mare, mi vengono in mente piccoli lavori, qualcuno anche lo faccio, sistemo la porta del tambuccio, lavo i tupperware dei resti della lampuga, oramai scaduta, sistemo la base randa orrendamente tesa.
È una navigazione piacevolissima, mare blu, l’Ogliastra che scorre a sinistra, i miei che dormono beati e tutta la coperta in ordine.
Ogni tanto controllo la rotta, ad un certo punto mi sorprendo. Sulla carta leggo profondità pescabili, dopo le fosse del Golfo. L’eco scandaglio conferma, siamo poco più che a 30 metri. Tolgo la canna a galla, metto quella a fondo, filando parecchio. Poi vedo sulla carta una isola tratteggiata che sembrerebbe una costola di scogli, culminante a 23 metri. Bono. La imbocco come fosse una strada, aggiustando due volte la rotta, ma non faccio in tempo a cominciarla. La canna parte, non può essere fondo, ora bisogna solo sincerarsi che non sia un pesce di passo come palamite o addirittura tonno. Tira, come un tonno grosso. Ma dopo un po’ capisco che non è tonno, si ferma, diventa peso morto, la tensione e’ tutta nell’andar su il più regolari possibili. Iniziò a girare, per portarlo fuori dalla costola di scogli. Incrocio la rotta con una vela con la quale stavo navigando di conserva. Il tizio mi guarda, ma non capisce, non mette mano al timone, sono costretto ad interrompere la pappa di Daniel per chiedere a PJ di prendere il timone. Davanti alla prua dell’inetto velista, faccio tornare Senza Parole sulla vecchia rotta, con un gancio che ferma la barca e mi porta il pesce quasi a picco. Pericolo! Tengo la tensione recuperando a mille, poi quando sono di nuovo in rotta giusta accelero e riporto la giusta tensione. PJ mi apre la poppa, attrezza sia raffio che coppo. Il pesce aggalla, la sua scia e’ quella di un tender. Può sempre essere un pescetto preso di traverso, può essere un sacco di beffe già accusate mille volte in mille anni di pesca, ma invece stavolta no, e’ proprio un dentice da 7,5 kg, che PJ coppa per bene, restando come sempre paralizzata nel gesto, finché non tiro io la rete a bordo. Fin troppo grosso per le nostre esigenze, occorrerebbe chiamare rinforzi… E forse ci saranno novità, in tal senso.
Proseguiamo, ricalo, oramai lontano dal punto, alla ricerca di un pesce più adatto alle nostre esigenze, poi entriamo in rada alla Isola Ruja, per riposare un poco.

Qui l’acqua e’ chiara, la duna e’ a terra, la spiaggia bianchissima, ma la brezza da Sud mi rende inquieto e lo stesso fa con mio figlio, che rompe. Proviamo con il sonno, con il bagno, con l’acqua… Alla fine lo yogurt a merenda risolve in parte, ma oramai ho tolto ancora, si va in poppa di solo genoa verso La Caletta, Circolo Nautico, canale 9.
In questo assetto viaggiamo a 5,5 nodi. Quando levo il Genoa, di solo tendalino e scafo ne faccio 2,8. La manovra si preannuncia interessante. Devo entrare in un posto prua al vento, per fortuna, interno ai pennelli che in poco ridossano. La prima manovra la sbaglio, la poppa non scade come speravo nel letto del vento, ma resta aggrappata sopravvento, troppo sulle trappe degli altri. Rifo, con più abbrivio… Infilo la poppa a posto, la prua segue, e mentre vado a prua con la trappa, una botta in avanti da parte di PJ riprende la poppa che se ne stava andando.
Perfetto. Il resto sono chiacchiere con il vicino di banchina, passeggiata in paese, aperitivo… Solita piacevole routine.

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6 commenti
  1. Bravissimo bellissima cattura, ti seguo con un po’ di sana invidia, prima con il mio gozzo in legno pescavo a traina di tutto (tonnetto,spada, lampughe…)….oggi con la mia bella bella facendo molte miglia in più quasi nulla come se il mare si fosse svuotato….ho dato la colpa al rumore del vecchio motore…. Ciao e B.v.

  2. Con la mia vela…

  3. Ciao, bellissimo articolo, come sempre. Anche io mi sono dato alla pesca alla traina quest’anno ma ho pescato sempre prede piccole, Lanzardi, Sugarelli, Boghe, forse un piccolo tonno scambiato per Lanzardo di grossa taglia.

    Il Lanzardo ha delle piccole macchie scure sul ventre, il tonno rosa ha il ventre completamente argentato, delle macchie scure c’erano, questo mi ha fatto pensare che fosse un Lanzardo dalla taglia eccezionalmente grande (circa 55 cm) piuttosto che un tonnetto molto piccolo.

    Tutto pescato con le due canne più piccole che ho con artificiali minimi. La canna da traina acquistata per lo scopo non ha fatto nessuna preda forse per questione di lenza con diametro più grosso o forse per altri motivi.

    Avevo un Octopus (una specie di polipetto di circa 10 cm) artificiale ma al secondo giorno su un fondale di 15 metri a circa 2,5 nodi la frizione è partita impazzita e dopo un breve e forzato recupero mi si è tranciata la lenza da 0,40. Tutto il pescato successivo l’ho fatto con lenza da 0,30 in semplice nylon.

    Il negozio dove mi rifornisco mi ha detto che quella esca rimane in superficie, non posso aver agganciato il fondale e probabilmente aveva abboccato qualcosa di grosso, magari un tonno di passaggio.

    Vista la mia poca esperienza e la “fame” di informazioni per poter affrontare il prossimo anno con l’obbiettivo di prendere un Dentice o Lampuga o altro che non sia il pesciotto da 50cm, saresti gentilissimo se mi potessi fornire il dettaglio della tua attrezzatura quando hai pescato quel bellissimo Dentice.

    In particolare: Il tipo di lenza (materiale e diametro ed eventuale terminale connesso), la montatura (tipo di amo e numero), l’esca, la velocità a cui andavi, quanto eri distante dalla costa e quanta lenza mediamente rilasci.

    Io rilascio circa 50 metri di lenza, uso diametri da 0,40 e 0,30 e, nel negozio dove acquisto il materiale, mi consigliano un terminale di circa 2 metri in Fluoro carbon puro da 0,50. Per prede grosse che tendono a mangiare la lenza, sempre loro, mi indicano un terminale in cavetto d’acciaio.

    L’anno prossimo sarà quindi questo il mio assetto ma volevo leggere da te la montatura che avevi nel momento del successo che hai ottenuto per poter fare delle prove alternative.

    Giriamo la Croazia, i fondali dell’Adriatico sono poco profondi, le secche che ho individuato in varie parti sono circa a 15-20 metri su fondali di circa 50-60. Tu sicuramente peschi su fondali più profondi anche se le secche avranno profondità simili.

    Ti allego anche una foto che in parte ricorda le zone brulle della Sardegna che ho girato parecchio in moto (di Arbatax ho vaghi ricordi dei miei ormai lontani 20 anni). Siamo a Pag, all’imbocco del canale di Velebit. Quel punto bianco che vedi è la nostra barca, siamo soli, abbiamo passato due notti li. Luna piena, le pecore in libertà seguivano al tramonto il loro percorso memorizzato da generazioni, noi a grigliare i pesci Boga pescati la sera precedente con lenza a fondo (sabiki) ed esca con pezzetti di pane impastato con olio e avanzi di pesce.

    Incredibile il nostro pianeta gli scenari che ci offre se siamo in grado di apprezzarli. L’80% dei diportisti si rifugia nei porti la notte e si lascia sfuggire il momento più affascinante.

    Grazie 1000 per le indicazioni che mi potrai fornire e complimenti per la splendida famigliola con cui navighi.

    Luca Ranzetti

    Via S.Valentino,20

    Ponte Caffaro

    25070 Brescia

    cel. 348-5728891

    skype: ran.luca

    P se non è necessario, non stampare questa e-mail.

    • fpalomb permalink

      Potresti aver preso un cosiddetto alletterato, o tonnetto. Non è un tonno rosso piccolo, ma una specie a parte che raggiunge massimo i 20 kg. In altura usa sempre fili da 60 minimo, per evitare di lasciare pesci con l’amo in bocca. Fili grossi e ami leggeri, se arriva la bestia che non tiri su subito, piega l’amo e ti saluta, senza danni. Il resto che mi chiedi… è segreto!

      >

      • Ciao e grazie della risposta, mi era sfuggita. Quindi non era un Lanzardo ma un tonnetto. Per l’attrezzatura sono andato ora a ricomprare ciò che ho perso questa estate. Il più grosso dei miei ami sarà sicuramente più piccolo dei tuoi considerato che anche le mie lenze al massimo sono del 0,40 con terminale del 0,50. Mia mogli mi aveva anticipato che un pescatore non svela i suoi segreti ma, considerato che peschiamo pure in mari diversi, speravo che mi potessi aiutare su qualche esca artificiale.. ;-).. Pazienza. Buon vento e al prossimo articolo…

      • fpalomb permalink

        Ciao Luca. Da quanto ho capito, tu peschi in superficie. Per quel tipo di pesca io uso artificiali semplici, testine piombate o polpette di silicone. Forse i minnow semiaffondanti potrebbero essere più catturanti, ma sono più frenanti è complicati da gestire. Quel che conta in quel tipo di pesca e’… navigare tanto, possibilmente a largo. Quando vado in Sardegna, uno o due pesci minimo li becco sempre… E potrebbero essere di più, raddoppiando le canne o avendo voglia di restare nella zona di cattura. L’artificiale, ti assicuro, conta poco.

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