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Un giorno in auto

8 agosto 2016

Il Sig. Barca, che fa di mestiere in un posto di mare? Noleggia auto.
Nello specifico, la Twingo con la quale oggi, giornata con venti leggeri addirittura da Sud, ci accingiamo a visitare un po’ di Sardegna. Del resto, l’horror vacui fa prenotare in anticipo e disdegna l’opportunismo nautico. Non ci resta che gufare.
Mr Barca si presenta in ritardo. Come prima cosa fa firmare il contratto, poi mi consegna la macchina, senza seggiolino. Eppure lo avevamo chiesto. Barca riparte, in mezz’ora torna, mi lascia il seggiolino sopra il tetto, fa inversione e se ne va.
Dunque passo la seguente mezz’ora bestemmiando sotto al sole per cercare di capire i pittogrammi de cazzo che mettono sopra i seggiolini. Vecchi e non isofix, per chi sa, quelli da legare con la cintura, ma non in un solo modo, in n modi possibili in cui n e’ il logaritmo dei mesi in base chilogrammi di peso.
Parto bello carico e senza nessuna destinazione in mente, che’ le indicazioni della gentile Emanuela di Explorando Sardegna mi sono evaporate in mente dopo un secondo, e lei adesso non la trovo più nel suo castorino.
So che devo passare da Lotzorai dal ferramenta, fatto questo PJ propone Arbatax, che si rivela come sospettavo un porto e due case. Qui chiediamo dove prendere una guida. Non sanno cosa sia, ma ci danno alcuni opuscoli turistici. Uno e’ sui nuraghe. Scelgo il più vicino, Sceri’, a Ilbono. Il nome sembra sexy, il navigatore però ha solo un B&B che si chiama così. Punto il navigatore, arrivo, chiedo, il nuraghe era 15 km indietro. Uffa. Scegliamo di andare oltre, un altro opuscolo decanta la valle del Pardu: Gairu, Osini, Ulassai… Che perlomeno sono sulla strada, la SS 185. Qui comincio presto a litigare con il navigatore, che propone scorciatoie di pendenza proibitiva; maledico la mia approssimazione di non avere una vera guida, una vera mappa, una navigatrice accanto non impegnata a reggere il seggiolino mal montato nei tornanti sardi. E poi ho fame e intorno non ci sono autogrill, né trattorie, ne’ ristoranti.
Leggiamo un cartello, svoltiamo per il bosco dei Seleni, troviamo un posto da favola, con parco archeologico, tombe dei giganti, nuraghi, boschi, campo da calcetto e bar pizzeria. Peccato che il lunedì sia chiuso. Facciamo un giretto da noi, e torniamo sulla statale. Next stop: Gairo. Paese che non capiamo come stia sul nostro opuscolo, perlomeno ospita una trattoria, che ci sfama bene con affettati e culurgiones.
Proseguiamo e capiamo: Gairo vera e’ Gairo vecchia, abbandonata in seguito all’alluvione del 1951. Ci passiamo scendendo a fondo valle, paese fantasma (“perché, invece, Gairo nuova?”) a 600 metri di altezza non capisco come possa essere stata alluvionata. Guadiamo il fiume secco e risaliamo verso Osini. Anche lui alluvionato nel 1951. Deduco che nel 51 il fiume Pardu fosse alto un centinaio di metri più di ora… Una onda di piena da film? Boh?comunque Gairu nuova e’ un bel po’ sopra, non a fianco, ne’ sotto.
Ad Osini capiamo che c’è da vedere una cosa che si chiama scala di San Giorgio, seguiamo a intuito le scarse indicazioni, ci inerpichiamo per il monte fino a che la strada non passa attraverso delle gole tipo film di cowboy, e poi prosegue verso l’altipiano “dei tacchi”, speroni di roccia a pareti verticali. Qui la strada ad un certo punto si sterra, sprezzanti del pericolo e delle sospensioni dell’auto di colui che non mi monto’ il seggiolino, proseguiamo fino al monte della vedetta, metri 1032. La vedetta, un forestale in turno h24, e’ simpatica, ci fa salire e fotografare dal suo casottino.
Discendiamo, nella gola della scala facciamo altre due mini escursioni, io sempre con Daniel in collo: la salita a Su Casteddu e quella delle correnti fredde, spacchi della roccia dove l’aria esce a 6-7 gradi.
Riprendiamo la via, ad Ulassai cerchiamo là grotte de Le Murmure, stavolta la troviamo anche subito, alle spalle del paese c’è una sella piana, con in campo sportivo, la strada ci gira attorno, poi s’inerpica e si appareta ad un tacco, e lì c’è l’entrata delle grotte. Incontriamo perfino altri turisti, i primi di questo giro fuori dalle rotte consuete.
Purtroppo la visita alla grotta implica più di mille scalini, non ce la posso fare con Daniel in braccio. E neanche con PJ, in braccio. Quindi niente grotte, scendiamo giù per Jerzi, dove ieri e dopodomani c’è la sagra del vino, ma non oggi. Oggi c’è solo una cantina che si propone sulla strada, mi fermo e prendo due Cannonau di diverso spessore.
Proseguiamo, scendendo lungo il corso del Pardu, completamente a secco, vediamo ancora Tertenia, della quale non cogliamo il bello.
È’ che tutti questi paesi sono brutti, brutti forte, ma ciascuno nasconde un segreto. Gairo la città fantasma, Osini i tacchi, Ulassai le grotte, Jerzu le vigne e il vino, Tertenia, sembra, i boschi. E la spiaggia, che però è a 13 km… Come al solito i comuni sardi si son fatti la colonia a mare… Un po’ tipo Roma e Ostia.
Rientriamo lungo la Orientale Sarda nella sua veloce variante, senza dover, per bucio di culo, tornare indietro. Emoziono PJ scegliendo di fermarmi a Tortoli’ in un CRAI di buona taglia, per fare la spesa CON LA MACCHINA!
Finita qui? No. Ci fermiamo al Nascar a prenotare per stasera a cena, scarico la spesa, rimonto il ruolo del musone con la barra filettata comprata stamane a Lotzorai, facciamo la doccia, la pappa a Daniel e riusciamo, per cena.
Qui do’ uno sguardo al meteo: c’è una finestra buona domani per navigare, poi altri 3 giorni almeno fermi somewhere, aspettando che passi il peggio. Ho beccato l’estate storta proprio nell’anno di Daniel, e vabbè, diventerò un banchinaro come tutti gli altri. Che poi entra sempre tramontana, dal maestrale ti ridosso, dalla tramontana non ti salvi, cala giù piatta e prende tutto il Tirreno.

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2 commenti
  1. alessioorlandi permalink

    Volete andare a N o S?

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