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L’olivastro millenario

6 agosto 2016

Narra la leggenda che la chiesa di Santa Maria Navarrese fu edificata nel 1052, e che l’albero che vedete abbia pari età. Non so se è vero, ma è impressionante, così come impressionante e’ come è tenuta questa frazione. C’è il parco con i giochi dei bimbi, dove PJ ha riso come mai prima facendo l’altalena; i tavoli e le sedie in pietra per i pic nic sotto gli olivastri; la pineta a mare con spiaggia e baretti; campi da tennis, basket e calcetto aperti a tutti. Come fosse un pezzo di Svizzera nel mezzo del mediterraneo, un posto evidentemente ignorato dai pirati attuali, chissà perché.
Lasciamo Ziagiova alla corriera per Cagliari, nonostante le nostre suppliche rientra in continente, ci mancherà sia come compagnia che come tata.
Scendiamo giù alla barca, profittiamo del fatto che siamo soli e Chiccus dorme per… dare una bella lavata alla barca. Che sia sporca o meno, ogni due anni la lavo, chiamatemi fissato…
Proseguendo per gli avvenimenti della giornata, ci mettiamo in coda per la Laundry, poi prenotiamo un auto per lunedì e la gita al Supramonte per oggi. L’horror vacui di PJ va preso sul serio.

Poco dopo pranzo, dalla cabina dove dormo il cucciolo, sento che la tramontana e’ entrata. Tutti bloccati in porto, e fuori finora c’era la piatta. Meglio così. Alle quattro meno un quarto ci viene a prendere Manuela con il fuoristrada. Ci porta a Baunei, 10km di curve, sulla Orientale Sarda, che fa Cagliari-Olbia. Qui prendiamo il simpatico trenino del Supramonte,

una roba che si arrampica per le montagne, dai 400 metri di Baunei, fino a 600 metri del Supramonte.
Vediamo a picco sotto di noi la valle di Arbatax, il laghetto di Tortoli’, il Golfo, e oltre il massiccio del Gennargentu, 1800 metri.

Scavalcata la cresta, scendiamo un poco verso l’altopiano del Golgo, in pratica l’altro lato della scogliera che ho sempre visto in questi giorni. Sempre avuto la curiosità vedere oltre l’orizzonte roccioso che la barca ti permette.

L’escursione e’ eccezionale, la guida pure, ci racconta un sacco di storia di questa parte di Sardegna, isolata nell’isola, basata per millenni sull’allevamento di capre. Manco le pecore avevano, troppa poca acqua.

Vediamo un buco profondissimo, una chiesa del sedicesimo secolo in mezzo alla macchia, le capanne dei pastori e quelle, più grandi, delle capre. A parte questo, ci riempiamo gli occhi di natura selvaggia, tipo Abbruzzo. Mi sento pronto per lasciare la barca e fare una vacanza di trekking.

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