Skip to content

Velista da bonacce (soliloquio d’un pilota in trasferimento)

4 agosto 2016

Sono nel canale tra Ponza e Palmarola, ancora. Il sole ha scollinato da poco, ad Est. Curiosità per il tempo che avrei trovato: c’è onda vecchia da maestro, quasi in prua, ma l’aria e’ di terra, forse un ideale Nord Est. Per questo, appena alzo le vele, davanti a Punta Fieno, la velocità supera abbondantemente i 6 nodi, aiutata da 2200 rpm della vela di ferro che ho sotto i piedi.
E già il gps mi proietta l’arrivo entro le 24 ore, dice tipo le 6 di mattina, a volte meno. Conforto.
A prua dormono, o comunque non si manifestano. Elisabetta mi ha svegliato alle 4, il pupo si rigirava e dovevo (io) accendere la luce (mia) per controllare che non scavalcasse la sponda. Non mi sono più riaddormentato. Ora però la prua batte un poco… Mi si alzeranno rintronati.
Questa è la rotta del sole: si parte con il disco a poppa, che illumina la prua, si sta rivolti in avanti con facilità. Poi lo si segue nel suo percorso, a mezzogiorno il tendalino funziona bene, proietta la sua ombra per tutti. Il momento più difficile e’ il pomeriggio, a meno che non ci sia un bel genoa aperto a far ombra… magari, vorrebbe anche dire vento a favore.
Ho scelto la destinazione più prossima: il porto de La Caletta, Siniscola. Ci sono stato anni fa, economico, semplice, paese fatto di semplici bancarelle e negozi di materassini. Vediamo cosa ritroverò, a volte sono sorpreso in positivo. È che nel weekend danno pioggia, dunque ci serve un posto che offra qualcosa… Ho paura che non sia quello giusto, a meno di non affittare una macchina.
Verso le 10,30 procediamo sui 6 nodi, anche sotto quando il vento gira ed il genoa non viene prontamente adeguato alla nuova direzione. Aspetto un debole nord-ovest, ogni tanto penso sia arrivato e cazzo, poi la barca si ferma e lasco. Effetti del motor-sailing, il vento viene sempre da prua, a meno che non si rallenti per qualche motivo. Mi stupisco della mia stessa pippaggine di non aver determinato con precisione il vento col quale sto navigando. In effetti sono un mezzo cialtrone motorista, di sicuro empirico. Se va, va. Se non va, tocca metter mano. Comunque mancano 125 miglia, credo, per saperlo con precisione dovrei alzarmi, far spostare PJ che ho appoggiata di schiena sulle mie ginocchia, che con le gambe tiene mio figlio, che dorme sulla panca all’ombra del bimini. Circa 125, contentatevi!
A mezzogiorno rilevo che il vento ha smesso di rinforzare (stavo preoccupandomi), anzi. È Nord Ovest, sotto i 10 nodi, procediamo per una bolina larga. Anche il mare ha preso un altro colore, sta prevalendo l’increspatura del vento nuovo sulla onda lunga e liscia del mare vecchio, quella in cui ogni tanto stamane cadeva la prua, con fragore di suppellettili e salto di cucciolo in cuccetta.
Ancora niente pesce, se si fa eccezione per il barracuda preso e rilasciato a Ponza, stamattina, sotto la Parata degli Scotti. Del resto per mettere la seconda canna aspetto ancora un po’ che calmi il mare.
Alla una, il vento rinforza e gira in prua. Spengo il motore, in rotta faccio meno di 4, allora mangio 20 gradi in giù e spedisco Senza Parole a quasi 6 nodi – verso il Golfo di Orosei. Che sarebbe anche una opzione, più lontana, ma più seducente, con Santa Maria Navarrese (SMN) ed Arbatax hub ideale per una permanenza sotto la pluvia. Tanto nella notte dovrebbe calare e allora tutte le prue saranno possibili. Quando mancano 110 miglia a La Caletta.
15,41, 108 miglia a Santa Maria Navarrese, nostra attuale prua. Accendo, che il vento mi ha girato ancora in prua. Qualche nuvoletta in cielo dice Ponente, non mi piace e voglio togliermi da qua in mezzo.
Ragiono che quando alza il vento accendo per far salire la prua. Quando cala, accendo per forza. In pratica accendo sempre, cosa che qualcuno qui sul blog ogni tanto mi dice. È vero. Senza Parole ha un albero corto, che rende la vela frustrante sotto i 10 nodi. E vele non al meglio delle possibilità, cinesi e vecchiotte. Un bulbo da appena 1,70. Non l’ideale per mordere la bolina grado su grado. E poi ci sono io, che sono io, ed i miei equipaggi familiari sui quali non voglio pesare troppo. Sono un velista da bonacce, eventuale motoscafaro, ho sempre amato del resto le barche a motore da crociera comoda, trawler o aragostiere che fossero. L’importante è poter navigare, andare in crociera, star comodi. Il concetto di roulotte del mare? Si, finora ho praticato questa nautica qui, ne’ regate, ne’ garelle con il vicino. Cose che non disprezzo affatto, anzi forse, in futuro. Ma non ora con un lattante a bordo.
Alle cinque e mezza siamo scesi double digit a 97,2 miglia verso SMN. Il vento e’ sceso, come da prescrizioni di Zio Lamma. Sono tentato di spegnere e perdere un poco di tempo a fare del soul sailing, tramonto, rumore del mare, soli nel blu. Peccato perché ora con 2000 rpm spingo oltre i 7…
Spengo, metto a segno il genoa, non faccio a tempo a finire che parte la canna. Mando la barca 20 gradi all’orza per farla rallentare, PJ e Ziagiova mi aiutano, Daniel viene distratto.
Sale a bordo una bella lampuga, sulla plancetta fa il solito casino, allora branco la cima perennemente legata a questo scopo e gli do un paio di giri sulla coda. Per le branchie non ho avuto coraggio, era un po’ troppo viva. La infilo nel gavone dei pesci, ma spunta fuori per metà, e con il suo agitarsi riesce a riaprirlo e a tuffarsi a mare. Segue la scena di me, per fortuna legato, che la ripesco per la coda. A questo punto cerco con lo sguardo un coltello, ci metto un po’ a ricordarmi dove lo tengo: legato ad una cima nella sacca della ciambella. Me lo faccio dare e finisco il povero bel pesce. Aveva un milione di alici in pancia, mistero dei pesci, che non conoscono sazietà. Ne esco provato, come sempre, e puzzolente. E devo ancora sfilettarlo, in frigo certo non ci va.
Prima del tramonto compio l’opera, poi lavo tutto: “meglio non pescare” dice PJ figlia degli omogeneizzati in scatola. Accendo, pure, che ero sceso a 4 nodi.
Mancano 80 miglia, siamo solo a metà tragitto. Dopo qualche tentativo riesco a dare la mia posizione a mio fratello, tramite satellitare Globalstar.
Ore una. Siamo a 58 miglia. Facciamo 2-3 nodi, sempre meno, a vela. Peccato dover accendere il motore, ma sento le vele che sbattono. Attendo a prua il passaggio di una nave e poi girerò la chiave. Il mare e’ calmo, la brezza e’ secca, si sta meglio che da fermi… In effetti siamo fermi.
Dormo steso su una panca, Elisabetta nell’altra, Ziagiova di sotto con Daniel. Sveglia ogni X minuti, dipende da quanto giro il timer da cucina a forma di uovo sodo. Tecnologie spaziali, su Senza Parole.
Ore sei. C’è luce, il sole però deve ancora emergere da poppa. Mancano 30 miglia. Come al solito, le miglia più lunghe passano da sole nella notte, mentre dormo quasi sempre. Come ogni volta ho delle ore in cui non sono certo certissimo di essermi alzato a vigilare. Forse è solo che non guardavo l’ora, mi tiravo su a contemplare il nulla, a volte neanche la rotta, ricaricavo il macinino e giù di nuovo.
Si vede la terra? Quesito millenario, che non mi appassiona più. La terra si vede sempre, sugli strumenti. Il GPS te la localizza con precisione desolante. A cosa serve vedere? La vera domanda che Colombo ignorava e della quale siamo invece nuovi schiavi e’: quando pija er telefonino? Beh, qui ancora no.

Verso le nove siamo a dieci miglia. Il mare liscio riflette il cielo, davanti a noi la costa alta dell’Ogliastra. Il genoa porta al contrario, così mi accingo a riavvolgerlo e… Parte la canna. Ieri avevo detto stop, ma oggi è un altro giorno. Mando a chiamare PJ di sotto per un aiuto a tenere il piccolo, lei sale un pizzico contrariata: “perché hai rimesso la canna? Siamo pieni di pesce!”. Perché… Perché… Perché so’ pescatore!
Tira. Mi preparo come mai prima: mi lego, chiedo i guanti, prendo la pinza labiale in caso di tonno rosso.
Stringo tutta la frizione e piano piano viene senza storie. Dal fondo si materializza, tiro ancora e poggia quasi la bocca sulla plancetta. In rapido riconoscimento, pinna, occhio… È un alalunga, si può trattenere. Certo, caro alalunga, dovresti fare anche tu un poco di lobbying presso le autorità, come il tuo rivale tonno rosso.

Ore 10,45… Cerco un ancoraggio… Saludos!

Annunci

From → Uncategorized

9 commenti
  1. alessioorlandi permalink

    Ben arrivato.. Dove lo vendi tutto questo pesce?

    • fpalomb permalink

      L’alalunga l’ho regalato in cambio di un misero biglietto di banca rosa, la lampuga l’ho sfilettescion e me la pappo io!

      >

      • alessioorlandi permalink

        Il rosa è un bel colore sui biglietti.. Ma due erano meglio 🙂

  2. Io quest’anno niente pesce!

  3. Bino permalink

    Bello. Perché peschi? Dio, che domanda inopportuna

  4. Anonimo permalink

    Ottimo inizio di pesca….aggiungi foto oltre alle belle decrizioni….ciao B.v.

  5. Esco dall’anonimato…bellissima lampuga….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...