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C’è’ solo un capitano

3 luglio 2016

Frontone e’ una foresta di pali, sopravanzata da una massicciata di enormi vasche da bagno in vetroresina, con due palle bianche sopra, dicono radar e parabola. Loro VEDONO! Forse. Io invece sono alla decima ri-sintonizzazione e va sempre peggio. Da Palmarola a qua, prima Rai1 la sintonizzava e si vedeva pixelata, poi la sintonizza solo, non si vede una ceppa, poi quando giro Gavi non la sintonizza neanche. Cerco aiuto sulla internet, non ho mai capito da dove arriva il segnale che illumina queste isole. Ne esco più confuso di prima, c’è chi parla di Velletri, Sezze o Monte Faito in Campania, roba lontana oltremisura.
Ancoro nella mia solita mattonella, facendo a spallate con un paio di barche, tra cui una grossa che praticamente mi fa ombra con la sua prua. Non sono messo bene, la poca voglia di armare il tender e scendere a terra mi passa, per lo scarso ancoraggio.
Sintonizzo ancora, va a nero, poi un po’ si vede, di backup sembra che lo streaming vada, mi contento e stappo una birretta, meritata. Anche solo per aver doppiato Gavi lasciando un paio di delfini sulla destra… E poi spento il motore, nell’acqua calma, per ultimo aver bolinato largo verso l’ancoraggio, di solo Genoa, senza fatica, inclinati sotto raffica.
Al fischio d’inizio, ovviamente, Raiuno scompare. Vedo il primo tempo in un nebbioso streaming sul telefonino, poi il secondo sulla TV, con molti neri intermittenti, tipo che uno tira il rigore e poi va a nero e sei fortunato se capisci dal replay.
Ho sonno, non riesco ad appassionarmi, a tratti dormo pure, e quando va come è andata, neanche me ne dolgo troppo e mi scaravento in cuccetta.
Ricordo il mio primo comando, era nel weekend di Italia Olanda, suppongo 1996, o 2000, boh. Arrivammo in porto a partita iniziata, in un silenzio assoluto, in un porto diverso da ora. Ponza era in fase anarchica, pontili e barche ovunque, che non si vedeva la terra. Ormeggiammo ad un pontile, posto “primo fuori”, di corsa scendemmo a terra a intravedere la partita attraverso mille persone dietro un 20 pollici. Il cucchiaio di Totti me lo raccontarono. Poi nella notte alzo’ levante e dovetti scappare, mi infilai al molo Musco, ancorando con difficoltà praticamente sopra le ali di Monte Gargano
Oggi invece abbiamo Pelle’, ma in compenso la notte e’ serena, il vento non gira, la barca non si muove, nessun casino con i vicini attorcigliati.
Al mattino gonfio il nuovo tender, anche perché capisco che mio figlio non si reggerà a lungo senza distrazioni. Armo la famiglia al completo sopra il battello e andiamo a fare un giro in città. Molta gente, molti amici, molto botox. Quel che ci voleva.
Rientriamo a bordo, intratteniamo il pargolo con varie astuzie, poi quando si fa una certa lo pranziamo, noi attentiamo alla teglia di melanzane di ieri, poi in un attimo randa e tender sono su, levo ancora e facciamo rotta verso casa. Appena in movimento, agevoliamo Daniel giù di sotto, nella speranza di dormirlo fino in porto.
Passato il ridosso di Ponza, ecco anche il Genoa. Lamma ci ha mandato un poco di onda dalle Bocche, il solito pennacchio rosso fuoco che qui giunge attenuato. Il vento e’ il solito, abbastanza per spegnere, sapendo che tanto poi sale.
Cullati dal mare lungo ci panchizziamo, ora tocca solo guardare a prua ogni tanto…

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