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Day Three – Il Francese

4 giugno 2016

La villa in cui sono improvvisamente finito e’ alta, sul ciglio di roccia che circonda Cala Feola. È’ scuro quando arriviamo, ma le luci della cala le riconosco – mi oriento, come fossi in barca.
Mi oriento meno nella serata, ho googlato un po il nome del nostro anfitrione, trovando subito notiziacce.
Saliamo, veniamo presentati ad una serie di uomini chiamati Paolo, poi riconosco uno dei miei idoli comici, in versione papà di un cucciolo poco più grande del mio. L’assurda serata procede, veniamo attavolati e nutriti, in una mescolanza curiosa di generi e persone. Alcuni giovani con capello all’indietro e baffo si alternano a intrattenere le romagnole, la musica la mette un sottosegretario, poi interviene uno con la fissità di sguardo del Guzzanti più stralunato, toglie gli Eurithmics e mette una roba che fa unz unz unz.
Ci sono feste, forse poche, in cui mi faccio coinvolgere: qui invece decido di scomparire molto presto, giro per Le Forna, uso molto le chaise long di teak, felice di non dovermi occupare della loro manutenzione (le avevo, e penso di aver passato più tempo a pulirle, mettere l’olio, ricoverarle, ripulirle, che seduto sopra).
Alla fine anche le ragazze ne hanno avuto abbastanza, non si trova un taxi, verso le due veniamo restituiti alla libertà da un passaggio verso il porto a lungo sospirato.
Senza Parole ci attende, al pontile a fianco del piano bar più affollato di Ponza. Raffaella Carra’ e i Ricchi e Poveri mi cantano la ninna nanna, e presto casomai nella incoscienza.
Mattino di girelli in paese, regalino a PJ povera rimasta a Roma da sola, regalino a me da Marcello, dove passo una buona mezz’ora a parlare di pesca. Ho speso qualcosina per stare in banchina, ma me la sto godendo. Salgo e scendo ogni momento, fino a che le ragazze non sono pronte.
Usciamo, la giornata e’ buona, il mare calmo, vale la pena girare l’isola. Prima sosta: Bagno Vecchio, come insegnano i professionisti. La novità di oggi e’ che, con il tempo buono e il tender a mare, ho convinto le girls a prendere il sole a prua e sono rimasto solo sotto il mio fantastico tendalino, altra vita!
La razionalità di cui non riesco a liberarmi, prevederebbe oggi Ponza Ovest, tipicamente Lucia Rosa. Le ragazze mi chiedono più volte dove siamo diretti, poi chiedono se invece non si potrebbe andare al Francese. “Arfranscese”, pare, starebbero i ragazzi della festa di ieri e stavamo quasi per non capirci, erano venuti, disdetta, a cercarci a “lacaladegabbiani”. Dunque calo le 6 alla spiaggia di Palmarola, dove arriviamo all’ora in cui tutti stanno buoni a mangiare, l’acqua e’ a specchio, nessuno si muove e il Ponente ancora non si vede. In fondo la scelta migliore, anche perché questi Hugh Grant in gommone si spupazzano le mie ospiti e non devo pensare a nulla.
Così passo il pomeriggio leggendo il libro di Albinati, dopo aver abbandonato il troppo inutile Wallace di “Una cosa molto divertente che non farò mai più”. Poi faccio anche un giro a pesca a provare il nuovo rapalino di Marcello, ma si vede che l’acqua era troppo fredda, l’ora sbagliata, la luna in Mercurio, insomma va come sempre.
Verso le cinque Hugh mi sperona la poppa con il musone del suo gommone a nolo, per fortuna senza danni se non sulla gomma. Esibisco aplomb e gli istruisco la manovra corretta, avrei dovuto farlo prima.
Snob come sono, al Francese non vado dalla prima volta che portai una barca, saranno passati 20 anni. Ricordo attese interminabili e piatti semplici ma fatti male. Penso di essere stronzo a pensare a quanto sono stronzi tutti ad andarci, magari è diventato un altra cosa, magari ora si mangia bene. A sentire le ragazze, no. “Ti sei risparmiato un pranzo di merda” dice Ara. Bene, a volte fa piacere essere confortati nelle proprie sclerotiche certezze.
Tronfio di averci inzertato, giro l’isola preparando l’armo del gennakers. Schivo parei, cuscini e giornali, corpi pozzettati, bicchieri e posaceneri e agilmente armo drizza mura e scotta, alo in testa, tiro giù la calza, armeggio al timone e faccio gonfiare il pallone…. Ed ecco che davanti a tutte le barche a levante dei Faraglioni di mezzogiorno mi esibisco in una solenne sparata di gennaker. Lo stopper di mura, lasciato aperto, scorre tutto senza nodo di arresto, si sfila da ogni bozzello e resta appeso alla bugna di una vela oramai in cielo.
Figurella… Rimedio a tutto in breve tempo, tirando giù la calza e ripassando, stranamente senza errori e senza parei annodati, tutta la mura fino in pozzetto. Rifo’ e va.
Adesso il programma è vedere il tramonto a mare e poi andare in porto per una serata brava. Purtroppo Hugh aveva da fare e stasera me tocca.

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