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Levante o Ponente, non ce ne frega niente

29 maggio 2016

Ore 4. Eccolo. Alcune raffiche, precedute minuti prima da minime vibrazioni delle sartie nell’albero, indicano che sta entrando. Lamma aveva chiamato Levante, poi Scirocco, per stanotte. Al Levante credevo poco, pensavo più in uno Scirocco da bassa pressione al Nord, dove per oggi è prevista una passata temporalesca.
Mi alzo, il Levante qui, nella rada del porto di Ponza, non è sostenibile che per le prime poche ore. Sbuco fuori la testolina ancora pigiamata e, sorpresa, c’è più aria del previsto. Ma da Ponente. Incredibile. Il cielo sembra nuvoloso, non ci sono lampi in giro, eppure questa aria improvvisa ha caratteristiche temporalesche. Comunque, sono nel migliore posto possibile, il vento arriva dalla spiaggia pochi metri oltre la mia ancora, nessuno che mi possa scadere sopra, nessun bisogno di scappare.
Tolgo i parabordi, che ieri avevo preparato nell’attesa di una chiamata in porto che non c’è stata: hanno preso i primi 4 motoscafi in ordine di dimensione, poi è arrivato Monte Gargano e stop per tutti, la banchina aliscafi è ancora interdetta.
Mestamente, ho alato in coperta il tender, preso la pompa, cominciato a gonfiare. A saperlo, cominciavo prima, ora è quasi notte. Lo ietto a mare, lo spingo a poppa, allento i morsetti del motore, ci vuole un po’ di WD40, piazzo il motore sul tender. PJ ha parecchio da fare con Daniel, stasera stranamente irrequieto.
Con ancora il tender mezzo sgonfio, carico remi e serbatoio a bordo e provo. Non va. Pompo di più, ora si, parte al secondo strappo, con parecchia aria. Gonfio ancora, poi trasloco la mia famiglia sulla piccola barca e faccio fare il primo giro in tender a mio figlio.
I ragazzi della scaletta si guadagnano una bella mancia, aiutandoci a scendere. Una cosa che funziona, per una volta. Siamo a terra, apriamo il passeggino e ce ne andiamo a cena, infreddoliti.
Ora sono le 6, c’è calma. Bene. Non ho dormito molto nelle ultime ore, così mi alzo, prendo un caffè, ed ecco che ripiombo nel sonno fitto.
Ci sveglia Daniel, alle sette e mezza. Ora sento piovere, poi un familiare sciaquettio sul mascone. La classica ondina corta del Levante che comincia a spingere. Ti pare che Lamma non ci prendeva? Con calma, ma risoluto do’ il via alle operazioni: alo il tender, attacco batteria motore, accendo gli strumenti.
Si va! Dapprima fatico a far prua per scapolare l’estremità settentrionale dell’isola, poi il vento gira un poco dalla parte buona, verso l’atteso scirocco. Profitto del tempo per lavare il teak delle panche, che quando sono zozze emanano sporco in giro per la barca. Shampoo, poi Teak One e Teak Two, tutti passati a spugna, senza lo spreco che la spazzola che consigliano comporta. Un lato poi l’altro. Sciacquo abbondantemente, che voglio anche ricambiare l’acqua dei serbatoi. Sento dei vip che ignoro colpevolmente. Poi guardo gli strumenti, quello del vento e’ completamente spento. Già’ so. Batterie sotto zero. Accendo, l’alternatore rida’ vita al mio esangue impianto elettrico, e continuo a spugnare. Era il segnale che attendevo: le batterie sono da buttare. Ok, pace. A panche asciutte, passo infine il Teak Three, un oliazzo che non unge.
A prua, la mia famiglia dormicchia sballottata. PJ esce dopo poco, parecchio tramata. Daniel invece si fa le tre ore di traversata tutte di sotto a dormire beato. Ora vediamo quando si sveglia di che umore e’… me la farà pagare?

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