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Estate?

28 maggio 2016

L’estate arriva improvvisamente, nella tarda mattinata di un venerdì di fine maggio. Mi chiamano dal porto, Senza Parole e’ stata varata, con la carena fatta, e mi aspetta ormeggiata accanto alla baracca dei marinai.
Questo inaspettato upgrade, di solito in questo periodo mi spetta l’ultimo ormeggio in fondo al molo, mi riempie il cuore. Pochi metri, eppure mi danno il senso di avere una incredibile ricchezza a portata di mano, la mia barca, liscia sotto e pronta a salpare. D’improvviso, quello che fino a ieri mi era quasi un dovere, affrontare il freddo e l’umido per l’amore del mare e la conservazione del capitale immobilizzato, diventa un piacere vero, una drittata, una ficata.
Così il programma di massima e’ confermato con gioia, si partirà al venerdì, ma senza fretta, facciamo sfuriare il pendolarismo abituale e quello del weekend, cenando noi e cenando il pupo, e poi si parte.
Passo il resto della giornata a completare la spondina di legno che ho progettato per il lettino di Daniel, poi realizzo che posso anche usarla, anche se non è ancora lucidata, così vedo se va tutto bene.
Così quando arriviamo a bordo, ad un’ora inusitata del venerdì, forse addirittura le undici, mi metto a sbattagliare per montarla, sotto lo sguardo perplesso di mio figlio e la muta rassegnazione di PJ. Va perfetta, solo interferisce con il piano della mia cuccetta a V di prua. La rifilo con un improbabile segaccio da giardiniere che tengo a bordo, poi vado direttamente ad asolare il piano di compensato. Non amo segare la mia barca, ma a sono già alla quarta bestemmia ed in procinto di vedere moglie futura e figlio abbandonarmi.
A sponda montata, preparo la cuccetta, districandomi tra le canne sopra stanti, il velcro del materasso che mi abbandona e varie altre amenità. Quando piazziamo il cucciolo dentro, ha un attimo di perplessità. Poi il viso gli si allarga in uno dei suoi classici “EEEHHHH” di serenità, e allora tutte le incazzature passano e mi metto a dormire anche io, testa a testa con lui che ogni tanto mi guarda inclinando gli occhi all’indietro. Cabina fresca, sonno lungo e profondo.
Al mattino passo in revisione le vettovaglie di Senza Parole, tutte scadute. Incredibile come gli stipi di una barca riescano a modificare chimicamente le scritte delle scadenze, uno mette un pacco di pasta oggi e domani è scaduto dal 2014. Butto tutto, tranne qualche biscotto che posso tranquillamente consumare oggi, sentendomi anche più giovane di qualche mese.
Poi irrinunciabile colazione a terra per PJ, spesa al gioielliere del porto per comprare acqua (ho fatto scadere anche quella) cibo e giuochi per il piccino, incluso piscinetta dei teletubbies e pescetti di gomma tipo Nemo.
Al bar, presento Daniel a Remo e lo interrogo sul futuro della pesca. La domanda è se ha senso insegnarla ad un bambino, se quando avrà l’età di praticarla, probabilmente, non ci saranno più pesci nel mare.
“Secondo me, tra duecento anni la Foresta Amazzonica tornerà più rigogliosa di prima, sarà l’umanità ad essere decimata!”.
Rinfrancato da questa prospettiva, rientro a bordo che sono le 10 e siamo quasi pronti per mollare.
Il tempo e’ lattiginoso, con un debole scirocco poco incline a ruotare. In porto fa caldo, fuori il mare è calmo, il cielo velato. Esco le vele, ma mantengo il motore. Presto il vento smollazza e gira in prora, di sotto dormono e io di sopra scrivo.
Tra una pappa ed un bagnetto nella piscinetta, arriviamo a Zannone, proseguiamo per Ponza rallentati da una piccola aluzza, quindi doppiamo Gavi sotto un cielo completamente sereno dietro ad una fitta umidità alta. In pratica: cielo coperto.
Una carena non fa primavera, tantomeno estate, pare. Eppure, non siamo soli. Conto una barca a Cala Gaetano, cinque all’Arco, almeno altrettante al Core. E una simpatica moto d’acqua, che, con il suo allegro scoppiettare, ci girella attorno.
Una partenza improvvisa della canna interrompe il flusso della parola scritta: la canna come impazzita srotola filo e filo.
Come al solito mi sono fatto sorprendere dal bassofondo di Cala Gaetano, 14 metri presi in pieno.
Sveglio PJ, recuperiamo metro a metro la lenza, tornando indietro. Poi basta pesca, proseguo lento con l’intento di frontonizzarmi in pace, eventualmente scendere a terra, vediamo.
Verso sera, dopo la calma completa delle 17, un libeccio – ponente di modesta entità ma di improvvisa genesi e’ sufficiente a farmi ombrare il volto. Aspettando in stand by un posto in banchina, mi sposto nella rada del porto, ancoro in spiaggia e mi faccio una doccia. Alle 19 cominciano a chiamare, io ho fatto telefonare alla mamma con sottofondo di pianti di Daniel, speriamo che aver chiesto un posto al Molo Muschio non pregiudichi troppo le nostre ciance di banchina.

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One Comment
  1. Anonimo permalink

    Era ora di un timoniere serio su Senza Parole…un abbraccione!

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