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In mezzo al mar, come fosse in cala

20 marzo 2016

Ponza ci accoglie serenamente deserta, pochi i negozi aperti, spesso solo per sistemare. Salutiamo tutti, ci fermiamo a chiacchierare da Brezza di Mare e poi alla nautica da Marcello, dove dopo 3 euro di elastico mi allungo una mezz’ora a parlare di barracuda, di tonni e di Brasile.
Un tè caldo per noi e un biberon per Daniel, al tramonto con vista del Welcome’s, e’ tutto ciò che chiediamo.
Torniamo a bordo, il riscaldamento recalcitra parecchio, sono basso di batterie. Accendo, va, poi spengo e dopo un po’ si ferma ancora e allora riaccendo. Sicuramente avrei dovuto ricaricare 24 ore a terra, mi maledico per non aver chiamato Marco per questo favore. Però altrettanto sicuramente queste batterie non mi stanno servendo a dovere, dopo solo 4 anni in cui ho sofferto parecchio sempre. Certo, c’è sempre un perché, una volta il frigo, l’altra l’auto scarica dopo 4 mesi ferme, però se penso a quelle vecchie che erano anche più piccine, andavano molto meglio. Chiamo l’amico esperto, l’ottimo Minoia, che mi cazzia delicatamente per averle maltrattate, scendendo sotto i fatidici 12V in più di una occasione. Vabbe’, il mio voltmetro ha la zona rossa che inizia ad 11, e poi anche le altre non è che le tenessi con i guanti bianchi, eppure. Tenterò di caricarle a dovere e vedremo se farci ancora una stagione o no. Uffa.
Ceniamo alla Scogliera, sempre nella sua eccellente qualità media, poi rientriamo a bordo accolti dai fuochi di artificio sparati al di là del muro, in pratica a venti metri da noi. Notte freddina, in cabina di poppa.
Dormiamo però oltre le otto. Stiamo fino alle dieci, aspettando invano gli equipaggi delle barche gemelle accanto a noi, per muovere. Già gli altri si sono tirati una catena, ora se esco io prendo l’altra. Ma a un certo punto mi stufo, salpo, ed ecco che puntuale la mia catena arranfa la loro Delta. Preparo una cima, continuo a tirar su, la loro ancora scatena più a fondo, con pazienza la riporto su a pelo d’acqua, passo la cima sotto, do’ volta e poi mollo catena. Dando comandi a caso a PJ al timone, alla fine la ancora si spiccia, allora la rimetto in tensione con una bella retro e mollo cima quando è al punto giusto.
Liberi! Liberi di girellare raschiando il fondo con la lenza, come al solito, oggi sotto uno scirocco leggerissimo.
Quando, dopo lungo e inane peregrinar, giungo alle Scogliatelle, decido che anche basta. Mi immolo dando gennakers e osservandolo spingerci anche a nodi 3. Spiego ad una impaziente PJ di far conto d’essere ancorata, del resto la barca e’ stabile, il mare piatto e sopratutto vuoto. Quando avremo voglia di accelerare, speriamo mai, accenderemo.

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