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19 marzo

19 marzo 2016

Le previsioni, oramai, le seguo poco, solo per capire quando il clima potrebbe conciliare le operazioni di verniciatura. È stato un inverno mite, privo di weekend splendidi, ma sicuramente ho mancato tante occasioni di uscita che un tempo avrei colto. La pantofola ed il laboratorio hanno vinto sul mare, quasi sempre.
Ma il senso di colpa di aver abbandonato Senza Parole mi prendeva spesso. Quando per sbaglio sono incappato in previsioni TV preconfezionate che parlavano di weekend buono, ho preallertato PJ, poi pigramente ho ritrovato quei vecchi link tipo Lamma, trascurati per mesi, e ho comandato l’avventura. Si parta!
Solo che non è esattamente come un tempo che mi svegliavo, si e no mi infilavo le mutande e partivo. Qui la preparazione prende un paio d’ore buone, tra risveglio, pappa e bagagli.
Oggi poi non ci ricordavamo dove era parcheggiata la macchina, ci siamo messi a girare per il quartiere armi, bagagli e carrozzina, alla ricerca dei possibili posti.
Quando finalmente  arrivo al porto, la cerco, la trovo più vicina di dove l’avevo lasciata, salgo a bordo, mollo a prua, carico i bagagli, poi apro. Ogni volta temo di ritrovare una balla di muffa e invece e’ sempre meglio di come la lascio. Bella, luminosa, con tutto al suo posto.
Salpiamo che è quasi la mezza, dopo la spesa, le scarpe nuove, il gasolio, la nuova bombola… C’è più aria del previsto, ponente 4, direi, non 3. Tempo bello, mare bono.
Daniel viene parcheggiato nella sua carrozzina, nel pozzetto. La lego, che rischiamo di sbandare. Tutto fila nella norma, dopo la pappa lo prendo in braccio, sembra rapito dalla scia che sottovento si forma dalla bitta di mezzanave in poi, la fissa di qua e di là della mia testa.
Veleggiamo tosti alla meta, sempre sui 7 o poco sotto, il vento cede un po’ a mezzo canale, poi rinforza di brezza e mi impegna al timone fino all’ultimo, anche per un misterioso errore di Rud Drive che imputo senza troppa analisi ad un calo di batterie.
Contatto Circomare Ponza, il molo Musco e’ ancora in rifacimento, mi danno ko all’ormeggio, poi PJ si impunta, faccio chiamare lei e la spunta, con la storia del bambino di 6 mesi ci danno la banchina alta. Poi scopriamo sul 12 che la daranno senza troppe storie anche ai successivi, tanto che l’unico che era rimasto in rada, col tender montato, s’e’ incazzato, dice ho chiamato stamattina e m’avete detto che non c’era posto, mo’ so’ entrati tutti, com’è sta storia?
Alla fine fanno entrare anche lui, e non sa che deve ringraziare una piccola jena che li ha costretti ad aprire la banchina alta.
Attendiamo come al solito le operazioni di ormeggio della motonave Laura, suppongo la nuova Monte Gargano.
Poi c’è un minimo di garetta, che non c’è chiamata, PJ mi ricorda diciassette volte che non c’eravamo da prima, e mi obbliga a marcare tutti gli altri come ai vecchi tempi. Entriamo guidati dall’ormeggiatore, poi arriva un ufficiale a verificare che siamo proprio noi con un bambino di sei mesi. Si, siamo noi, siamo venuti a festeggiare la festa del papà.

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