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Lo sciopero delle curve

8 novembre 2015

Siamo partiti venerdì, pronti a tutto, a rientrare domenica in tempo per il derby, così come a stare una settimana… Il desiderio di rivalerci delle vacanze saltate vincerebbe sui sensi di colpa, e anche il divertimento, di una settimana di lavoro persa. PJ lascia la decisione a me, tesoro. Io la rimando fino all’ultimo, mi godo il sabato sera ponzese, fatto di due the al tavolino del Tripoli (euro 3, ambedue), le chiacchiere con Davide, chef all’EEA, la cena alla Pergola, il ristorante aperto nella rotazione obbligatoria invernale, dove godiamo di un aspettato super sconto da aficionados ponzesi di lunga data.
Poi a nanna, con Daniel che pappa l’ultima pappa verso le undici e poi ci lascia in pace fino alle cinque e mezza. Forse si aspettava di uscire a calamari? Lo deludo e invece salpiamo verso le nove, ancora incerti.
Volendo vedere la partita a casa, calcolo, dovrei incamminarmi adesso. Ma non si può, il mare è uno specchio solo per noi, allora calo una lenza e girò verso le Formiche, una, due, tre volte.
Non accade nulla, se non che piano piano ci spogliamo e restiamo in costume e maglietta, e poi piano piano costeggio verso Gavi, poi verso Zannone, poi verso casa, ma senza fretta.
C’è una dimensione di durata delle cose che fa godere di tutto, senza rimpiangere nulla e alla fine oggi mi sono fatto bastare questo.

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