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La storia di un secchio (per Gianni)

13 luglio 2015

Dormo fondo. Sogno di qualcuno che armeggia, compiendo piccoli rumori, poi realizzo che sono i ragazzi che ritornano dai festeggiamenti notturni. Sono le quattro di notte. Apro gli occhietti, individuo Domenico e con un rantolo gli ordino di legare il tender. C’è il moschettone, ma non mi fido.
Alle sette mi alzo, una palla di nodi copre la bitta di poppa. La Cala del Frontone è calma, serena, pettinata dal vento di Ponente che ordina le barche parallele e pulisce i peccati della sera prima. Pochi i vicini già svegli, sempre troppi, però, per certe mie urgenze. Secchio, meglio avere un secchio. Già, dove è il secchio?
Lo avevano usato per lavare i piatti dopo cena, ricordo che lo hanno slegato… E sicuramente nessuno ha pensato a legarlo nuovo. Cerco in giro, penso di aprire i gavoni per controllare se non lo avessero messo a posto, ma sarebbe fantascienza, neanche ci provo. Niente, deve essere finito a mare. Imposto e risolvo alcune complicate equazioni differenziali di idrostatica e dinamica dei fluidi per stabilire che un secchio in acqua resta mezzo a galla e mezzo fuori e certamente se ne va con la corrente.
Perdere un secchio in mare, al di là del valore irrisorio dell’oggetto, mi fa particolarmente rodere il culo. Come perdere un parabordo, e’ la fregnaccia del neofita, dello sciatto, della pippa. Segno di poca accuratezza, di sbadataggine, di non aver previsto ciò che si sa, il secchio va sempre legato sennò finisce a mare. È un disonore, così come ritrovare oggetti persi da altri, specie se motoscafari, è una medaglia al valore marinaro. Recuperare un parabordo a palla da un metro di diametro, con rivestimento in spugna idrorepellente e treccia in tinta, di chiara provenienza motoscafara, equivale a doppiare Capo Horn al contrario, per il velista della domenica. Perdere il secchio, di converso, è come affogare nel bidè.
Il mio precedente secchio era nato con la barca ed era durato a bordo fino a che la plastica non comincio’ a fessurarsi ed il manico ad arrugginire. Allora decisi di cambiarlo con un bel bugliolo con la sua cima impiombata, una vera frociata presa da Gino al Circeo. Era ancora quasi nuovo, ed ora chissà dove starà… Qualcuno lo recupererà e si farà beffe di me. Stramaledico i miei amici cazzoni e stramaledico me stesso, che ieri sera sono andato giù a dormire senza fare il giro di controllo della barca. Comincio a chiedermi quale cazziata devo fare, se Gino sarà aperto al mio rientro stasera, come minimo me lo ricomprano, come minimo… Poi penso che sono sempre stato una pippa in matematica, e allora mi sporgo a poppa e guardo giù sul fondo. Nulla, solo acqua increspata e sabbia chiara. La barca brandeggia. Mi sporgo ancora. Nulla. Poi di nuovo… Eccolo. A capa sotto, con la sua bella cima blu stesa sul fondo, giace tranquillo sulla verticale della poppa.
A questo punto una complicata sequenza di operazioni a base di caffè, maschera e pinne, mi permette di risolvere parecchie delle mie urgenze mattutine e anche di giocare con un bel polpo che trovo verso prua. Considerando che uso la maschera ed il tubo trovati ieri a Lucia Rosa, la giornata si apre con un bel due a zero per me.

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5 commenti
  1. Sono commosso, per la considerazione e per la secchia restituita all’affetto dei suoi cari

  2. Anonimo permalink

    Ieri con sta storia del secchio interruptus la fruttura di paranza l’ho digerita con un po di difficolta . Ho provato a risolvere con un’altro litro di vino ma nulla da fare.

  3. Anonimo permalink

    Figa sta cosa che posso lasciare commenti anonimi. Ora posso serenamente trollare Francesco. Sopratutto dopo che mia moglie lo ha messo nella top 5 dei miei amici fighi ed io sono N/A

  4. Bravo Francesco! un ottimo racconto, con tutte le frustrazioni e le paure di passare per neofita a causa di un oggetto da poche lire…
    Mi ha ricordato quanto ho vissuto e raccontato, a proposito di una ciotola di plastica, qui http://www.shasa.it/2015/01/pnb-la-grande-ciotola-12-oscuri-presagi/ e qui http://www.shasa.it/2015/01/pnb-la-grande-ciotola-22-epilogo/
    Buon vento!

    • fpalomb permalink

      Grazie Jac. Ho letto la storia della Grande Ciotola, davvero soprannaturale!

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