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Momenti

27 giugno 2015

Navigo oramai da due ore, ho attraversato il grecale del mattino, la spumeggiante linea di corrente di Capo Circeo, ho visto il vento cessare e l’apparente crescere a prua, il mare allisciarsi e tornare screpolato. Zannone e’ vicina, forse riesco ad arrivare abbastanza presto da salvare i piccoli che ho a bordo, 4.
L’onda da Ponente regna, frutto maturo del tempo di ieri, fresco e ventoso più del previsto.
I miei amici Anna e Gianni gestiscono sereni la loro prole, finalmente li riesco a portare in barca tutti insieme.
Ora tutti dormono, mi tiene compagnia Greta. Silenziosa, si aggira per il pozzetto cercando un gioco da fare da sola, poi torna giù dal fratello. Terra tutto intorno. A Nord la costa: il Circeo, che pare un’isola, poi un unico monte da Terracina fino a Scauri, quindi Ischia, staccata, ad Est. Ad Ovest Ponza, per lungo, che copre Palmarola ed infine Zannone a poppa. Siamo diretti a Ventotene, non si poteva resistere alla brezzetta da Sud, promessa insperara di una bolina larga. Così s’è alzata tela prima ancora di pranzo, profittando della stabilità della andatura per mangiare tranquilli. Ora ha girato un poco verso l’Ovest prescritto e finora assente, si balla un poco di più ma la velocità tiene.
Rimasto solo, con Leone addormentato vicino, ripenso ai limiti linguistici dell’italiano. Pescare significa catturare dei pesci ma anche semplicemente tentare di farlo, ne’ sempre si può usare la locuzione “andare a pescare”, che implica una certa probabilità di non prendere una ceppa. Adesso, ad esempio, sto pescando, ma non pesco niente. Occorre un verbo apposito per identificare l’azione a prescindere dal risultato, il complesso di manovre atte al tentativo di pesca, prima che l’oggetto si manifesti. Perderetempo, si potrebbe dire.
Poi sono al Porto Romano, osservo manovre di forza per occupare l’ultimo slot. Prima hanno provato con un motoscafo di una quarantina di piedi, dove a malapena entrava un gommone. Ora provano con uno leggermente più piccolo. Hanno smollato le cime mie e di altre 3 barche sottovento. Enrico apre le poppe tirando di retro con il suo gommone. Il motoscafo entra a marcia avanti. La povera vela che subisce l’assalto si lamenta debolmente. Alla fine desistono. Vedo con disillusione che hanno inaugurato la doppia fila: ti piazzano a poppa un gommone, io ne ho uno napoletano da 400 hp. L’orrido gonfiabile mi crea dei vicini non richiesti, ma mi sono garantito la libera pratica con il tender, lasciatemi almeno la perditaditempo all’alba.

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