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L’ora sociale

31 maggio 2015

C’e’ una ora, a Ponza, nella quale è difficile trovare requie. Al mattino si crea un certo trambusto di barche che escono e traghetti che arrivano. Nelle cale, poi, fino a che non sono arrivati tutti, si balla ad ogni motoscafo che entra. Poi c’è un momento magico, tra il pranzo e la pennica, in cui tutto si acquieta e si riesce anche a star tranquilli. Poi, l’insieme delle disgrazie descritte sopra si somma, tra le 6 e le 8 di sera, al girellare vago di barche tra le barche, di tender tra le poppe, di lancette di legno in cerca di un nuovo ancoraggio o di nuove amicizie.
È in codesta ora che tento di spennellare le panche in teak con il prodotto che presi oramai un anno fa, il Teak Three di Osculati. Un olio che non tinge e non unge, forse acqua fresca, però dovrebbe proteggere, speriamo. E sopratutto mantenere il teak pulito dalla zella che stamane appena alzato ho levato a gran secchiate di acqua di mare, shampate ed anche doppie passate di Teak One e Teak Three. Penso di aver provato tutti i prodotti dello scibile tekkistico, dagli elementari tipo acido ossalico e varecchina ai sofisticati teak wonder, ma un prodotto come il Teak One che fa virare il teak in bronzo scuro mi pare ogni volta stupefacente (poi passa passando il Two). E torna bello come non lo ho mai visto, o quasi.
Molto altro non facciamo, è che PJ mi girava per la barca zozza in calzettoni di filo, tipo gatta con gli stivali, schifata dalla gromma formatasi nell’inverno, dentro e fuori. Così mi sono alzato presto per pulire, poi ho rimesso il tender in marcia e siamo stati in Porto a prendere due cosette, tra cui l’olio per la miscela del fuoribordo e l’immancabile focaccia al rosmarino. A PJ ho comprato delle scarpe da barca, solo che lei ha scelto quelle col laccio dietro, bagnabili e ora ha tolto i calzini e mi girella su e giu’ con queste gommine ai piedi, sembra paperina.
Per chi mi segue aspettandosi pescate prodigiose, sappiate che “a traina, non ci stanno andando ancora” mi dice il ragazzo della nautica sul porto. Le ricciole non sono ancora entrate, ma lì bisogna esssere fortunati, beccare il giorno, prima che passino le cianciole, poi non se ne trova più neanche una. Per i dentici è presto, si pescano alalunga e aguglie imperiali, immagino miglia e miglia fuori.
E così ci si gode il bordello di un ponte assai pieno di gente e di barche, saranno contenti i ponzesi.

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