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27 – Da Ventotene a Ponza

28 agosto 2014

La serata a Ventotene ci regala la rituale visita al libraio migliore d’Italia. Devo prendere un altro paio di libri di Enrico Pandiani, polizieschi crudi ma di penna originale, che Fabio mi ha fatto scoprire. E sopratutto riusciamo a godere degli scampoli del concerto dell’autore di Peppino Di Capri, a cui tocca cantare “Champagne” due volte in un quarto d’ora.

Gelatino e nanna, meritata.
La mattina è levantosa e un poco nuvola, come sempre qui. Si scende a terra con calma, e poi si molla per Ponza.
Prima a vela, poi a motore, poi di nuovo a vela, dalla Botte in poi, sotto un vigoroso Libeccio. Meteo strano: abbiamo onda lunga da Ponente, questo vento spuntato adesso e previsioni di Levante 4-5 nella notte. Accarezzo l’idea di mollare dopo l’aperitivo per raggiungere San Felice e infilarmi nel porto di casa. In queste condizioni dormire bene a Ponza non è banale.

Comunque trovo libero il mio solito posto a Frontone, calo ampio metraggio di catenella e mi piazzo in pozzetto con il mio poliziesco. Ad una certa ora, torno operativo: travaso benzina e gasolio, preparo il tender. Poi mi tuffo, m’insapono, mi rituffo, mi sciaquo con il doccino esterno, ciò che a bordo di Senza Parole è chiamato “doccia da veri uomini”, a causa del freddo che ti prende a fare il bagno di sera. Ma si consuma poca acqua e non ci si costringe negli angusti spazi dei cessi di queste barche proletarie. Se poi ci lava senza pudore con la mano dentro il costume, allora si parla di “la mossa di Bino”, inventata da un amico mio ex velista, poi persosi tra certi oggetti gonfiabili dalla dubbia morale.

Quando siamo tutti belli rifiniti e fighetti, planiamo a terra con il tender, lo lasciamo, assieme a 5 euri, al romeno delle scalette della Kambusa e ci immergiamo nel milieu ponzese. Paolo, Tania, le facce conosciute dei locali e quelle sempre uguali degli sconosciuti.

Siamo tornati. Un aperitivo doppio che vale cena e un rientro in tender che mi fa pensare che nessuno ha fatto vacanze belle come le mie, faticose, a volte scomode, ma inimitabili, neanche se fossi l’uomo più ricco del mondo.

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