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26 – Da Stromboli a Ventotene

27 agosto 2014

È l’una e venticinque, di notte, e finalmente mi sto rilassando. Navighiamo da mezzanotte in rotta per Ventotene, 144 miglia. Le ultime ore sono state faticose. Avevamo questo programma un po’ pazzo, fare tutte le Eolie in un giorno, e poi andarcene. Tutte o quasi, Vulcano e Lipari non ci interessavano, Alicudi era gia’ passata. Per una volta non avevo fatto un piano di dettaglio… e ho subito preso un paio d’ore di ritardo in partenza, così abbiamo corso tutto il giorno, senza comunque riuscire a recuperarlo.

Poi questa cattiva notizia della nonna della nostra amica, oltre a privarci della compagnia e dell’aiuto dei nostri amici, ha comportato ulteriori ritardi, ho anticipato la visita alla Sciara per permettergli di vederla, girando l’isola dalla parte più lunga. Poi non è stato immediato trovare una soluzione per la loro notte, nessuno ha pensato alla cena, eccetera.

Abbiamo visitato Stromboli di corsa, addentando una pizza al volo, senza capirla granché, attraversando vicoli bui e deserti. Tantissime barche, ancorate dove una volta c’era un campo boe, su 10-12 metri di comodo fondo dove anche Senza Parole ha trovato il suo posto. Un pontile dei traghetti, altissimo, dove ho lasciato il tender, che ho localizzato grazie a Google Maps.

E poi di corsa di nuovo a bordo, abbiamo alato il tender, acceso motore e luci, salpato l’ancora… ma mentre salpavo ho notato il verde a prua spento.
Cacchio, oggi avevamo cambiato la lampadina al coronamento, che succede alle mie luci di via? Smonto al buio la copertura, ma lampadina e’ buona ed è la corrente che non arriva. Uffa. Penso che potrebbe essere un contatto nel quadro… ma non ho voglia di guardarci ora. Allora nastro il vetro verde sulla torcia cinese a led da 4 soldi, pile incluse, la posiziono all’ombra del tender, verificando con un goniometro la sua visibilità per 120 gradi esatti, oppure facendo un po’ come capita, fate voi.

Poi, dopo un’ora circa, riparte la luce ufficiale. Allora, senza viti, nastro di nuovo la plastica verde sul portampade e speriamo che vada. È l’una e quarantasei, vado a 6,3 nodi e così l’ora prevista di arrivo (OPA) è alle 23.

Alle sei di mattina è giorno. Mancano 106 miglia al Porto Romano di Ventotene. Il mare ad Est è dorato dal sole che sta per sorgere, e che in controluce permette di vedere la costa calabrese di, suppongo, Capo Bonifati. Mare liscio, immobile. Ho calato una canna.

Quando è ora di pranzo, di canne ce ne sono 3, a tavola abbiamo alalunga e un sacco di provviste in frigo, pensate per 5, quando siamo in due. Inopportuno ma puntuale ore pasti, abbocca un tonno. Lo tiro su piano piano, combatte molto di più del precedente. Sottobordo supera la barca, accelero un poco, poi alla quarta o quinta fuga riesce ad addrizzare gli ancorotti dello Yozuri e a guadagnarsi la libertà, sollevandomi dall’onere di un complicato recupero senza ferirlo. Perché sono quasi certo fosse un tonno rosso, da rilasciare, a norma di legge. Quando mancano 55 miglia a Ventotene ed il mare è calmo, con una leggera brezza da Sud Ovest che mi appare a 40 gradi a sinistra.

Verso le cinque, osservo una delle esche che a tratti saltella sull’acqua. Siamo a 7 nodi, forse ho sporcato la lenza, forse è solo la velocità. In quel momento, parte la canna con il kona, molto velocemente. Imbraccio, tolgo gas, stringo la frizione allo strike, ma niente, lui continua a scappare. Rischio, stringo la frizione oltre il fermo, non ho scelta, sono con una canna da 30 libbre e poco filo da 60.

Piano piano riesco a fermarlo, poi a recuperarlo. Ci vuole pazienza, è grosso… dopo diversi minuti si avvicina, io non lo vedo ancora, ma lui si. Combatte, io resisto, lo avvicino ancora, lì riparte alla grande e ricomincio da capo.

Ma stavolta ha meno forza, arriva sotto bordo e gli ultimi 3 metri li fa sulla verticale esatta della poppa, aggallando piatto e di colpo. Lo tiro a bordo, e’ un tonno rosso. Cerco di salvarlo, sta ancora bene, non sanguina. Lo slamo, gli do una spinta e lo libero. Lo vedo dileguarsi nel suo blu.

Resto svuotato dalla vicenda, come dice mia mamma i pesci vanno presi piccoli, troppo grossi sembrano persone. Questo, rilevando dalle foto l’area della plancetta occupata, misurava 115 cm, proprio la misura minima consentita, che dovrebbe corrispondere a 30 kg. Forse un pesce da 25 chili? Più o meno, comunque protetto e non pescabile senza una autorizzazione preventiva e nelle stagioni deputate. Solo che così, che pesco a fare? La speranza di prendere altro è troppo bassa da giustificare il mazzo e il fastidio inutile arrecato ai pesci.

E allora ritiro le canne e le rimettero’ giù quando avrò più fame, adesso sono ancora pieno di tonno in frigo.
Vedo diverse sbollate di schiuma a prua e a poppa. I tonni sono felici della scelta, io un po’ meno.
Ceniamo in navigazione, quando Ventotene è già in vista. Spengo il motore, apparecchiamo dentro che fuori è freschino. È anche entrata onda da Ovest, roba srotolata dalle Bocche, secondo Lamma. E allora chiamo Enrico e mi assicuro un slot a Porto Romano, chi ha più la pazienza di rischiare di non dormire, dopo un mese di barca?

Alle undici e dieci siamo dentro, dopo aver schivato a fatica la moltitudine di barche in rada.
Ora si scende a far pazzie a terra!

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