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22 – Ustica 2

23 agosto 2014

Belle le rade, peccato che ce ne è sempre una. Stanotte ero messo perfettamente, salvo non prevedere il rinforzo dei venti e la rotazione di 45 gradi, a Scirocco.
Verso le due mi sveglio, ma già nel subconscio dello skippero avevo sentito il pulsare su e giù della prua. L’ancoraggio è sostenibile, siamo al gavitello, ma scomodo. PJ si agita e non dorme, io a sprazzi. Pur nel rinco della notte, valuto le cose benino. Deve essere un vento meridionale richiamato dal cattivo tempo previsto al centronord. Dovrei muovere verso Punta Spalmatore, dove ho visto delle boe. Ma non mi fido a farlo al buio, qui i gavitelli sono attaccati alla costa, non si vedono e per avvicinarli si rischia lo scoglietto traditore. Aspetto l’alba, leggendo le ore passare a botte di 30 minuti, poi, dalle 5 in poi, contando le stelle che si spengono sopra la mia testa, nella porzione di cielo inquadrata dal passo d’uomo.

Quando è chiaro a sufficienza, PJ ha preso sonno in dinette, io pure mi sono abituato. Alla fine, muovo solo verso le 8, quando sono lucido a sufficienza per confermare la mia ipotesi e soprattutto quando vedo che pure il vicino è andato via. Mi sbrigo, allora, che ho paura di restare senza.

A Punta Spalmatore il mare spiana. Due barche alla boa, diverse altre sono libere. Senza far alzare PJ, ne punto una, metto in folle e tengo su l’autopilota. Passo ad un paio di metri, ma distendendomi riesco a brancare l’anello con il mezzo marinaio, la barca si ferma, la boa si avvicina e diventa facile, con un po’ di ignoranza, passare la cima a doppino.

Qui ci si rasserena, specie osservando le peripezie di un motoscafo Aicon di 20 metri che ha la prua così alta, che pur sporgendosi non riescono nella presa del gavitello.
Ci passano venti minuti buoni, io vorrei offrirmi per dargli una mano in tender, poi vedo che desistono e danno ancora. Dopo soli 3 tentativi, dei quali i primi due veramente velleitari, riescono.
Dopo un po’ esce dal loro garage, stile diabolik, un velocissimo tender a idrogetto. Lo vedo arrivare a razzo sul gavitello, armeggiare intorno, fino a che non riesce a recuperare il mezzo marinaio. Se l’erano perso!

Mai ridere delle pippaggini altrui. Siamo sempre pronti a far di peggio. Io comunque quando vedo le brutte, il gavitello lo prendo da poppa, loro con sto popò di equipaggio si vede che non cianno pensato.
Comunque.
Fa caldo, lo scirocco cala, dopo pranzo spiana tutto.
Le previsioni dicono che girerà a Maestrale, forza 4, ma con onde blu scuro, tipo un metremmezzo. Io ho ansia di sistemare la barca, così verso le 3 muovo verso il lato Sud dell’isola, nell’intento di prendere per primo una delle poche boe ridossate a Maestrale, o di mettermi in porto.

Alla fine, dopo mille indecisioni, opto per il porto.
Chiamo Andrea, la Delemare Ustica, gli ormeggiatori, il Sindaco e San Bartolomeo in persona, per non mancare di rispetto a nessuno. Quando mi danno affermativo, sono davanti all’imbocco, ma la barca è ancora da preparare. Molto da preparare. Per dire, il pozzetto e’ attraversato da un gran pavese di mutande di PJ stese ad asciugare.

Facciamo tutto in modo un po’ incasinato, per fare veloce. La barca sta scadendo in folle verso gli scogli a lato. Metto un poco di retro… e proseguo a sistemare. Dopo pochi secondi, sento STOCK! Il motore si spegne e partono gli allarmi. Cazzo cazzo, la cima del tender è finita nell’elica e ho gli scogli a 30 metri. Una di quelle cose alle quali, per fortuna, ho pensato un milione di volte. So cosa fare, devo aprire il genoa. Un secondo per capire su quali mure, poi apro e cazzo, esce a metà, il timone non orza che la barca è ancora ferma, piano piano si muove, mando PJ a prua a liberare la scotta sottovento che come sempre si incastra nel passo d’uomo aperto.

Ora ho tutta la vela, basta un traverso per disimpegnarsi dalle rocce imminenti. Esco a sufficienza, rollo genoa, comando la prua al vento e mi butto, coltello alla mano come Tremal Naik.
La cima e’ tagliata, il moncherino ha solo un paio di volte intorno al mozzo. Bastano due immersioni e sono libero.
Entro, il posto ancora c’è, sono a fianco a quelli dell’Aicon, oramai compari di comiche involontarie.
In banchina mi aspettano Andrea da un lato e l’ormeggiatore ufficiale dall’altro, a dividersi la posta.
Poi chiudiamo la barca, scendiamo e prendiamo un motorino a noleggio. Giriamo l’isola, facciamo la spesa, prendiamo la pioggia, poi un aperitivo e la giornata s’è fatta anche oggi.

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One Comment
  1. Gommonauta permalink

    Dalla foto si evince che i vestiti di PJ erano ancora ad asciugare

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