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21 – Ustica. E stop.

22 agosto 2014

I fari di una macchina, appena ormeggiato ad Ustica, mi colgono in cabina, mentre sto per fare una doccia. Già so. Mi metto una braga ed esco. L’uomo ha spento i fari, è in borghese, per fortuna. Saluto.

“Ma avete chiamato la Capitaneria, prima di entrare?”.
“No, ho chiamato Andrea” che ad Ustica e’ più della Capitaneria, di solito.
“Eh, ma Andrea non è padrone della banchina, Andrea può vendere solo acqua e corrente, solo questo. Voi dovevate chiamare il 16, chiedere se potevate entrare, poi la capitaneria chiamava noi ormeggiatori e se c’era posto vi facevamo entrare.”

Tutto giusto, tutto vero, peccato che troppo spesso questa procedura conduca ad un troppo facile diniego, specie se arrivi che è già buio.
Comunque, mi scuso, il tizio la fa un po’ lunga, ma in fondo è solo sceso a controllarsi il gommone che ho accanto, mi chiede di tirarlo più fuori che gli tocca in banchina, poi se ne va, torna un altro tizio, poi anche lui, confabulano, poi spostano il gommone e ci lasciano andare in pace (la doccia nel frattempo me l’ero fatta).

Ustica ci abbraccia con i suoi colori e la sua folla, siamo arrivati nel weekend del patrono San Bartolomeo, e c’è festa ovunque.
Noi festeggiamo cenando a granita e brioche, girando per il paese e tornando a letto presto.
Al mattino torme di subacquei, fin dalle 7, imbarcano su gommoni a murata di Senza Parole. Mi svegliano. Faccio tutto con calma e mi presento al mondo, aprendo il tambuccio, che il porto è sveglio da un pezzo.
Arriva Andrea, che mi saluta e addirittura si scusa di non avermi aspettato ieri sera, era stanco.
Con lui tutto diventa semplice, si mette a disposizione per tutto, dal cappero alla corrente, passando per offrire un passaggio in paese.
Usciamo sul tardi, dopo aver insistito per fargli accettare una mancia. Giro l’isola verso Nord, ancoro alla secca della Colombaia, dove rivedo una medusa che incontro solo qui: corpo ovale allungato, senza cappella, colore rosa. Ma la cosa sensazionale sono le pulsaziono fluo che emette nel suo corpo, come se avesse delle fluorescenze multicolore nelle vene. Boh?

Proseguo, prendo una boa sotto punta Tramontana, per approfittare del bel tempo che lo permette.
Dopo pranzo proseguo il giro, doppio lo scoglio del Medico, giro davanti alla riserva, mi affaccio dal lato sud, ma vedo che entra il Levante e allora torno indietro.
Adocchio una boa buona per la notte, chiedo la cortesia di condividerla al barchino che la occupa, poi quando se ne va sistemo l’ancoraggio e porto PJ a pesca, una perchia a zero per me.
Stasera, rada.

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