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19 – Da Trapani a San Vito Lo Capo

20 agosto 2014

Ieri sera torniamo a bordo e troviamo tutti sul pontile. Michele, il marinaio, è su Senza Parole, a prua, dietro ad un parabordo. C’è ancora lo scirocco forte che ci ha costretti in porto, viene da prua. L’attrazione è un navetta che sta ormeggiando al marina Arturo Stabile, confinante con noi, di fatto deve mettersi alla sinistra di Senza Parole.

È una di quelle navette di ferro, stile rimorchiatore, sui 30 metri. Ha un tender in mare con un 300hp, più un motorino per la traina, plancia coperta con portacanne alti e bassi, fish finder, etc. Poi un tender normale sui 4mt ed un dinghy a vela.

Operazioni di ormeggio lunghe, ma ben fatte, la nave non si muove, gli danno 3 trappe, tutte ridicole in confronto alla stazza. Vado a letto temendo che schioppino, ma poi oviamente non succede, anche perché il vento cala.

Mattino di passeggiata in periferia di Trapani stile Cinico TV, per soddisfare una imprescindibile esigenza di PJ, 4km di andata e ritorno. Non troviamo nessun supemarket plausibile a piedi, ma meglio così, compriamo aglio, origano e capperi da un apetta per strada, poi frutta in uno fruttarolo di quelli veri. Torniamo a bordo carichi ed esausti, ma c’è ancora da pagare il porto, fare acqua, lavare la barca, sistemare la spesa.

Usciamo che sono quasi le due, nello scirocco bollente. PJ va a due di pressione, le faccio cazzare mezzo genoa e dopo lo sforzo la trovo paralizzata tipo Ruggero de Ceglie dei soliti idioti. La rianimo con un gavettone di doccino, che prende pure il telefono, vabbe’…

Come evidente dalla orografia del luogo e peraltro previsto dal mio unico Dio Lamma, lo scirocco che avremmo avuto in poppa dura poco. La montagna di Erice segna il cambio di circolazione e alla sua cospetto ci troviamo il vento in faccia. Boliniamo pazientemente con lo yanmar, vela dalle incredibili doti di risalita, ancorché un poco rumorosa, e caliamo un par di canne di consolazione per la mancata impoppata.

La navigazione procede senza notizie positive, ne’ sul fronte vento, ne’ su quello della pesca. Il fronte PJ, invece, mi rallegra con alcuni balli su sottofondo di Carosone. Ci sono anche dei filmati, che non pubblico per pudore.

Arriviamo a San Vito insieme ad un cielo nuvoloso, che ci toglie la gioia della montagna rosa e del mare turchese.
Ancoriamo in rada per la notte, ma prima piove, poi il vento gira e le onde intraversano la barca in un rollio fastidioso.
Confido che passi, ma intanto passa anche il tempo, e non è un tempo piacevole. Alla fine mi stufo, contorno la barca di parabordi e cime, accendo ed entro in porto.
Mi dirigo verso i pontili più ridossati, quelli del Diporto Nautico. Mi fanno segno di entrare, manovro come so e prendo l’ultimo posto, tra due motoscafi. La barca ferma mi fa tornare il buon umore. Oggi mi andava di far rada, specie dopo aver speso 160 euro per due notti a Trapani, ma a parte questo non c’era ragione di stare scomodi. Sta cazzo di Sicilia e le sue rade, poi dice vai sempre in Sardegna, ti credo, in Sardegna non rolli mai!

Usciamo felici nella movida sanvitese, PJ vuole mangiare il cus cus, proviamo quello de La Muciara, posto che mi ispira per motivi inspiegabili, pare pure caro. Per fortuna PJ non mangia e non beve, dunque oramai abbiamo sperimentato che l’ordinazione ideale prevede un antipasto e poi un primo e secondo insieme. Praticamente un pasto completo per me e lei che assaggia. La donna ideale.

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