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12 – Da Porto Pino a Teulada

13 agosto 2014

La rada di Porto Pino nella notte si trasforma in un lago chiaro, dove la luna illumina il fondale bianco a giorno, lasciando scoprire le increspature della sabbia.
Appena sveglio mi tuffo, anche per curare un certo mal di testa di origini ben note. Poi, sollecitato dal Minoia che cominciava a vergognarsi di me, lavo le murate con una soluzione forte di acido ossalico. Meglio del muriatico, soprattutto lo si può dare con minori precauzioni per la pelle. Solo che anche questo produce un residuo bianco che mi sa tanto di gelcoat squagliato… poi dice la lasci sporca… ce la lasci si, mica puoi fare sta roba tutti i mesi.

Porto PJ a fare colazione da Blue Marlin, a terra. Sempre splendido il porto canale, limpido come la vasca da bagno di casa. Poi con Roberto e Tita ci spostiamo sotto la duna, ora è proibito arrampicarsi, facciamo solo un sacco di foto.

Nel mare calmo ci muoviamo ancora più a Sud, aiutati da un leggero Ovest.
Doppio Capo Teulada, alto e roccioso, del colore dei capi, marrone scuro come Monte Guardia. E intanto faccio andare le cipolle con lo zucchero, ho una idea per il palamite che sta in frigo da l’altroieri.
Cala Zafferana, come da voci di banchina, è off limits. Dicono che ci sono ordigni inesplosi sul fondo e non fanno ancorare. Così, una cala che vidi semideserta nel 1998, poi decisamente più piena nel 2010, ora riparte dal via e si può fotografare completamente vuota, consoliamoci così.

Nella successiva, Porto Scudo, si può stare. Entriamo con Elisabetta al timone, che esegue tutta la manovra per dare ancora, mentre io passo in padella le fettine di palamita.
Pranziamo con i nostri amici, crudo per cominciare, poi palamita in saor, dicono buona e in effetti non era male, faceva abbastanza scordare la sua natura di pesce povero.
Nel pomeriggio il Ponente aumenta fino 25 nodi, noi siamo ancorati alla grande, ma la barca sbatte a destra e sinistra.
A me sembra che verso Teulada ci sia meno aria, poi vedo girare famigliole in gommone che mal si sposano con un vento estesamente forte. Siamo vittime di una condizione catabatica locale, in altre parole, il vento si incanala e spara giù dalle montagne, aumentando la sua intensità.

Mi sposto, decido. A Cala Tramazu, due miglia più in là, ci sono i vecchietti che vanno in pedalò, che, nella scala dell’ammiraglio Beaufort, corrispondono ad un Forza 3 scarso.
Qui ci si può fare il bagno, si può andare a traina in tender con PJ e si può perfino fare il giro dell’isola Rossa. Cose che, infatti, facemmo.

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