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11 – Da Carloforte a Porto Pino

12 agosto 2014

L’Isola di San Pietro si fa trovare coperta da nuvole basse di umidità greve, pur con la brezza di Nord Ovest che dura anche nella notte. Mi e’ già successo di trovarla cosi’, comincio a pensare che sia una sua caratteristica endemica, dovuta probabilmente alla traspirazione di migliaia di animali bipedi e ciabattati. Li incrociamo quasi tutti, nell’immenso lungo porto di Carloforte, una Croisette aspirazionale rimasta a meta’ o forse a un decimo. Troppe macchine, troppe navi, troppi parcheggi, troppi edifici degni di una squallida periferia e poco paese. Hanno fatto il porto troppo grosso, ora e’ dispersivo e tutto egualmente rumoroso e trafficato.

Da qualche giorno studio il meteo in funzione della traversata verso la Sicilia. Il 14 potrebbe essere un buon giorno per muovere, senza magari arrivare a Villasimius, ma anticipando da Capo Spartivento. 165 miglia vs 140, ma con un giorno guadagnato.

Sono già 3-4 giorni in anticipo rispetto al piano pubblicato qui. Ma sta subentrando una strana voglia, quella di togliersi il pensiero, la stessa che ci fa lavorare fino a tardi per essere sicuri di beccare una scadenza.

Solo che, di questo passo, il premio rischia di essere una settimana in spiaggia ad Anzio.
Vabe’, per fermarmi un po’ in posti belli ho ancora un sacco di opportunità, vedremo.
Molliamo gli ormeggi alle 11, dopo varie spese. C’è maestrale da ieri, non preso da Lamma, Roberto dice che e’ un effetto catabatico, il suo strumento in testa d’albero segna solo 7-10 nodi, molti meno di quelli che vedo in acqua. Imbocchiamo il canale di Sant’Antioco in poppa con il solo genoa a 6 nodi. Io armo la scotta del genoa come fosse un gennaker e cammino bene, navighiamo vicini fino al calar del vento. Che poi riprende nel Sud di Antioco, poi forte su Capo Sperone, poi molla all’ombra dell’isola, poi resuscita in prua mentre approcciamo Porto Pino. La mutevolezza del vento da queste parti fa parte del gioco, ma e’ un gioco che non ti permette mai un po’ di relax, tipo dedicarsi in pace ad una secca,con 300 metri di lenza giù.

PJ, invece, è immune alla strizza e al mal di mare. Ci sono donne che non soffrono il mal di mare, ma in genere hanno strizza quando la barca ai piega o se c’e’ mare. E vicecersa. Oppure sono marinaie, ma allora vanno per conto loro. Per esempio adesso che siamo sotto 20 nodi di maestrale, PJ e’ sotto che gioca con uno specchietto, prima ha scaldato le melanzane nell’inferno di Capo Sperone e sono stato io a dirle che magari era meglio mangiarle dopo. Solo dei topi, ha paura, da quando Roberto le ha detto che nuotano e si arrampicano dalla catena.

Porto Pino ci accoglie al ridosso del promontorio di Punta Menga.La lunga spiaggia bianchissima ha dietro una fila di pini, poi un laghetto. Più giù il maestrale ha alzato la sua famosa duna, oggi troppo esposta per poter ancorare davanti. Dalla spiaggia arriva un brusio continuo, invece di barche ce ne sono pochine.

Ci riposiamo nel turchese delle acque, poi in tender raggiungiamo Aonami per cena, stasera pane cunzato e bistecche, ma soprattutto vino, chiacchiere e luna piena. E un oggetto luminoso nel cielo, che è sparito sotto i nostri occhi, una lenta stella salente, o forse una lanterna cinese, decidiamo.

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