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6 – Da Stintino ad Alghero

7 agosto 2014

La spiaggia della Pelosa, a Sud, l’isola Piana a Nord e lo stretto passaggio tra le torri di Capo Falcone ad Ovest, racchiudono la grande rada che ci ha ospitato questa notte. Ieri sera, poi, ho convinto Giovanna che a Stintino si poteva andare, ho tirato giu’ il mio fantastico tender ad 8 cavalli e in un attimo eccoci planare sulle acque calme, verso la civiltà. Scopro che la rada davanti al porto e’ una alternativa praticabile, confermo che i pontili per le barche in transito sono lontanissimi dal centro e che Stintino e’ caruccia ma priva di un cuore, di una piazza, di un centro. Sembra un posto fatto per gente che non voglia incontrarsi, se non in banchina, o in chiesa. Che ci vorrebbe a mettere una bella sala Bingo? Non capisco…

Troviamo pane, prosciutto e insalata in busta, tristezza, il pesce finirà oggi con il fritto di barracuda.
Rientriamo verso la barca, guidati dal sole che tramonta dietro ai nostri ridossi. Ceniamo sereni con i bocconcini di barracuda fritti in pastella, un goccio di Segreta, ciambelline di Ronci e mirto, per finire, sotto le stelle sarde.

Al mattino usciamo per una pescatina nel "mare di fori", in omaggio ai quelli che hanno scoperto questi posti e ora non ci sono più, ultimo dei tanti il povero Enrico.
La Torre Pelosa ci sembra proprio quella di una vecchia foto di mamma e papà, vedi il DNA che mi ha condotto qui che soprese commoventi che ci riserva?
Giovanna pesca due occhiatine, io una perchia intanata e due volte il fondo puro, quindi 3 a 2 per me. Rilasciamo tutto. Al rientro, mentre Giova si fa un bagno, organizzo la tappa di oggi. Primo, il meteo. Previsto ovest leggero, ho invece un Sud moderato, che mi rende scuro d’umore. Girerà sicuramente, basta aspettare, ma se poi non gira? Meglio prendere il mare e vedere se gira mentre vado, decido.

Secondo, il passaggio verso Ovest. Da Stintino, la prima volta che venni, il Barba ci fece doppiare l’Asinara: "passa sempre largo, sempre largo!" Era il 1983 e non avevamo neanche il loran, figurati il gps cartografico.

Nel 1998, e feci il passaggio dei Fornelli, dopo aver comprato l’apposita carta dell’Istituto, con i dromi da allineare.
Poi, sempre dai Fornelli, finché qualcuno del posto si complimento’ con me, ma mi disse che lui passava dalla Pelosa. La Pelosa e’ un passaggio più stretto, dato per pescaggi inferiori ai due metri e condizioni di mare calmo.

Beh, dopo attento esame durante la pescata e studio delle cartografie di bordo, dico che si può fare.
Salpo, giro largo in costa, poi imbocco al centro, va liscia, mai meno di 3,2 metri di acqua, e comunque di sabbia, quando comincia la roccia il fondo sale oltre i 5.
Fuori, il vento e’ in faccia, una quindicina di nodi. La solita onda cortina mi dice che non ha tanto fetch, e’ un fenomeno locale. Andiamo a motore.
Alla Punta degli Scoglietti, vengo sedotto da un fondale sulla carta interessante, 34 metri. Eroico, rallento, calando 300 metri di monel, quando leggo sullo scandaglio: 26 metri. Cazzo, devo tirar su, bel fondale però…

Prendo la canna, la sento dura, penso che sia pesce, ci organizziamo con coppo e tutto, ma mano mano che tiro su capisco che era solo la pressione della velocità che induriva la lenza. Niente, vediamo uscire saltellando il rapala sull’acqua, scarico… no, aspe’, vedo una macchia chiara sotto sotto, poi c’e’ un pesce che esce con tutta la groppa, si ingobbisce e si pappa il rapalazzo, trascindandolo giù negli abissi. Giova imbraccia il coppo con due mani e con fare da guerriera scende in pancetta. Io invece faccio in tempo ad allentare un poco la frizione, mentre la bestia mi incurva la canna e mi srotola metri e metri di filo. La fuga dura una decina di secondi, poi stacca. Io sapevo di non avere speranze e già so, recupero il mio Viper con un ancorotto piegato.

Altra passata, poi basta che il vento non permette giochi, oggi. Andiamo, randa e motore a risalire questo Sud Ovest antipatico.
Migliora un po’ solo dopo Capo Argentera, dove cala e poi rialza permettendoci di bolinare comodi. Ma quando la costa si alza in vista di Capo Caccia, devo di nuovo smotorare. Passiamo tra il Capo e la Foradada, sempre emozionante.

A Cala del Bollo troviamo Roberto e Tita su Aonami, li raggiungo con un tuffo e poi corriamo in porto, ad Alghero, che stasera arriva PJ.

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