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3 – Da Cala Portese a Cavallo

4 agosto 2014

Sono le 14 di ieri quando entriamo a Cala Portese, Caprera, Sardegna, Italia. Un luogo di cui essere orgogliosi di essere italiani, anche per la moltitudine di imbarcazioni di ogni nazionalità che la popolano. Vorrei sistemare la barca per bene, fare un tuffo e riposare un poco, tipo fino a domattina. Cerco un gavitello del campo boe, tutte prese, mannaggia.

Tralascio i posti fuori dove dovrei dare ancora, mi infilo piano tra le barche fin quasi alle boe che delimitano la zona bagnanti, ragionando di improbabili ancoraggi al limite del vaffanculo. All’improvviso, grazie alla giusta prospettiva, appare lei. Perfetta, rotonda, dura. Una boa? No, una tetta di improbabili dimensioni ed equilibrio antigravitazionale che però mi fa da faro per l’ultima boa rimasta. E’ a poppa di un motoscafo di un biondo vecchio e panzuto, attaccata, hanno messo due boe troppo vicine, ecco perché è rimasta libera.

Manovro con la massima discrezione per ormeggiare in poppa, senza costringere Giovanna in manovre acrobatiche. Ormeggio in poppa in tutti sensi, perché la tipa si libera del costume, confermando che Newton non aveva capito un cazzo.

Resto del tutto insensibile a ciò, sono invece preoccupato della vicinanza relativa, praticamente con la prua tocco i suoi due tender. Tender veri, dico, ne ha due. Uno e’ sgonfio e di dimensioni normali, l’altro ha tipo un 40 cavalli.

"Tanto i motoscafari se ne vanno" rassicuro Giovanna, e mi butto in cuccetta.
Dopo solo 3 ore mi alzo e Giovanna mi chiama allarmata, le barche hanno girato, è entrato un po’ di maestrale e con il panzuto ci tocchiamo. Risolvo recuperando a prua tutto quel che posso, ma intanto osservo meglio. Il panzuto e la sua bombastica compagna sono russi o forse crucchi, non so. Ma comunque immuni alla italica abitudine di rientrare in porto a sera. Anzi. Il quadruplo doppino che hanno a prua, il tender enorme e il rabbocco dei serbatoi dell’ acqua con le taniche che fanno al mattino, dicono una cosa diversa, questi geni staranno qui fino a fine agosto, quando metteranno il motoscafo su un camion diretto in Westfalia ed avranno completato il loro soggiorno in villa.

Vabbe’, la cosa non ci impedisce di cenare con gli spaghetti al tonno fresco e lime (meglio usare i limoni, il lime profuma troppo) e di passare una notte tranquilla.
Al mattino usciamo, passo a salutare l’amico della vela Trixarc, compagno di forum. Mi avverte di un ponente in arrivo per domani, verifico e rilevo un baffo a forza 6 sull’Arcipelago, in uscita. Questo mi costringe ad anticipare di un giorno, mi spiace un po’ lasciare questi posti di corsa, ma il vento comanda.

Ancoriamo in rada a Palau, per una breve spesa e perché non si dica che su Senza Parole non si tocca mai terra. Offro a Giovanna l’opportunità di uno struscio in paese, ma stranamente, carica di buste, rifiuta.
A mezzogiorno e mezza siamo di nuovo in mare, ancoro a Cala Granata per un bagno e per consumare il ceviche di tonno che ho preparato ieri. Poi il programma e’ di arrivare alla Isola Piana, passando a traina per il Posto Buono, ma il fato crudele sotto forma di 25 nodi di maestrale contro mi concede una sola passata. Passo, sto già per dichiarare pesca finita, quando la canna si anima. Non parte la frizione, ma picchia giù, la prendo e’ pesce! Recupero, Giovanna coppa, ma purtroppo non è il solito dentice, e’ un barracuda. Non ricalo, quest’anno va così, piuttosto do genoa e mi impegno a risalire verso la Corsica.

A doppiare Lavezzi non riesco, allora costeggio ad Est Lavezzi e Cavallo con l’intento di arrivare ad Isola Piana per il passaggio della Piantarella, in pratica tornando indietro, ma ridossati dalla Corsica.
Poi mi arriva il messaggio di Trixarc che si sono fermati a Porto Pozzo, e allora mi faccio sedurre dalla calma di Zeri, a Cavallo, dove il vento scema di colpo e dove trovo un francobollo di mare dove forse entro e posso passare la notte.

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One Comment
  1. Gommonauta permalink

    Salutami a casa. Riempiti gli occhi per me.

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