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Domenica di bel tempo

20 luglio 2014

Matteo e Belinda ci ospitano per cena nella loro bella terrazza, sopra il Bellavista. Da lassu’ il paese si vede dall’alto, i suoi tetti, la cupola della chiesa e il porto, vuoto in rada fino all’arrivo della nave.
Oltre, lo sguardo si posa sulla cala del Frontone, piena di barche fino a molto oltre lo Scogli Ravia. E’ un ideale abuso edilizio di villette galleggianti che circonda il paese e lo chiude lato mare. Piu’ in la’, l’abuso si dirada un poco verso il Core, da qualche parte ci deve essere anche Senza Parole, ma distanza a parte credo di averla infilata dove da li’ non si vede.
Dopo cena ci mischiamo alle moltitudini dell’isola, veramente piena in ogni sua manifestazione commerciale. Penso che la maggior parte delle persone conosca Ponza cosi’, strapiena e mondana. Per noi invece e’ un eccezione, un mese all’anno di pazzia, in una solitudine altrimenti ordinata e tranquilla.
Incontro perfino un paio di Amici della Vela conosciuti al Giro d’Italia dell’anno scorso, i mitici Supersuba e Klaus, detto anche Lo Ziu Belu. Supersuba e’ autore dei piu’ assurdi e ironici video-tutorial di pesca sul web, un idolo assoluto.
Quando s’e’ fatta una certa, torniamo al tender, ritrovandolo miracolosamente intatto in ogni sua parte e altrettanto miracolosamente ritroviamo Senza Parole, lasciata alla guardia attenta e sorridente di Barbapapa’.
In una giornata di calma assoluta, alle 3 di notte si scatena la furia del vento: il Ponente improvvisamente si anima, scende giu’ dallo spacco della montagna, stira la catena e strattona sopra la mia cabeza dormiente a prua. Maledicendo l’ordinanza che mi vieta il porto, esco in mutande e torcia, nel rollio allungo il calumo con uno stroppo di cima, poi resto un po’ a guardare in pozzetto altre barche vicine che operano manovre simili.
Al mattino e’ tutto calato, mi sveglia lo yodel di un testa di cazzo accanto. Troppe barche, questo weekend di previsioni buone ha tirato fuori dai loro buchi tutte le barche del mondo. C’e’ la coppia accanto che dorme in un gommone pontato, alcuni Mochi Craft anni 80, altri motoscafetti anni 60 con i telai del parabrezza in legno coppalato, fino a 4-5 navette da crociera di quelle da 50-60 metri.
Ci leviamo di torno alle dieci, piano piano arriviamo a Zannone, al Varo, nell’acqua ferma ancoriamo e girelliamo un po’ in tender. Sale a bordo una occhiata che non si puo’ non trattenere, finira’ in padella seduta stante.
Poi c’e’ un po’ di scirocco che ci seduce e ci abbandona a poche miglia dall’ormeggio, che come sempre da’ Ponente. Bene, che stavolta l’ha fatto tutto PJ da sola, la prossima volta proviamo con le barche attorno.

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