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Giornata sgrunt di lavoretti

11 luglio 2014

Era partita benissimo. Alle dieci, dopo un paio di clienti in laboratorio, ero gia’ in moto. Giornata di cielo blu e fresco da giacchetto, volavo verso la Pontina attraversando una citta’ primaverile. Riflettevo sul mio gennaker, distrutto quest’estate, sostanzialmente irreparabile, a meno di non accettare di tirar su un arlecchinata di toppe.
Il bravo velaio di Borgo Sabotino mi ha fatto la sua offerta per uno nuovo. Verrebbe quanto pagai il vecchio, piu’ iva. Questa iva mi pesa, fantasticavo sulla Colombo, potrei scaricarla sulla ditta. Si vabbe’, ma come giustificare un falegname che compra un gennaker? Potrei comprare della tela di nylon blu, ridevo sotto i baffi, cucita, per far delle tende, o dei mulini a vento, o dei generatori eolici vintage chic. La fattura avrebbe la sua giustificazione, poi potrei costruire dei prototipi con la tela di quello rotto, metterli sul sito, farli girare a bottega, giusto per coprire la fattura con un po’ di sviluppo e R&D. Poi chiaramente, nei miei sogni di motociclista, avrei fatto fortuna vendendo davvero mulini con le pale di legno e nylon, di tutte le taglie, dal raw land alla girandolina da bambino. Era fatta, pensavo.
Poi, sono arrivato a San Felice, ho smazzato un po’ di viaggi da e per il supermercato e ho cominciato a sistemare qualche cosetta.
Lo stereo, andavano due casse su 4. Quelle dentro, non ero mai riuscito a smontarle. Alla fine la griglia doveva saltare per forza, e cosi’ e’ stato, peccato che il telaio era invece avvitato. Possibile che per smontare un altoparlante tocchi togliere la sola gratina di metallo? Apparentemente si, solo che poi non sono stato piu’ cazzo di rimetterla. Ho sempre amato i coni degli altoparlanti a vista.
La cassa fuori e’ stato piu’ complesso. Ai contatti si accede smontando un pannello in fondo alla cabina di poppa. Lo faccio, ma sono a posto. Uhm… Vado all’altro capo, lato stereo, i contatti sono ok. Allora e’ la cassa. La smonto, il cavo che va dal contatto al cono e’ completamente ossidato, si sbriciola sotto i miei occhi.
Perso per perso, ci provo. Prendo un pezzo di cavo e lo saldo al cono, poi al contatto. Va. Incredibile.
Bagno. Flessibile del doccino mezzo rotto. Ho il ricambio, ma non e’ il suo. Torno dal ferramenta col campione, con raccordi vari riusciamo a riprodurlo, poi dopo solo nove tentativi con e senza teflon riesco a montarlo senza che perda.
Cucina. Ho la cucina che fa fumo. Ho pensato di cambiare gli ugelli. Vado al ferramenta: mi dice eh, mi devi portare il campione. Ci torno nel pomeriggio, con il campione. C’e’ il vecchio. Prende il calibro, misura i campioni, cerca nella scatola, non ne ha manco uno. Vaffankiulo. Dice “ma perche’ devi cambiarli? Fa fumo? E’ l’aria, devi controllare l’aria”. Vado. Smonto la cucina. Due viti vengono da sole che non prendono piu, ma quelle dei fuochi sono ossidate marce dentro il corpo in ghisa dei fornelli. Vado di cacciavite a percussione, una sembra girare, ma e’ solo la testa, che salta inesorabile. Credo di aver detto accidempolina.
Attraverso altre simpatiche esclamazioni, riesco alla fine a sollevare il piano di cucina e l’orrore mi si para innanzi. Il tubo del fornello grande e’ fradicio, ti credo che entrava troppa aria! Richiudo tutto, sul gas non metto mano con le mie pecionate. Ora sono con un solo fuoco, e con l’urgenza di comprare una cucina nuova (ho visto i costi, siamo sulle 7-800).
Chissa’ se posso scaricare una cucina basculante sulla ditta, potrei vendere mulini rotanti con sotto una cucina basculante, aspetta che ci ragiono un po’ e lancio il business…

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2 commenti
  1. Franco permalink

    una splendida e vivace descrizione dei nostri tormenti! Quanto lavoro per qualche ora di libera uscita a mare , ma per me ne vale ancora la pena. Complimenti per lo stile, coinvolgente ed allegro.
    Per la questione di scaricare i costi……che tentazione avuta tante volte, vedo adesso di ragionare sulla faccenda dei mulini, sembra buona , così a naso …:-)

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