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Confinati

28 giugno 2014

La sera di ieri, dopo un po’, diventa notte. Atterriamo dopo quattro ore e mezza di navigazione, passate veloci in chiacchiere. Sono le dieci passate quando imbuco lo scavo nel tufo che forma l’ingresso nel Porto Romano. Un charter napoletano e’ entrato da poco, ha ancora le luci di via. Lo accosto delicatamente, c’e’ un uomo in banchina e Michele a prua che si da’ da fare con la trappa. Fin troppo facile.
I cuccioli si svegliano, scatta una pasta tardiva, e’ l’una quando mi butto a dormire.
Il mattino sorge alle 8, che ho ignorato la chiamata della prima luce delle cinque. Scendo in paese, per tramite della palanca stesa da prua verso il molo. Compro pasta, caffè e prezzemolo. Poi rientro, faccio acqua, sotto stanno lavando i piatti della colazione.
Riscendiamo tutti insieme, facciamo tappa da Fabio, il miglior libraio d’Italia. Compriamo le letture estive, come da tradizione. Mi spiace partire, stasera ci sarebbe la serata finale del festival di letteratura, una roba che ho visto un paio d’anni fa, molto suggestiva.
Scrittori che leggono i versi appena scritti, nella settimana di festival, qui sull’isola. Tu ti sdrai sotto le stelle, nella selva verso il faro, e ascolti, ed e’ come leggere al buio.
Questa isola dalla sabbia napoletana, scura, ancora fa respirare una sindrome da confino. Un confino iniziato con Giulia, figlia di Augusto, e che oggi e’ volontario, una ricerca di intimita’ e riservatezza, di isolamento. L’idea che le persone vengano qua, per scrivere, richiama fin troppo il Manifesto di Ventotene, le parole di Spinelli, che faccio rileggere a Mara e a Teresa, sulla stele di fronte al bar degli aperitivi. Fabio vende delle cartoline, con la foto di tutti i confinati nel giorno della liberazione. Facce d’una volta, segnate dall’isolamento, con il vestito della festa. Non tutti sono stati riconosciuti, ancora, non capisco se e’ stato un ritrovamento recente, ne resto comunque impressionato.
Usciamo, ancoriamo per un bagno lato Cala Nave, poi ci consoliamo con degli spaghetti al pesto. Salpiamo subito dopo, sta alzando il vento e vale la pena muovere prima possibile, prima che l’ovest si stabilisca dritto sulla nostra prua.
Dopo 5 ore, molte chiacchere, qualche pennica, bordi e anche un pizzico di motore alla fine, arriviamo nella movida di Ponza, Frontone, solita mia mattonella, giusto un po’ piu’ centrale.
C’e’ tutto: il vicino preoccupato che manifesta timidamente i suoi dubbi “nel caso un’ancora mollasse”. I coatti che urlano, i catamarani che fanno festa sotto riva.
Ceniamo, in barca. La seconda di fila, la cambusa se ne sta andando, prevedo domani rimbocco alle Forna. Gli e’ che stanotte mette a scirocco, domani la passiamo di la’, temo. Spero di avere almeno il tempo di buttarmi a recuperare l’orologio, mi e’ sparito dopo una doccia da vero uomo, quella con risciaquo in mare. Ci tenevo, forse se mi tuffo alle sei…

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One Comment
  1. Gommonauta permalink

    E’ che anche dopo tanti anni, la doccia da vero uomo, quella con la mossa, ancora sei incerto nel farla…

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