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Siamo ancora qua (non so per quanto)

15 marzo 2014

Svegliarsi dal torpore invernale, scrollarsi di dosso il piumone del weekend, idolo degli ultimi mesi, obbligarsi ad affrontare gli elementi di scomodita’ che secoli di progresso hanno soppiantato: questa e’ la vela di marzo.
Abbandonare l’hard disk con le serie americane da vedere di filato, il camino e la cucina nuova, le tirate fino a mezzogiorno in pigiama e a quel punto, certe volte, anche oltre, fino a doppiare il capo del pranzo ed arrivare fino alla notte, passando pure per la pennica di pomeriggio.
Alla fine, uno si obbliga, non si sa bene perche’, forse e’ quell’arietta che si sente a Roma nelle belle giornate che annunciano la primavera, o il caldo che si sente quando si lavora nelle case ancora inutilmente riscaldate. E quindi si va, si va quando le previsioni non consentono scuse: onda massima 30 cm, sole o poco nuvoloso, pure un po’ di ponente per andare e tornare. Si va, a Ponza, con PJ che gia’ ha espresso il suo desiderio per la cena, il ristorante in banchina di fronte a Ciccio Nero, mi pare si chiami La Scogliera, sono cosi’ arrugginito che neanche i nomi, mi ricordo.
Andiamo, con il pensiero di aver trascurato Senza Parole per troppo tempo, il pensiero di trovare qualcosa che non va in piu’ oltre alla lista di cose che gia’ ora sono da sistemare.
Salpiamo, PJ al timone tira la barca fuori, poi slalomiamo tra le secche all’uscita del porto ed infine siamo fuori. C’e’ il vento giusto, incredibilmente un paio di altre barche, che pero’ non turbano l’idillio del mare vuoto e liscio. Ancora ricordo come si fa a dare randa, poi srotolo il genoa: alla via cosi’.
Si va bene, fa un po’ freddo, all’ombra delle vele, in questa rotta Sud che oscura il sole. Quando si approssima Zannone poggio un po’, il pomeriggio e’ lungo e una passata a traina vale la pena tentarla prima di gettare l’ancora a Ponza. Zoommo un po’ sul navigatore, a immaginare la rotta giusta ed ecco la sorpresa, non vedo batimetriche ne’ il dettaglio della costa, sono praticamente cieco. L’apparecchio non legge la scheda SD, e, apparentemente, la colpa non e’ della scheda, forse dell’adattatore, mi illudo.
E’ sicuramente a causa di questo deficit tecnico che giro emozionandomi soltanto per rapidi incagli del rapala tra le alghe o per concitate schivate di reti, oggi onnipresenti.
Vabbe’, che mi frega della pesca, adesso mi vado a piazzare nella rada del porto, accendo il webasto e mi butto in cuccetta, penso. Eseguo alla perfezione, ancorando in una rada vuota, l’unica altra barca e’ a Frontone. Gonfio il tender, accendo il riscaldamento, mi libero dei vestiti al calduccio della cuccetta, ed ecco che un paio di colpi di clacson si frappongono tra me ed il materasso. Esco in mutande, e’ la Guardia Costiera. “Qui non potete stare”
Mi guardo attorno, sono pecione, ma non al punto di non riuscire a centrare il quadrilatero delle boe di Ponza, sopratutto in assenza di contendenti.
“Le boe ci sono ancora, ma l’ancoraggio e’ vietato, ordinanza numero 2 di quest’anno, potete andare a Frontone, a Chiaia di Luna, ma qui non potete stare”.
Ringrazio per la cortese informazione i gentili ambasciatori della Capitaneria e mi chiedo cosa ancora possiamo fare per farci del male, in questo paese. Penso al turismo, all’ospitalità, al concetto di porto come luogo di accoglienza del navigatore, al fatto che, ora lo posso rivelare, quella e’ l’unica rada dove si dorme decentemente sull’isola. Penso ai disagi che gli yachtsmen erano disponibili a sopportare, pur di stare qui: gente che arrivava alle 4 del pomeriggio, chi si foderava di parabordi, chi vegliava tutta la notte, chi se ne fregava ma magari rischiava la barca. Tutto cio’ vietato, per troppo successo, devo supporre, ed incapacita’ di governarlo.
E cosi’, viene voglia di mollare, di lasciar perdere, di cominciare ad evitare posti che ho amato ma che cominciano ad annoiarmi, se ti respingono pure adesso che arrivi qui a morirti dei freddo per il gusto di godere di una passeggiata, di un pescetto al ristorante o di una notte calma circondati dall’acqua. Scrivo dondolando al Frontone: pure con il mare calmo e senza traffico qui si rolla. Grazie.

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5 commenti
  1. Anonimo permalink

    più passa il tempo e meno riesco a capire questo cavolo di paese,che funziona al contrario.
    in un pewriodo di crisi come questo,invece di incentivare i consumi con un pò di cortesia,ci scacciano a calci nel sedere. considero ponza uno dei posti più belli del mondo,ma sto pensando seriamente di non metter più piede sull’isola proprio per questi motivi.
    perchè ci costringono ad odiare ciò che di più bello abbiamo?
    this is italy………………..

  2. Gommonauta permalink

    Il simpatico sindaco vigorelli?!

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  1. Torna la fonda nel porto di Ponza, ma… | Vela Senza Parole

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