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Giretto

13 ottobre 2013

Mi sono imborghesito. Passo il sabato sera a casa, faccio tardi a guardare film in DVD, quando al mattino mi sveglio e’ tardissimo: le otto meno venti.
Un leggero mal di testa mi toglie pensieri di uscite, quindi faccio colazione con comodo e torno a letto. Ma dopo poco, recupero le energie sufficienti a stanare, sgrullo PJ dalle lenzuola e alle nove siamo in auto, rotta San Felice Circeo e 610 alla radio.
Non si fara’ in tempo a raggiugere le isole, ma magari do’ un’occhiata alla barca, la sposto nella banchina piu’ interna, prendo un po’ d’aria.
Ci hanno gia’ pensato i cari ormeggiatori, a spostarmi. Ora sono avanzato di un pennello, ma la mia posizione e’ “ultimo fori”, cioe’ non ho banchina a poppa… E’ che ci sono ancora troppi motoscafi, ma perche’ non mettono in secca? Usciamo subito, neanche il tempo di sistemarci.
L’acqua e’ torbida torbida, addio agli azzurri estivi. Giriamo un poco il monte, nella fanga, a tentare una preda smarrita. Poi esco, rotta Sud, in breve una brezzetta da Sud Ovest mi chiama alla pugna: fuori la randa (fatica, quanto basta poco a perdere la forza), fuori il genoa, via il motore.
Si va in bolinetta, a volte traverso, in velocita’ turistiche tra i 2 e i 4 nodi. A prua si stagliano nette Palmarola, Ponza e Zannone, sembrano vicine. Il poco vento, pero’ non mi consente una prua su Zannone, troppo sottovento, perderei il poco di apparente che ho e addio pace. Cosi’ proseguo, nell’acqua piatta e nel mare vuoto di ottobre. Superati i pescatori sottocosta (a calamari), solo un paio di navi lontane.
Si va, ci si appennica, ci si scalda appena il sole passa al Ponente delle vele e torna ad illuminare il pozzetto.
Sono quasi le tre quando decido di strambare. Zannone e’ a 4 miglia, troppo lontano per raggiungerlo ai 2 nodi che faccio. La manovra sveglia per un secondo PJ: “mi shono addormenta…” ta! ripiomba nel suo sonno.
Mure a sinistra si va meglio, e’ una andatura piu’ stretta, il vento e’ salito. Ora sfrecciamo tra i 5 e i 6 nodi.
Bello. Bello ancora di piu’ quando la canna leggera parte velocissima: ogni volta penso che sara’ un pesce grossissimo che rompera’ tutto. Dunque arresto la barca andando prua al vento, poi PJ improvvisa una cappa filante perfetta, che lasciamo all’autopilota. Io recupero, non e’ un tonno da 30 kg, ma la solita simpatica lampuga. Attendo il coppo preparato dalla mia mate, poi passo la canna sopra al bimini avvolto e anziche’ recuperare filo, indietreggio io. Ho un filo sottilissimo e non mi piace irrigidire la lenza lasciando troppo poco terminale fuori. Solo che il pesce si mette di fianco alla barca, vede la rete di PJ e fa di tutto per sfuggirla.
Alla fine riesco a indirizzare la canna piu’ verso il centro del pozzetto, scapolando il paterazzo, e cosi’ la bella, solita lampuga entra in carniere.
Arriveremo alle cinque, prevede il GPS. Noi vorremmo gia’ essere a casa, l’idea della Pontina non ci esalta.

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2 commenti
  1. eugenio permalink

    …complimenti davvero!! Descrizione spontanea per nulla incentrata sull’ estro espositivo e percio’ ancora piu’ efficace…
    Mare calmo e vento in poppa.
    Eugenio

    • Grazie Eugenio, sono solo appunti minimi, pero’ presi “a caldo”, in diretta, senza filtro.

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