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Una tranquilla navigazione da Macinaggio a Calvi

21 agosto 2013

La serata di ieri preannunciava bonaccia consolidata, e invece con il buio e’ risalito il Grecale. Tutta la notte, ha soffiato, ed anche al mattino. Un abbozzo di smollo, verso le undici, mi ha fatto settare la barca per la partenza. Operazione complicata, fuoribordo tirato su con la drizza spi, da prua, tramite un nuovo vicino, simpatico e capace.
Finito tutto cio’, il mare s’e’ rifatto bianco di vento e ho rimandato la partenza. Meteo France prevede ancora da 4 a 6, localmente 7. Lamma e’ di nuovo bloccato, ultima corsa del modello lunedi alle 13, non ho quindi il conforto di sapere dove sara’ questo 7, magari alla Giraglia. Io con forza 6 non mollo, e’ una mia regola, tanto piu’ in un mare del genere e senza una prospettiva certa d’atterraggio. Perche’ il piano era Calvi, 45 miglia lontano, che cominciano ad essere troppe a quest’ora.
Mi manca il coraggio e tanto piu’ sto qui dentro tanto piu’ si alimenta questa spirale di timore.
Dormo, perfino. Qualche minuto appena. Quando mi sveglio, e’ l’una, il vento e’ un po’ calato e il mare ha un altro aspetto, quello della bonaccia in arrivo. Lamma, redivivo, mi conforta. E allora salpiamo, e’ tutto pronto.
Togliamo i parabordi in mezzo ai cavalloni della spiaggia, motore e prua a Est, scapoliamo Finocchiarola e finalmente possiamo spegnere e dar vela. E’ PJ al timone fin da subito, le insegno come prendere le onde, se la cava benino. Passata la Giraglia, tocca accendere per un attimo, che si va a 3 nodi.
Poi sento il motore che va in trascinamento, provo a spegnere, 6 nodi! Perfetto. Mi metto in rotta per Calvi, distante 39 miglia. C’e’ da poggiare un po’, sostuisco il genoa con il gennaker. 6 nodi, 7 nodi, 8 nodi… Arrivo ad un massimo di 9,8 nodi, devo stare al timone per controllare le straorze, ma va tutto liscio. In mare non vediamo nessuno, solo delfini, PJ entusiasta.
Quando mancano 15 miglia, copribili in un’ora e mezza, la vela si sgonfia, orzo per farla riprendere, poi cazzo, va, poggio, non va, passo insomma alcuni secondi tra timone e scotta per cercare di riprenderla.
Cose che succedono, ma stavolta non si ripiglia. All’improvviso si gonfia, sembra che vada e invece crolla a mare. Vado subito all’orza, e corro a prua, penso che la drizza abbia ceduto.
Invece e’ la caduta di poppa che si e’ agganciata alla crocetta alta e s’e’ sgarrata fino giu’. Cazzo. Riusciamo a portare la vela a bordo, mriacolosamente a sciogliere l’impiccio, senza farci male e senza ulteriori danni. Vacanza finita per genny e lavoro per il velaio.
Do genoa. Ci rilassiamo. Parte la canna. A seimila. Dev’essere un tonno, di quelli grossi, che modula il suono della cicala seguendo la musica delle sue fughe. “Vai all’orzaaaaa!!!” “Togli genoaaaa!!!”
Facciamo tutto bene. Anche il pesce, a frizione stretta, viene. Ci tiro i gommoni, con questa canna, vuoi che non viene il pesce? Metto la seconda velocita’, per la prima volta. Arriva. Ecco il terminale, che va giu’ dritto nel blu. Recupero. Aggalla a lato della barca, e’ un tonno come non ne ho mai presi. Oltre i 30 chili di certo. Resta per un po’ li’, di lato, vincendo la forza della barca. Poi rientra, il raffio l’aspetta, lo aggancio sotto le branchie.
Quello che non mi aspetto e’ la reazione, provo a tirarlo a bordo, ma e’ piu’ lui che tira me in acqua. PJ ha il divieto di scendere in plancetta, se cadiamo in due siamo fritti. Mollo la canna e con la sinistra mi attacco al balcone di poppa per fare forza. Il pesce scoda verso l’altro lato della barca, la canna sta per cadere, non so che succede ma il raffio resta vuoto e il filo tagliato.
Il gancio del raffio e’ piegato dalla forza del pesce, io di piu’ non potevo fare, perlomeno senza rischiare guai maggiori.
Non riusciamo a togliercelo dalla mente, la lezione e’ servita: portare il gennaker a 10 nodi, pescare con questo mare, ci vuole maggiore prudenza. Proseguiamo attenti, con la sola randa prendiamo 7 nodi, oramai in poppa piena. Ancora parecchio mare, preoccupazione per dove mettersi, la rada di Calvi’ e’ esposta, il porto certamente e’ pieno.
La cala di Agajo, all’estremo opposto della baia, sulla carta ridossa mare e vento, sempre piu’ orientali. Arriviamo dopo il tramonto del sole ed in tempo per il sorgere della luna, sono le nove e siamo un po’ stanchini.

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2 commenti
  1. Gommonauta solidale permalink

    Giornatina…

  2. Che ansia!!!!

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