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Erbaju e Santa Teresa di Gallura

16 agosto 2013

Il dentice con la patata viene interrotto sul finire dai vicini del catamarano, un Nautitech 52 le cui murate arrivavano all’altezza della mia prima crocetta. Ubriachi, si lamentano della troppa vicinanza, gli dico che mi sposto, accendo le luci di navigazione, continuano a lamentarsi. Valli a capire. Comunque fa piacere anche a me allungare un poco le distanze, anche perche’ m’ero scelto l’avversario piu’ grosso della baia. PJ suggerisce di andare nella cala accanto, che avevamo adocchiato durante la traina serale: l’enorme Erbaju.
Nottetempo giriamo il capo, per calare su 10 metri di sabbia ottima tenitrice. Lontani da tutti, riusciamo a dormire, anche subendo meno rollio che a Roccapina. Tutti meno che PJ, la principessa Pina di Roccapina (Pina Junior, per l’esattezza) evidentemente poco abituata alle ristrettezze della cabina del Principe Pescatore dei Sette Mari, un cacciatore di pesci e sopratutto di dote.
Al mattino, il fondo di bella sabbia sui 10 metri m’ispira pesca a bolentino. Calo un vermetto sul fondo e immediatemente prendo un bel suricio, anche detto pesce pettine. Sobillo il Prof, in un paio d’ore ne prendiamo una decina, tra surici e rombetti. Risolto il problema di cambusa, ci incamminiamo verso le bocche. Prima a motore, poi randa e genoa, poi randa e gennaker, poi randa e motore, poi randa e genoa. Le condizioni prima e dopo Capo Fenu sono completamente diverse: passiamo da 8 nodi da W ad una quindicina abbondante da SE. Ci si adatta cambiando vele in continuazione, e di conseguenza tipo di pesca, dall’impegnativa pesca a fondo alla piu’ rilassata a galla.
In piena bolina nelle Bocche mi metto a friggere i pescetti impastellati, buoni, anche se non so come fare ad attaccare la pastella alla pelle ancora brumosa. Il risultato e’ che si cuociono, ma manca la quasi del tutto la pastella croccante intorno. Arriviamo comodi con prua Capo Testa, uno stocchetto verso Est e siamo giusti per l’ingresso nel porto di S. Teresa di Gallura. Abbiamo voglia di riposo, di dormire bene, di avere acqua a volonta’, di rifornirci di pane, insalata, pomodori.
Purtroppo, il quantitativo di riposo che un ormeggio forinsce e’ sempre meno del culo che ti devi fare. Intanto devi entrare, mettere parabordi, preparare cime. Oggi poi c’e’ stato il Mistero della Trappa incrociata, sono stati mezzora senza raccapezzarsi del perche’ tra me e la barca accanto si formavano due metri di vuoto.
Poi scendi il tender, lavi la barca, fai acqua, butta l’immondizia, fai la spesa, vai a pagare, uhhh che camurria! Alle otto, finalmente, c’e’ il tempo per fermarsi. E stappare una birretta.

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