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Isola Rossa e Asinara

13 agosto 2013

Il Marina di Isola Rossa, per euri 49, ci accoglie come di consueto. Tre marinai per noi, due trappe, acqua, luce e una banchina troppo alta, che conferisce senso alla passerella che inutilmente porto imbullonata per undici mesi all’anno.
Ci abbandoniamo a lunghe docce, prima dello struscio serale. La cena fuori diventa quasi un obbligo, che si sono fatte le nove e nessuno ha voglia di cucinare. Scegliamo il ristorante piu’ scrauso, escludendo il disco-pub karaoke pizzeria “il Coccodrillo”, pur di piacevole aspetto. Anche la cena viene euri 49, in quattro. Tutto viene euri 49, a pensarci prima potevo fare un salto in gioielleria.
Altra caratteristica del luogo: e’ pieno di maschi spingitori di carrozzine. Quasi tutti, scottati dal sole, in maglietta e calzoncini, spingono carrozzine con mogli stanche a fianco. Mi viene voglia, per non essere da meno, di comprare una carrozzina per spingere anche io. Ci metto dentro il dentice, col muso di fuori, la copertina rimboccata e spingo. E se mi dicono qualcosa: “beh, che ciai da guarda’? Tu spingi un ragazzino, io cio’ questo.”
Al mattino, rabbocco di spesa, acqua ai serbatoi e si va verso l’Asinara. La rotta passa come al solito dalla Secca di Castelsardo, dove assistiamo a due strane partenze della canna, senza traccie di fondo. Giriamo un po’ tra le reti, pesce si vede sull’eco, ma li’ resta.
Navighiamo un po’ a vela, un po’ a motore. Scopro che l’Asinara spatta il maestrale in due, andando mure a dritta viene in faccia da Ponente, sulle mure a sinistra, gira da Nord. Il risultato e’ che a 3 miglia (di 26) diamo motore, verso Cala Trabuccato.
Ci sono altre 4 barche 4. Ma moltissime capre e ancora di piu’ saraghi. Poi occhiate, cernie, corvine, orate… Pinne Nobilis (nacchere) ovunque. Crescono, se non s’ancora, crescono. Il Professore e’ estasiato, Camilla pure.
Quello che e’ incredibile di questo posto, e’ il silenzio. A parte i ragazzini italiani del catamarano a fianco, che si fanno sentire piu’ degli asini e dei caproni, c’e’ una pace, che all’alba del Ferragosto 2013, ci sembra una cosa preziosa.

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