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Traversare sulle strisce

4 agosto 2013

Da quando ero piccolo, ho un sogno ricorrente. Scendo giu’ in spiaggia – ad Anzio, la mia spiaggia e’ Anzio – e a mare c’e’ una visibilita’ spettacolare. Si vede la sponda di la’ dal mare, sono isole frastagliate e piene di cucuzzoli, si vedono altissime e vicinissime. Si vedono cosi’ vicine che d’improvviso il mare di casa e’ qualcosa di nuovo, selvaggio e avventuroso: la vicinanza non e’ solo ottica ma reale, in queste isole ci si arriva, ci si naviga attorno si possono ammirare le rocce altissime e la vegetazione sulle cime.
Tutto deve originare dal fatto che ogni tanto, rarissimamente, si riuscivano a vedere le Pontine. E poi ci fu una volta, rarissima anche quella, in cui venni pprtato a Palmarola da papa’ e mamma. Ero piccolissimo, una gita giornaliera a base di traghetto, gonfiata dello Zodiac allo scivolo di Ponza, rapido giro e subito di ritorno con la nave della sera.
Forse e’ per la curiosita’ di vedere cosa c’e’ al di la’ del mare di casa che sono 4 anni che traverso il Tirreno, di questi tempi. Oggi, come lo scorso anno, ci sono con me il Maestro e PJ.
Come lo scorso anno si cena da Erminio, avendo fatto tardi per salpare al pomeriggio, invevitabilmente. Ricalcare le mie stesse orme mi preoccupa un po’. Per questo, dal Circeo, sto facendo prua per Caprera, provo a rinunciare al mio classico arrivo a Porto San Paolo, ridossato, si, ma anche sufficientemente inutile da costringerci a navigare tutto il secondo giorno per raggiungere l’Arcipelago. Quindi 163 miglia contro le 153 per Tavolara, che ridossa, ma non e’ vero arrivo, anzi, non s’arriva mai, una volta raggiunta!
Salpiamo dopo le 23, PJ al minuto uno gia’ soffre la mancanza del “letto di casa” e pianifica gli acquisti da fare in Sardegna. Ma come, abbiamo 160 miglia davanti e gia’ pensi alla terra?
Dice cio’ l’anegozite, una sindrome che lo scorso anno se la stava per pappare, dopo solo una decina di giorni senza shopping. Ma l’anegozite e’ come il morbillo, lo puoi prendere una volta sola, le spiego.
Poi si lamenta che ha freddo (in camicia da notte), allora la spedisco in cabina a dormire.
La raggiungo verso le due e mezza, lasciando su il Maestro. Dormicchio un po’, nel cigolio di qualche legno. Esco verso le 4. Andiamo pianino, sui 4-5 nodi in bolina larga.
Quando inizia il chiarore dell’alba, accendo il motore. 7 nodi, 2500 giri, un po’ tantini per come m’ero abituato. E’ per cercare di evitare la seconda notte in navigazione, almeno in parte. O forse per non far preoccupare chi e’ a terra, non so. Che’ in realta io sto bene qui in mezzo al mare, farei pure 3 nodi verso una destinazione fantasiosa, se potessi tranquillizzare chi mi segue da terra. Satellitare, tu mi tenti.
Alle 9, parte la canna del Maestro, il pesce si prende tanto filo e poi ci saluta, slamandosi. Sara’ l’unica occasione?
Proseguiamo, dormicchiando alternati. A ora di pranzo rallento, apparecchiamo la tavola, stiamo per sederci… Parte un’altra canna, e’ alalunga, 5 o 6 kg, questo serve a rimpolpare la cambusa!
Verso le 16, abbiamo davanti due barche, immobili. Rilevamento costante, ma sembrano ferme. Come scogli. Questo mi fa venire in mente una cosetta: il K2!
Cosi’ viene chiamata la secca a mt 32 che si erge su un fondale di mille metri e piu’, a sessanta miglia dalla Sardegna. Lo cerco sullla carta, e’ sulla rotta! Le barche ferme sono pescherecci. Deviamo un poco, il Maestro e’ curiosissimo di vedere questo posto. Che ha anche una fama sinistra di luogo di incontro di contrabbandieri (mi sa tanto di cazzata). Tentiamo quasi ogni tecnica contemplata dallo scibile alieutico, senza frutto. L’ecoscandaglio non segna molto pesce e non troviamo il cappello della secca dove indicato nella carta, se lo saranno fottuto i contrabbandieri? Sono quasi le 18 che riprendiamo la rotta, mancano 63 miglia a Caprera e cominciamo a vedere Tavolara, illusorio sembiante di terra vicina.
Piano piano si vede terra corsa e altra Sardegna, piu’ a Sud. L’orizzonte pieno delle isole del sogno.
A cena, un tonno porta un po’ a spasso l’esca del Maestro, poi sputa e se ne va. Alalunga alla piastra con la salsa prezzemolo e capperi di Filicudi, tartare con l’erba cipollina di casa mia, insalata by PJ e alcune fette marinate al limone, rivedibili. La piastra vince: vengono tipo fettine belle rosolate, bono ‘sto pesce, sembra pollo.
Poi, ciambelline di Anzio: va bene traversare ma portiamoci dietro le cose importanti.
Alle 3 e 30 ancoriamo a Cala Portese, Caprera, dopo 28 ore di navigazione, pesca, cibo e chiacchiere.

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