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Core, Inferno e Varo

14 luglio 2013

Oggi si rientra, dopo quasi 5 giorni passati su Senza Parole. Quando ci si avvia, non si vorrebbe mai smettere. Poi il pensiero delle operazioni di chiusura della barca, che un po’ pure loro rompono.
Pero’, pero’, dovrei essere di nuovo a bordo martedi, dopodomani, al punto che vorrei rischiarmi a lasciare il frigo acceso.
Passiamo la notte a Cala del Core, insolitamente zeppa di barche. Stasera Ponza e’ una immensa rada che va dal Porto a Cala Gaetano, piu’ barche dello scorso anno, piu’ barche, direi, di sempre. Ci sono quelli con la barca o il gommone nuovi, quelli con quelle cosi cosi’ e quelli che tirano fuori attrezzi rugginosi improbabili, magari per un solo weekend, uno di questi di bel tempo. A bordo si discute sulla scarsa correlazione tra recessione e numero di barche. La mia opinione e’ che gli economics della gita in barca, nonostante tutto, siano di gran lunga convenienti, se rapportati al valore che propongono. Dunque prevedo ulteriore crescita nel futuro, che non sara’ una crescita della produzione perche’ le barche durano tanto, tanto piu’ di quel che si pensava 40 anni fa. Sara’ una crescita del mercato del turismo in barca, via via che saranno rimossi i vincoli culturali: mal di mare, paura del mare, pregiudizi classisti. C’e’ ancora un sacco di persone in spiaggia e relativamente poca in mare. Povere isole, forse non reggeranno all’impatto.
La strategia di oggi vede la colazione al Core, ma gia’ prima della fine mi sposto a Cala Inferno, che divido solo con Giorita, la bettolina de Le Forna.
Qui bagni e tender per tutti, io mi immergo un po’ e vedo la solita cucciola di cernia, non sono ancora finite. Alle 11 ci spostiamo: la preparazione del pranzo richiede un attento costeggiare posti buoni, fino a Zannone. Purtroppo il prodotto di tutto cio’ e’ solo una pasta fredda, ottima eh, pero’ per il resto nulla.
Ancoriamo al Varo, pace assoluta, nuovo bagno, nuova cernia, stelle, saraghi, vope, tordi, vegetazione tipo acquario e limpidezze esagerate. Pranzo, il tempo di fare alzare il Ponente giusto e via a otto nodi verso casa.

PS a due miglia dal porto, lo sapevo che avrei dovuto togliere le canne, ma volevo godermi al timone i rafficoni della montagna e contendere ad Ignazio il record di traversata. E’ passato, immancabile, un lazziale in gommone a 30 nodi, imparabile. Ho sentito una partenza velocissima, ho pensato al tonno della vita, e invece avevo all’amo un gommone da 700 chili. Bella preda, eh, solo che ho dovuto tagliare il filo, che non si rompeva neanche con la frizione al massimo, stavo per spezzare la canna. Sgrunt.

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2 commenti
  1. benedetta permalink

    senza parole, tu e principessa ci mancate tanto.
    il rientro un po’ traumatico, cadenzato da traffico terreno, phon e lavatrici.
    4 giorni che solo il “nome” della tua barca può descrivere e tanta è la nostalgia che mi trovo qui a leggerti ogni mattina 🙂
    grazie chicco

    PS: i nani hanno scordato a bordo la lanterna… è bellissima, accendila per PJ e pensate un po’ a noi!

    • Anche voi ci mancate, dobbiamo riorganizzare, magari a settembre. Ti sono arrivate le due mail con le foto?

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