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Pinne, meduse e tielle

12 luglio 2013

Una notte cosi’ serena, in rada a Ponza, che riesce a far smaltire senza conseguenze gli eccessi alcolici serali e perfino i contrattempi dovuti ar lazziale.
Riapro le palpebrucce che sono le otto passate, troppo tardi per andare a traina, c’e’ giusto il tempo di passare a prendere i cornetti in porto. La mattina dichiara maestrale, abbastanza presto. Bene.
I cuccioli fanno colazione con pinne e maschera, debolissima evidenza della loro voglia di fare il bagno. Allora muovo prima della seconda moka verso il Core, ancorando sotto la figura che tanto m’ispira.
Ignazio serve la musica del suo Samsung, amplificata in pozzetto. Mike Francis, Citrosodina, Steppin out, 10:15 Saturday night, le canzoni che sentivamo a diciotto anni, frutto improbabile del mix dei suoi gusti e delle mie influenze.
Giriamo grotte e archi, poi alle 12 salpo direzione pranzo, logisticamente locato a Zannone.
L’occasione e’ propizia per una certa passata, che lo scorso anno procuro’ due chili e mezzo di dentice al sale. Lazziali non ce ne e’, dunque sereno m’incammino lungo la Batimetrica Unica. Nulla accade, fino a che non arrivo al posto buono. E il posto buono, 12 mesi dopo, produce lo stesso identico rumore: ziiiiing, ziiiing, ziiiing! Una partenza quasi da scoglio, ma lievemente alternata. La lascio sfogare, mi armo di cinta, imbraccio, stringo un poco la frizione: e’ il momento della verita’ quando capisci se viene o no, e se e’ no, allora e’ scoglio. Oggi viene. Comando l’accostata a Ignazio. Comincio a recuperare. Poi penso di stringere di piu’ la frizione e comandare una rallentata. Purtroppo, non lo penso soltanto. Lo faccio. Appena rallentiamo, sento lo stacco alla lenza, il dentice se ne va, senza salutare. Addio sale, addio vaporella profumata di umori denticiosi, ci consoliamo con la tiella di Gaeta, e manco ci va male.
Poi succede tutto assieme: Margherita viene punta da una medusa, Emilio ,con sempre la pipi’ pronta, sfodera il suo passerotto, io piombo con l’ammoniaca, la canna di Ignazio parte col pesce attaccato. Finisce che tutti i piccoli desiderano Anzio con tutto il cuore e per un attimo la pazza idea di proseguire altri due giorni, PJ muniti, vacilla.
Ora procediamo a vela per San Felice, Margherita sembra convinta di restare, Emilio un po’ meno. Benedetta prova a lavorarseli, io da par mio non posso biasimarli: Anzio e’ sempre il meglio che si possa immaginare.

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