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Early ending

16 giugno 2013

Smarcata la pratica tramonto – sciampagnino avanzato di ieri e tartare, ma sopratutto pringles – mi sposto a Cala Mezzogiorno per la notte. Che, a pensarci , e’ un ossimoro. E infatti, pur in una notte calmissima, qui il vento gira l’isola, accelera lungo la parete, sconvolge i gabbiani che la abitano e s’incunea moltiplicandosi in intensita’ a cercare la fuga tra lo Scoglio Suvace e terra. L’acqua, lo stesso. Bolle di un moto immobile ma mai quieto.
Questo penso, quando vado a dormire e sopratutto quando mi sveglio alle due, sudato, con la testa che mi duole e la scaletta affianco che scricchiola nel rollio.
Esco fuori, contemplo la scia fosforescente che produco a poppa, prendo un Advil e infilo uno straccio sotto la discesa cigolante. Quindi mi stendo in pozzetto e contemplo le stelle. Veramente c’e’ il bimini, ma qualche buchetto rende l’idea.
Quando freddo e sonno mi fanno ridesiderare la cuccetta, rientro e dormo fino al mattino.
Alle sette mi alzo e mi organizzo per il rientro. I nostri amici devono rientrare a Milano col Frecciarossa delle 15.
Mi dedico per un secondo a cercare di capire da dove entra acqua nel tender. Lo svuoto, sgonfio il pagliolo, esamino palmo a palmo e trovo l’assassino: e’ la giunzione con lo specchio di poppa. Raddoppiata ma non incollata all’interno, dovro’ agire da fuori, temo.
Lascio Palmarola qualche minuto prima delle 8, doppio Zirri senza vederla, fidandomi del GPS, e metto la prua su San Felice.
Sorgono tutti gli ospiti, l’acqua e’ liscia piu’ di stanotte, si fa colazione in pozzetto senza problemi.
Piu’ tardi opero il tender, la via d’acqua scoperta oggi e’ un parziale scollamento della toppa sopra la giunzione tubolari-specchio di poppa-chiglia. Punto delicato.
Poi aggiusto anche la via d’aria scoperta da Gianni, una vecchia riparazione da rinverdire.
Arriviamo a S. Felice, scendono i milanesi, salgono Matteo e Belinda, con Bianca.
Uscitina, ancoro dietro Capo Circeo, cosa mai accaduta. Bagnetto, pranzetto, giretto, casa? Macche’… Mi applico prima nel pulire l’elichetta del Log, verificando che avevo sempre sbagliato questa elementare manovra. E non mi accontento: cerco di far funzionare la stazione del vento, che oramai segna fissa zero. Quindi mi faccio mandare da Matteo in testa, smonto, cospargo di Crc electro, rimonto, scendo, ribatto tutti i contatti, sempre zero. Dovro’ cambiarla, temo.
Alla fine, una giornata di riposo e’ diventata la solita faticata, poi chiudo in bellezza, chiudendo le chiavi della moto sotto la sella, per fortuna quel genio di PJ ha le braccia piccole e ci leva dai guai.

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