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Turismo meteorologico

1 giugno 2013

“Le porte di imbarco chiudono 30 minuti prima della partenza. Non fare aspettare gli altri, sii puntuale”.

Prendo le carte d’imbarco Easyjet, lasciate prudentemente all’ingresso vicino alle chiavi e leggo ancora una volta questa frase, mentre le ripiego per infilarle in tasca (quelle dell’andata) e in valigia (quelle del ritorno). E penso: ma se chiudono 30 minuti prima, come faccio a fare aspettare gli altri arrivando tardi? Da un lato sono di una severita’ asburgica, dall’altro ti richiamano alla buona educazione. E come si fa ad impostare un tempo corretto di partenza per l’aeroporto che tenga gaussianamente conto delle probabilita’ minime ma non nulle di qualsiasi imprevisto, tipo sbarco dei marziani sull’autostrada Roma Fiumicino, se una frase del genere lascia aperti degli spiragli per il maleducato tardo-mezzorista?
Decisamente, non sono fatto per uscire dai miei soliti percorsi. E’ che e’ il secondo weekend di fila che si profila romano causa mare agitato. E allora ho avuto il raptus, nato dall’invidia, di raggiungere l’alta di cui avrebbe goduto l’amico Roberto, in Costa Azzurra. Tutto nato da una telefonata, dai suoi annunci in bacheca per imbarchi last minute e da una wild card che reciprocamente ci siamo sempre scambiati: l’opportunita’ di passare un fine settimana l’uno ospite dell’altro. Un boat sharing, non nel senso che me la presta, ma che andiamo insieme.
Quindi, sveglia puntata alle 6 per un aeroplano in partenza alle 8 e 45, hai visto mai dovessimo deviare sulla portuense causa atterraggio di venusiani.

 

 

“Er Canada, no”
“Mo perche’ er Canada no?”
“Er Canada e’ lontano, metti che devi veni’ ar funerale de nonna?”
“Guarda ma’ che ce sta gente che pija, va a na festa a niuyorc e r giorno dopo ritorna” “Si vabbe’ ma non me pare cosa”
“Si peqquello manco a me”
“E’ che te a vita tua, ce so’ cose piu’ importanti che anda’ in Canada a lavora’, mica poi fa’ du anni qui, du anni li’, ir tempo passa, ciai trentanni, mo’ ciai stai fissa de l’indipendenza economica… Ma poi il Canada…”
“Vabbe’ ma magari mo e’ r Canada, poi tra du anni er Brasile, poi nantra parte…”

Ci paralizziamo ad ascoltare le due dietro, mamma e figlia cozza, che rendono il loro scontro generazionale il tema del volo, nella coda.

“Che poi in Arbania t’eri trovata bene”
“Anfatti, magari me mettono in penzione, li’ pure co’ 500 euri campi e stai na favola, te piji un attico a Tirana…”

Atterriamo puntuali. Da qui in poi, prometto, scrivo solo di vela.

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