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Cassandra Crossed

3 novembre 2012
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Un anno fa, la storia di pesca di questo mio legno s’illumino’ di un weekend dei morti pieno di catture. Dentici, barracuda, ricciolette. 4 giorni in solitaria alle Pontine, a festeggiare l’inizio della mia nuova vita senza stipendio fisso. Irripetibile, lo sapevo. Anche perche’ quest’anno abbiamo avuto Cassandra in Italia e Sandy in USA, in un singolare sincronismo di acqua tra due continenti.
Da queste parti, il 31 ottobre ha visto le spiagge del litorale allagate dalla pioggia e dal libeccio, mari in tempesta, venti eccezionali. Noi della holding Senza Parole abbiamo privilegiato il versante Legno sulla divisione Vela&Pesca, rinunciando giocoforza alla riedizione del ponte dello scorso anno e lavorando nella festa e nel ponte.
Ma con parecchia tigna e una sveglia molto prima del desiderato, siamo a mare a goderci una giornata di scaduta, prima del nuovo fronte previsto per stasera.
L’onda lunga da Sudovest, come comandato dai sacri vaticini di Lamma. Il vento debole da Sudest, anche questo beccato. Il sole e la nuvola alternati, fotografati dalla doppia de ilmeteo.it. Il mare verde ancora diverse miglia fuori, che d’acqua ne deve aver cavata tanta, la terra. Due canne giu’, vele a riva, motore acceso che conto di spegnere piu’ su nel canale, quando il mare diventa blu e la costa non fa piu’ attrito e permette all’aria di scorrere libera. Ma sopratutto, la coppietta di pizzetta rossa della conad, unta tanto da doversi confessare, ma bona da mori’ con il pomodoro che la copre in uno strato di mezzo centimetro, vera comunione dell’omo con la natura e sopratutto con la sugna.
Poi il mare blu porta aria contro, dunque rotolo la vela di prua, cosi’ da poter perlomeno fare rotta diretta sull’Isola di Zannone. Cazzo la randa al centro, poi guardo la canna grossa, il cimino e’ stato scosso da qualcosa. Mi avvicino, saggio il filo, il rapala c’e’ ancora… Mentre la sfilo sento la toccata, pesante, poi nulla. Ancora una, prima che riesca a mettermi in posizione. Poi nulla. Battezzo il fenomeno sotto il titolo “spadini” e proseguo nella rotta, consolandomi che sarebbero stati certamente acerbi.
PJ dorme sotto il plaid manco stesse a letto, proprio non la smuove nulla…
Alle due, tardi, approccio Zannone. Calo la lenza a fondo, non faccio a tempo a finire che gia’ sento qualcosa. Recupero, altra picchiata giu’ secca. Poi nulla. Non c’e’ nulla. Altri spadini, sottomisura, da liberare, meglio cosi’, si si… meglio cosi’.
Il cielo ora e’ scuro. Giro nei posti noti, nulla, provo a svariare, diversi falsi allarmi, poi sento come se avessi come al solito preso fondo, poi ancora, poi ancora e intanto tiro su e ancora sento resistenza come se strappassi delle alghe dal fondo con gli ancorotti del rapala e pero’ stavolta invece e’ un barracuda, l’avevo detto subito, io. PJ lo guadina con sapienza, sopratutto senza cadere a mare e l’imbiancata e’ sfumata.
Continuo a girare, alle quattro meno un quarto dichiaro “ultima passata”, poi pero’ costeggio Zannone raso raso a tentare l’ultima cattura prima di rimettere la barca in alto mare, sulla rotta di casa. Arriveremo col buio, pazienza, ma almeno la giornata s’e’ guadagnata.

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2 commenti
  1. Marcello permalink

    E nnamo…installati un AIS TRANSPONDER che ti seguiamo passo passo…..

  2. Elisheva permalink

    E’ quasi un mese che non andiamo in barca! Ho voglia di andare a pescare!!!

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