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Fuga

21 settembre 2012

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Staccare all’una di venerdi’, ha sempre un piano dietro. Il mio e’ di passare a casa, prendere lo zaino e qualche prelibatezza da offrire ai miei ospiti, inforcare la moto e correre in barca. Correre piano, sorema, ok, correre piano.
Anche correndo piano, per strada non c’e’ nessuno, la luce del pomeriggio settembrino rende la strada perfettamente leggibile, cosi’ alle tre e mezza sono davanti al Conad, tutto per me. Impacchetto una cambusa completa sull’Xmax e mi dirigo al porto. La strada sale su per la montagna, deve scavalcare il Circeo. Quando arrivi in cima, si vede il Mare. Bellissimo. Una specie di imprinting classico che ho fin da piccolo del Circeo, dove aveva casa zio Lollo. La montagna, le villette nel verde, le strade con i tornanti, e il mare la’ sotto.
Adesso che ho Senza Parole, la poesia si ammischia con la pratica nautica: c’e’ mare? C’e’ aria? Non e’ mai facile capire, la prospettiva dall’alto spiatta le onde e trae in inganno. Oggi poi c’e’ una roba stranissima, acqua piatta, ma questo come dicevo sembra sempre. C’e’ altro, una chiazza verdona brutta intorno al porto, nettamente distinta dal blu di fuori. A separare le due zone, una strisci bianca di acqua che rompe, schiuma in movimento perenne e statico, sempre tra il blu e il marrone.
La moto comincia a scendere il pendio, sono rapito da questa visione, certamente un incontro tra correnti, la montagna spesso spatta vento e mare e li fa ricongiungere lungo una linea di scontro, qui evidente dal colore. E continuo a fissarla, cercando di decifrarne la natura, mentre la moto va, al minimo. Sto gia’ navigando, non mi curo di cos’ho attorno, l’occhio fisso a prua mentre mi  interrogo sui segreti del mare.
A quel punto non mi fermo allo stop e un TIR carico di ancore mi rade al suolo con tutta la cambusa, la moto e i miei acuti pensieri perottiani (sorema, sto a scherza’.)
A quel punto arrivo, scarico, saluto Ferruccio, Tonino e Giorgio. Giorgio mi avverte che ha fatto Levante, stanotte. Imprevisto ma forte. Pare una vela ancorata fuori finita a scogli. Brutto.
La marina e’ tutta piena di roba galleggiante, canne, rami… Ecco perche’ l’acqua marrone, un’insaccata di Levante, ha fatto. C’e’ ancora risacca. Senza Parole balla un po’.
Apro, i soliti gesti, cauti dopo 15 giorni d’assenza. La trovo bene, pulita e accogliente come sempre.
Sistemo quel che devo, poi mi metto in pozzetto, al sole.

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One Comment
  1. Soreta permalink

    Tu mi fai morire… Mai più in moto!,

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