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Come tornare a casa in poche semplici mosse

30 agosto 2012

Alle 11,30 sono in rotta. Il cielo e’ sereno, Tavolara ridossa la cala dove ci trovavamo, ma spinge un Nord Est discreto piu’ a largo. Non so quanto e’, l’elichetta dell’anemometro e’ di nuovo bloccata. Faccio pero’ 6,3 nodi di sog, 7,3 di log. 1 nodo di corrente contro. Circa. Il mio log e’ sempre generoso.
PJ ha freddo, sta con il golfetto, leviamo il bimini, che mi da anche un gusto libidinoso vedere le vele che si stagliano in cielo, controllare i segnavento stando comodo anziche’ appeso fuori bordo, eccetera. Magari durasse! Dentro di me gia’ so: 5 miglia cosi e poi patana. Forse 3 miglia. Bah, intanto esco fuori dal passauomo imbracciando due canne, PJ ride, sembro uscito da un western coi fucili spianati. A destra, la piuma piombata rossa, a sinistra lo yo-zuri sulla canna grossa, hai visto mai.
Ore 13,00 faccio ancora 5,9 di velocita’, vento N-NE, imprevisto. Quasi 10 miglia a vela, archiviate!
15,40 Sog 5,1. Bolina verso Palmarola, che rilevo per 086. OPA 2,54pm. Devo aver fatto… 24 miglia, credo. In 4h vuol dire media 6. Ok, ci sta.
Il vento e’ un po’ sceso e girato in prua, ma ancora non accendo. Mare liscio. Un bel salto d’un pesce, 200 metri al traverso destro della mia poppa, diverso tempo fa. Nel silenzio, ogni tanto un motore, pare un aereo, ma e’ difficilissimo trovarlo. Poi si vede, un puntino, un jet, altissimo, sulla rotta Fiumicino-Olbia. Ma che silenzio c’e’ per sentire il rumore d’un aereo? Leggiamo, fa caldo, sono vestito per proteggermi dal sole implacabile. Ma all’ombra fa freddo!
16,45 avvolgo il genoa e accendo. 2100 rpm. Facevo solo 3,5 nodi 20 gradi piu’ a Sud della rotta giusta.
18,40 oramai da un po’ e’ tutto liscio, senza vento. Un pesce volante passa sotto la prua e si rifugia in acqua, sulla destra. Una libellula compare, a 40 miglia dalla costa. Ma come fanno, le libellule? E quante ce ne sono, quest’anno, che tutti i velisti le hanno incontrate? Ovviamente la soluzione va trovata in un complotto delle multinazionali, sicuramente e’ che soffrono cosi’ tanto le onde elettromagnetiche che possono vivere solo in mezzo al mare, abitando le barche di passaggio. OPA 10,45, SoG 6,4 Log 6,1. Ho un po’ di corrente a favore. 100 miglia a Palmarola.
19,30 un po’ di aria da SW increspa la superficie e mi consente di aprire il genoa, mure a dritta, ma non di spegnere il motore. Corrente a favore 0,6 nodi, SOG 6,8. OPA 10,03.
20,22 il sole e’ tramontato, ho acceso le luci, il verde recalcitrava anche stavolta, la steaming light come al solito appare divelta, ce la metto di ferro, stavolta. Leggo, al buio, Emanuele Trevi. E penso che il viaggio, ora, in mezzo al Tirreno, soli senza neanche una lucina lontana, sia una sospensione della vita, una parentesi di nulla tra due rive, l’arrivo di domani come l’inizio di una nuova esistenza, ma non scontata, da guadagnare miglio su miglio. E ne mancano 89.
21.45 sono in piedi, davanti alla ruota, osservo gli strumenti… TUM! Colpo secco sotto di me. Cazzo. Rallento subito, poi rido’… Vibrazioni. Ho preso qualcosa nell’elica. Tento una marcia indietro, poi spengo, metto le pale a bandiera, ancora indietro, poi di nuovo da capo. Va. Pare. Sento pero’ una leggera vibrazione… Che mi si amplifica nella capoccia… Scendo sotto i 2000 rpm, vado a 5,1 nodi. Ecco, ora non c’e’ piu’. Forse. Ma prima che vibrava cosi? Scoperchio paioli, controllo l’asse. Vibra? Forse. E’ caldo. Uhm. Apro un paio di conserve di pomodoro (non c’entra, ma PJ sta andando avanti con la pasta e non sa dov’e’ l’apriscatole e come si usa). Tutto cio’ accade appena s’e’ fatto buio, ovviamente. Per un po’ valuto le possibilita’. Andare a 5 nodi e fondere asse e supporti. Andare a vela a 1 nodo tutta la notte e buttarmi, di giorno, facendo preoccupare tutti del ritardo.
Alla fine, la medicina piu’ drastica e’ la migliore, affrontare subito la questione, da uomini. Indosso il mio speedo da combattimento, mobilito la mia assistente PJ e torno su. Arrotolo il genoa e ammaino la randa. Spengo il motore, tolgo l’autopilota. Preparo il coltello, la torcia subacquea, pinne, maschera e tubo. Tiro giu’ la scaletta. Mi lego una gassa alla vita. E mi butto, nel blu, con 2000 metri di acqua sotto. La torcia illumina la carena della barca, la sua pancia, dietro il timone, i denti di cane, il blu dell’antivegetativa. In mezzo, un fantasma muove la sua veste candida, intorno all’elica. E’ un sacchetto bianco! Inevitabile. Lo strappo gia’ nella prima apnea, lo raccolgo in mano e lo deposito a poppa. Il coltello non serve. Mi reimmergo per verificare che non siano rimasti pezzetti, illuminando piano per paura di vedere chissa’ cosa spuntare dagli abissi. Ed era li’, a 10 centimetri dalla mia maschera, che mi si sono rizzati i capelli in testa. Fluttuante nell’acqua, a riflettere indietro la luce della mia stessa torcia. Un altro pezzo di busta. Tacci sua, lo spavento! Torno su di forza, senza usare la scaletta per non perder tempo a toglier le pinne. Doccia. Finisce l’acqua (eccheccazzo). Vabe’, scambio i serbatoi, poi rido’ vela, accendo, va bene. Ora pasta (meritata).
22,18 1750 rpm, cosi’, per riposare. Solo 5,5 nodi. Vento calato, l’apparente gira, gira, fa un giro intero senza fermarsi. C’e’ solo randa, giusto per sentire il boma cigolare.
A cena ho provato a sintonizzare la TV. Si vedono solo 5 canali Rai, per una volta stabili, senza pixel. Ce so’ venuto fino a qua, per riuscire a vedere un canale senza disturbi, sembro una libellula radiosensibile. Pasta di PJ comunque ottima, due barattoli di pelati hanno realizzato il giusto equilibrio con i due etti e mezzo di pasta. Compare una luce, a ore 10. Ma c’e’ una luminosita’ della luna che si fa prima a vedere gli scafi che le luci di segnalazione.
Cominciamo a dormire, tra una sveglia e l’altra. Prima fuori, poi decido che e’ troppo umido. Dentro. Esco ogni quarto d’ora. Incontriamo qualche luce, una e’ fissa al giardinetto, navighiamo di conserva.
Alle 6 e’ alba, sono fuori. Le identita’ misteriose si svelano. A poppa, un traghetto sfila. Quella di conserva e’ una vela. C’e’ un motoscafo, lento. Mancano 35 miglia.
8,00 26 miglia fuori, arriva un pesce, il coppo s’impiglia col rapala, sono costretto a prendere il pesce con le mano mia. E’ un tonno rosso di 7-8 kg, preso per il labbro, e’ facile rilasciarlo, si riprendera’ dalla brutta esperienza.
8,30 di nuovo, parte la canna. Non succede mai, stavolta si: e’ un altro pesce, un alalunga di 5,5 kg che possiamo trattenere, essendo una specie non protetta e nel pieno della sua maturita’.
Nel frattempo, si vede la terra, anche se manca ancora. Accelero, 2500 rpm per solcare la calma argentea che nelle belle giornate si spande a largo.
A mezzogiorno sono cosi’ vicino che penso di togliere le canne a galla e farmi la passata a fondo… Anche questa volta le 24 ore sono passate in un lampo!

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2 commenti
  1. Sonia Bordacchini permalink

    bentornato e complimenti per l’immersione notturna!! me so ammazzata dalle risate co la busta de plastica…ahahhahaha

  2. Francesco Palombelli permalink

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