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La Maddalena e poi

28 agosto 2012

Cala Gavetta ci accoglie in un posto barca al pelo, di quelli che quando infili la poppa, la prua tocca le barche di fronte. Mi assiste un gommone, un po’ aiuta, un po’ incasina, e’ bravo invece il toscano motoscafaro accanto a piazzare un parabordo la’ dove le barche stanno per conoscersi. L’impressione e’ che ci sia la meta’ della gente di Ferragosto, il paese e’ animato ma molti sono locali, bar e ristoranti sono allegramente pieni per meta’, ne approfittiamo gironzolando qua e la’ e cenando da Lio’, osteria graziosa ma dalla cucina senza prelibatezze.
Al mattino ci prepariamo a separarci dalla sardegna terrestre: facciamo il pieno di pane guttiau, pecorino, gasolio e cocacola. L’idea e’ scendere un po’ verso Tavolara e di li’ partire, domani o giovedi.
Mi lambicco. Domani si partirebbe con poco o zero vento, mare e tempo buoni. Giovedi’ ci sarebbe F4 da Sud, un bel traversone, pero’ s’arriverebbe venerdi con la pioggia in testa o quasi. Decidero’ all’ultimo.
Intanto, aggiro Santo Stefano a Nord e cerco l’uscita dal dedalo di isolette dell’Arcipelago. Le vie, devono mettere i nomi alle vie, perche’ non ci hanno pensato? Dopo i nomi agli anticicloni, arrivera’ pure questa.
Sbuco all’Isola delle Biscie, calo una lenzetta, giro girello ma non acciuffo nulla.
C’e’ aria da Nord Est, saranno 8 nodi in croce, ma bastevoli a srotolare il genoa e a farne 4 con la prua in giu’, verso Mortorio. Poi di fermarci non ce ne frega nulla, non fa caldo e non fa freddo, siamo fuori dal passaggio di motoscafi e si naviga che e’ un piacere. Accarezziamo la Sardegna, delicatamente, sulla frangetta in alto a sinistra, lisciando il ciuffo all’ingiu’.
E proseguiamo, verso Capo Figari. La malinconia di ripassare dove tutto era ancora al primo giorno ci prende e non ci molla, forse la cura sara’ andare oltre, piu’ a Sud.
Il Capo mi fa penare di bolina, con poca aria, gli passo a pochi metri. Poi arriva l’effetto di Tavolara, accelero oltre i 7. Poi zero, arrotolo il genoa. Poi spunta da prua, forte. E poi va calmando. Tutto cio’, cercando di pescare, fino alla destinazione per la notte: Capo Coda Cavallo.
Arriviamo alle 7, senza neanche un bagno, oggi, ma con il freschetto di una bolina settembrina. Ed e’ bello arrivare e prepararsi a dormire in rada, si da ancora ed e’ subito tutto fatto, resta solo da stappare una birra per brindare al tramonto.

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