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Asini e asine

24 agosto 2012

Quando il vento gira da terra, te ne accorgi dal profumo di Sardegna che entra in pozzetto. L’alba e’ annunciata di versi degli asini, terribili rantoli a 100 decibel che indicheranno forse amori, territori, guerre, dolori o forse solo risvegli e buongiorno cara. Poi arriveranno le api, da domare facendo sparire ogni traccia di cibo e spruzzando addosso ovunque il deterrente Autan. Il silenzio, per il resto, e’ assoluto. La cosa mi incuriosisce, la rada e’ sempre silenziosa, ma qui lo e’ di piu’. Cala Reale, Asinara, abbiamo preso una boa ieri pomeriggio, stanotte lei ha preso noi con il suo battere a murata. L’ho portata a poppa, almeno 12 metri di barca la separano dalle mie orecchie.
Ho visto andar via presto l’Amico della Vela FS, secondo me anche lui esaurito dal battere, o forse s’anticipa per Bonifacio, chissa’.
Stamane gita a terra, sorpresa, c’e’ un molo con colonnine e trappe, una accoglienza di fittavoli (sub, bici, macchinine elettriche e fuoristrada), un prato verde molto english e un bar- ristorante. Arriva una nave e decine di turisti si allocano su jeep, pulmini, macchinette. Solo noi restiamo a fette. Simone ieri mi aveva descritto le diverse escursioni. “Poi ci sono le tartarughe, c’e’ il centro dove curano le tartarughe… maaa… hai bambini a bordo?” Ovviamente no, sticazzi delle tartarughe. Poi lo dico a PJ: “Davvero ci sono le tartarugheeeeeee?! Dove, dove???”. Cosi’, andiamo a vedere le tartarughe (4 euro). Faccio un sacco di domande (mangiano tutto, anche meduse, vanno sotto, anche parecchio, se non scappano quando arriva una barca, stanno male, lo sospettavo) e poi rientriamo a bordo.
Salpiamo, diamo subito ecologicamente vela, miracolo, con 10 nodi ne faccio 6,5 in bolina con il tender a traino. C’e’ un Nord Est che mi sa di inizio dell’inizio della perturbazione annunciata. Temo di dover anticipare il rifugio, ma poi no, aspettiamo domani per rintanarci 2 giorni, Isola rossa o Castelsardo, vedremo.
Mi perdo a vela nel Golfo dell’Asinara, non si incontra una barca. Tiro un lasco lungo, a 4 nodi, poi strambo e punto la spiaggia della Pelosa, individuabile dal raggruppamento di barche concentrato. Ingaggio una riparazione volante del cestino del frigo, uso tutti i 4 componenti della colla Eurobond, con solo qualche danno (bagno di colla il beccuccio delle miscrosfere, tappandolo e rovescio il primer), sono cosi’ preso che mi accorgo all’ultimo di essere a 30 metri da Punta Nera. Chiamo su PJ, le faccio cazzare il genoa, mentre accosto di 50 gradi.
Pelosa, bellissima. L’acqua piu’ chiara che c’e’. Alle 4, poi, mi regala uno spettacolo mai visto, un branco di spigolette di 3-4 etti avanza compatto, velocissimo, saltando nell’acqua, verso Senza Parole, ancorata in 3 metri d’acqua scarsi. Si fermano sottobordo, quasi a ripararsi, c’e’ anche un paio d’aguglie. Il predatore sotto non s’e’ visto. Scatto delle foto, mi brutto con la maschera, la palla e’ ancora li’ non si muove se non di poco, tutta insieme, mentre mi avvicino. Torno su, medito che ci deve essere qualche pesce serra nei dintorni, il fondale mi pare giusto. Provo con il tender, ma cippa.
La giornata sembra non finir mai. Il fatto di aver fatto poche miglia, ha riempito il tempo di sole e caldo. PJ dice che ha la febbre, suppongo si tratti della solita “a-negozite” ma manca il prurito ai piedi. 37,1, una temperatura allarmante. Un piccolo colpo di sole (te credo, starsene sul materassino su questo mare e’ da ustione).
A sera, Stintino. Non mi arrischio la fonda in avamporto, sarei l’unico. Mi brutto in marina, pero’ ormeggio di prua cosi’ posso andare a terra in tender, senza camminare 1 km. E cosi’ facciamo, solo che non trovo il monel al negozio di pesca, i dentici avranno tregua. Passeggiamo tra le bancarelle del solito artigianato, mi intristisco per la categoria, ma poi mi tiro su con un aperitivo.
Poi barca, menu dentice al sale (l’ultimo, da domani finalmente pizza) con contorno di peperoni.

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