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Elice (odissea d’un elica, con colpe)

20 agosto 2012
Porto-vecchio-20120820-01111

Che ci fa PJ, insieme ad uno sconosciuto, in tender, china sull’elica?
Stamane, a Porto Vecchio, di buon ora. E’ il giorno piu’ caldo dell’anno, degli ultimi 10 anni, del secolo. Quello di Lucifero, “il sesto e piu’ caldo anticiclone di questa estate infinita” come scrive ilmeteo.it. Mi presento allo ship chandler Accastillage – Panzani (anche a Palau lo ship chandler si chiama Panzani, forse io non lo so, ma in sardo-corso “Panzani” vuol dire negozio di nautica?). Ho volutamente ignorato la Panzani di ieri, quella che non distingueva domenica da lunedi.
Panzani mi dice: “Yamaha? Strada a sinistra, 50 metri, sinistra, c’e’ il centro assistenza Yamaha”. Sono un uomo fortunato! Facciamo colazione, prendiamo la strada a sinistra, facciamo 100 metri, nulla, 200 nulla. Chiediamo, nessuno sa. Tocca riscendere, forse era l’altra strada a sinistra.
Faccio 200 metri anche qui, nulla.
Torno da Panzani. “50? Monsieur, 500 metri!”. Lascio PJ di sotto, salgo io. Corro. Dopo 1 km: Porto Vecchio Marine, un gigantesco stabilimento, capannoni sterminati, vuoti, qualche gommone. Reception di gran classe, bancone in pietra vulcanica rubata a Pompei, aria condizionata, plasma 80 pollici e le solite due gnocchette, pronte a prendere un mio eventuale ordine di un Itama 50.
Grondo sudore. Poggio i gomiti sulla pietra lavica, si formano subito due pozzangherette. Chiedo un elica per il mio tender. “Sigla?” Mah e’ un 8cv, Yamaha… “Eh, ma la sigla dell’elica?” Mi fa la gnocchetta in un franco-inglese comprensibile ma inflessibile.
Io sapevo di dover smontare l’elica e farla vedere, ma speravo in un posto piu’ vicino al porto. E prima di fare l’operazione, volevo essere sicuro che l’elica ci fosse.
“Mahhhh… Avete eliche, qui?” La reception tipo dealer Ferrari non mi convinceva. “Se non mi dice il tipo, non posso risponderle”. Lapalissiano. Continuo a dubitare, per me un posto che vende eliche deve avere il bancone sporco di grasso.Comunque, scrivo il seguente messaggio a PJ, con la batteria al lumicino: “Tesoro. Vai al tender, con tutta la forza che hai, tira su il motore cosi’ che l’elica esca dall’acqua. Infila il pernetto a sinistra per bloccare il motore cosi’. Vedi se c’e’ un numero sull’elica e mandamelo. Conferma che hai ricevuto.”
E attendo, grondando, sul divanetto in pelle umana. Dopo 5 minuti, niente. Provo a chiamare, non prende.
Basta. Ri-esco. Corro. Arrivo in banchina e rido da solo. La poverina ha fatto tutto e sta leggendo la sigla sull’elica!
Ringrazio lo sconosciuto che le ha dato una mano, smonto l’elica, cerchiamo un taxi ma non ce ne e’ e non rispondono al telefono.
Riparto, elica in mano. Sicuro che in un posto cosi’ frocio mai avranno quel che mi serve. E invece. Poso i gomiti sul bancone, ci sono ancora le mie impronte di prima. La gnocchetta al telefono legge passo e diametro ad un ipotetico magazziniere sul retro. Si assenta. Torna con la scatola Yamaha. 109 euro. Torno giu’. La monto. Va.
E poi c’e’ stato altro, la laundry, il permesso di pesca che vieta i posti boni, la visita in trenino al paese vecchio, il trenino aspettato mezzora che a pranzo fa la pausa, insomma rientriamo a bordo e molliamo che sono quasi le 4, stufi della terra, delle auto, di non avere un mezzo per muoverci. Ci vuole della vela, prendo il bordo a uscire, esco dalle Cerbicales, poi viro e vado a 3, 4 nodi. Mi distendo. Poi litigo via mail con Tiger che vorrebbe i dentici serviti nelle sue cale del cazzo, infognate. Io oggi piu’ a Sud di Lavezzi non vado, sono le sei e mezza e ancora devo fare un bagno…

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