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Rondinara

19 agosto 2012
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Ancoriamo vicino ad Aonami, verso la spiaggia. C’e’ il 20% di barche in meno dello scorso anno, stimo ad occhio.
Smonto l’elica del tender, cercando in rete “parastrappi elica” sono finito su un forum tipo “amici del gommone” dove uno lamenta il mio stesso problema: il motore sale di giri ma il mezzo non accelera oltre un tot. La diagnosi e’ quella che immaginavo: il parastrappi, che e’ un giunto in gomma interno all’elica, tra il millerighe femmina ed il corpo dell’elica stessa, ha ceduto e non regge alla massima potenza, facendo frullare l’alberino a vuoto. Devo cambiare elica, solo che qui in questa cala c’e’ solo sabbia, vacche, un ristorante e ad un km il market del camping.
Prendo il buono che la situazione offre, rimonto l’elica e andiamo a cena, piano piano. Io e Roberto abbiamo famissima, una voglia di un bue scuoiato. Questi non fanno una piega e ci portano due taglieri di legno con una costata alta cosi’, 3 salse, insalata, patate al forno e una cofanetta di patate fritte ciascuno. Birra alla spina “Pietra”, corsa.
Grande cena, tappa obbligata. Dormo come un sasso, grosso e pesante, apro gli occhiucci alle 8,30, torno operativo molto dopo. E’ domenica e lo skipper si prende una mattinata di ozio… Passa una aguglia due tre volte sotto bordo, l’attiro con la canna con lo skeinfish attaccato, muovendo il ciuffetto a destra e sinistra stimolo il suo istinto predatore. Ha uno scatto, gli va sotto, l’annusa, poi l’ombra della barca la spaventa. Ho il tender sotto, sarebbe un attimo. Ma no. Vacanza. Perlomeno stamattina.
Idee per un romanzo porno-soft. Titolo: “Cinquanta Sfumature di Marone”. Storia: c’e’ questo falegname quarantenne che mette sempre gli stessi pantaloni marroni, solo che ogni giorno assumuno un sfumatura diversa a seconda del legno che lavora. Incontra una giovane avvocata tributarista e la seduce, a quel punto e’ tutto un susseguirsi di avventure erotiche basate su morsetti, sparachiodi e banconi da lavoro.
Verso le 16, mollo. Cambiato programma: anziche’ la notte a Lavezzi, con Roberto che s’e’ sfilato, propendiamo per i negozietti di Porto Vecchio. Del resto e’ domenica pomeriggio, cosa deve fare il maschio italiano se non accompagnare la moglie a fare la spesa? Solo che io sono l’unico che lo fa pescando: ingaggio la mia classica batimetrica dei 20 e costeggio a monel queste 15 miglia di Corsica che mi separano dalle seduzioni cittadine. Un occhio ai gommoni che minacciano la lenza, un altro al GPS, ragiono che costeggiando cosi’ luoghi ignoti si prende molto meno che a fare 2 ore in un posto giusto. Ma mica posso smotorare inane!
Arrivato alle Cerbicales il traffico si fa intenso. Ricordo ancora che da queste parti un motoscafone enorme mi porto’ via mezza lenza, un bel danno. Poi vedo sul gps quel simbolo con il pesce barrato, davanti a me. C’e’ un po’ d’aria, potrei far vela. Recupero veloce. Tolgo gas, vado a 2 nodi, forse meno. A meta’, la mangiata, secca. Si dibatte, combatte fin sotto la barca. Penso ricciola, palamite, tonnetto, barracuda… Spunta il muso, a punta, poi una scodata lo tradisce… Dentice, il solito dentice. Si devono essere mangiati ogni altra forma di pesce… E’ pieno!
Direi a occhio 2,72 kg, il dinamometro dice 2,71, registriamo 3kg applicando il giusto coefficiente di bugia pescatoria.
Mentre scrivo queste amenita’, entriamo nel Golfo di Porto Vecchio. L’acqua si fa marone (spunto per un altro libro porno soft, uno skipper bello ed esperto, che pero’ odia ancorare nei golfi profondi, seduce la solita giovane avvocata tributarista, poi c’e’ tutti giochi con le cime, l’albero, il boma), e’ pieno di motoscafetti che sfrecciano, la caldazza attacca l’ascella, ma il panorama attorno merita. Do’ acqua al traghetto Pascal Paoli, in uscita, anche perche’ la reclama a sirenate. Vabbe’ vabbe’, nuntencazza’…
Ancoro davanti ad una spiaggiona semipaludosa che ricorda Canniggione, corriamo in porto a vedere se trovo una elica nuova, ma niente, Accastillage e’ chiuso entro in un altro Ship Chandler, c’e’ una signora (brutto segno). Provo a farmi capire, voglio l’elica del fuoribordo, quella non mi fa neanche finire e risponde no e domani e’ tutto chiuso. Perche? Perche e’ domenica! Domani e’ domenica? No domani e’ lunedi, mi fa. Insomma, che brutta cosa non sapere le lingue, faccio sempre ‘ste scene tipo Toto’ e Peppino. In compenso trovo la Capitaneria, il permesso di pesca non sanno cosa sia, mi rifilano delle brochure che traduco agilmente dal francese, dove pare che debba fare una dichiarazione d’intenti di voler pescare (tipo che non basterebbe una pagina a caso di questo blog?) e loro mi rilasciano ricevuta da esibirsi a richiesta. La tipa, gnocchetta ma anche no dice PJ, fa la finta tonta e distingue tra ‘permesso’ di pesca e ‘dichiarazione’ di pesca. Il permesso non sa cosa sia, per la dichiarazione, invece, ha i moduli! Sembra fatta, ma mica si puo’ far subito, devo portarli compilati domattina. Vabbe’.
Ci consoliamo prendendo l’aperitivo sul corso del porto, sentendo di nuovo quel sano odore di automobile al quale eravamo disabituati.

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2 commenti
  1. Gianni permalink

    Bel post, ma secondo me la serie non può che chiudersi con "cinquanta sfumature di viola", nel quale la giovane avvocato tributarista, esaurita dalla dieta di dentici e dalla sovraesposizione mediatica impostale, seduce un giovane macellaio corso ed insieme a lui tumefà variamente il bello (?) skipper quarantenne (?)

  2. Francesco Palombelli permalink

    Caro Gianni, per un po’ di carne anche io farei di tutto!

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