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Porto Madonna, Lavezzi e Arbitru

14 agosto 2012
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Porto Madonna e’ la cala creata dal ridosso di 3 isole selvatiche, disabitate, rose dal Maestrale: Razzoli, Budelli e Santa Maria. Estremo Nord della Sardegna, solo 3 miglia le separano da Lavezzi, isola corsa piu’ meridionale. Sono le 3 miglia che costituiscono la larghezza del passaggio piu’ classico delle Bocche di Bonifacio, gli altri sono il passaggio della Piantarella in Corsica e quello dell’arcipelago della Maddalena in Sardegna.
In questa meraviglia geografica e naturale, ieri ponemmo il pezzo di ferro malamente forgiato che i marinai chiamano ancora. Tutta la catena che ho, la do’, a vegliare sui nostri sonni, a lasciarci ad una cena tranquilla.
Sopraggiunge il Sun Odyssey 54 DS fittato da Tiger, presenza fissa da queste parti.
C’e’ molta curiosita’, non sappiamo chi saranno i suoi (le sue) malcapitati ospiti di quest’anno. Sorpresa! Abbiamo due ragazze che non cadono nei suoi tentativi di estenuarle. Sveglie abbastanza da non farsi sbarcare, forse, chissa’, vedremo.
Poi c’e’ Mario, non vorrei essere al suo posto, a meno di uno stipendio da marinaio, con assicurazione, diaria, vitto, turni di riposo e straordinari pagati.
Aperitivo, solo per conoscerci e fissare il menu. Ma gia’ lo immaginate: tartare di tonno all’arancia e dentice al sale. Porto da Tiger una teglia da infornare con 2 pesci e relativo sale, li raggiungiamo piu’ tardi con la tartare. Troviamo tutti ancora indietro, la cottura del pesce ne soffira’ un poco (io molto di piu’), ma la cena riesce bene, grazie ai nostri splendidi ospiti (Tiger o i dentici? Fate voi). Parliamo ininterrottamente delle gesta di Nura, assente purtroppo per esigenze tassistiche, e’ andato a prendere una a Porto Rotondo, pare lo faccia tutti i giorni, vabbe’.
La mattina dopo il vento e’ calato come prescritto e la giornata mi espone subito allo sfottimento dei miei ‘amici’. Mentre sono a poppa a lavare i piatti, sgancio il tender dal suo moschettone, convinto che fosse attaccato anche bitta come sempre faccio, una doppia sicurezza per la notte. Ma ieri sera non avevo controllato, cosi’ mentre sono quasi alla fine Tiger mi avverte ridendo e il gommone e’ a 50 metri. Tocca buttarmi e farmi prendere in giro, per un verso giustamente, per un altro sono sempre troppo signore, che quando ieri e’ stato 20 minuti a cercare di far prendere la sua ancora mi sentivo in colpa io per averlo fatto spostare.
Poi e’ bagno, stavolta per il piacere di farlo. Saraghi, occhiate, triglie, pesci pettine, sogliole, salpe, un’orata, uno scorfano, vope, cefali, marmore. Piu’ tutti quelli piccoli che non riconosco. Un polpo, nel suo buco. Bello, il fondale chiaro riflette la luce e rende ogni animale al suo meglio.
Il Maestro mi da’ una mano: sistema il tendalino, arretrando un po’ il telaio e conferendogli nuova tensione, insieme passiamo il tesabase rotto, poi svuoto la tanica di gasolio nel serbatoio.
E quindi salpiamo, verso la costa occidentale corsa, per profittare del bel tempo e incontrare il grande Minoia.
Lungo la rotta incontriamo le mede di Lavezzi, segnalatrici del passaggio di cui sopra e anche d’altro.
Rallento, calo la lenza, attacco la passata. Non si fa a tempo a finirla che viene su un dentice di 2 kg. La partenza successiva e’ per Paolo, che finalmente e’ riuscito a completare una telefonata a Meridiana e prenotarsi il volo di rientro. Gli capita quello grosso, almeno come il grande di ieri… Ma ahime’, con il filo andiamo ad urtare un bassofondo e il pesce riesce a rompere. Disperazione. Non prenderemo piu’ nulla! Invece, cambiata l’esca, torno a tirar su un’altra bestiola uguale alla prima.
Verso le 3 urge un bagno e un pranzetto. Cala della Chiesa, Lavezzi. Ora e’ quasi tutta interdetta all’ancoraggio, tranne un ghetto entrando a destra, dove le barche sono con cime a terra e affiancate tipo porto. Mi metto al bordo del ghetto, calando ancora fuori dal limite ed arretrando in modo da tenermi al pelo. Paolo e PJ sistemano una cimetta a terra, sto attaccato con un baffo d’ancora appena.
Ma tanto basta per consentire al Maestro un bagnetto nel quale s’arricrea per la quantita’ di pesce visto, e a noi la preparazione di una insalata ristoratrice.
Ma non possiamo fermarci, abbiamo appuntamento all’Anse d’Arbitru con Roberto “youposition” Minoia e Tiger. 13 miglia di brutta navigazione con vento in prua che permettono al motore di guadagnarsi la pagnotta odierna, ma che mi danno il sapore cattivo d’una traversata contronatura.
Per fortuna, la cala mi ricompensa con la sua accoglienza. Nella testa la confondevo con Anse da Fica, piccola e stretta (oh, che ci posso fare?). Invece e’ la cala perfetta, tonda e ridossata ovunque. Mi ancoro vicino ad Aonami, Tiger invece e’ passato, non ha trovato posto ed e’ riparato a Figari, dove le ragazze rifiutano di muoversi “perche’ hanno trovato uno che porta le pizze a bordo”. Forse le ho sopravvalutate? Vedremo. Io a Figari non ci entro se non sotto minaccia, e’ una palude dove non si vede il fondo in un metro d’acqua, anche pericoloso, per questo.
Andiamo da Aonami a salutare Tita Roberto ed Alessandro e sono subito racconti di pesca e mare. Tra poco torniamo li’ per cena, dentex ferentes.

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One Comment
  1. Soreta permalink

    Meraviglie… Racconti imperdibili! Qui arrivato ettore e domani giretto eoliano!!! Salutami la Corsica e pj

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